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Soldi europei all'industria militare: 500 milioni per nuove munizioni

Il regolamento Asap prevede uno stanziamento da 500 milioni di euro per l'industria militare
Il regolamento Asap prevede uno stanziamento da 500 milioni di euro per l'industria militare Diritti d'autore Matt Rourke/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Matt Rourke/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Vincenzo GenoveseEfi Koutsokosta
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Presentato il regolamento Asap della Commissione europea: ne beneficeranno soprattutto le aziende di 11 Stati membri, tra cui l'Italia. Possibile "dirottare" anche i fondi del Pnrr

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Si chiama Asap, acronimo per "Atto di supporto alla produzione di munizioni", ma anche locuzione dal significato chiaro in inglese: al più presto possibile. È il regolamento appena presentato dalla Commissione europea per aumentare la produzione di munizioni nell'Ue, tramite 500 milioni di fondi comunitari.

L'obiettivo è duplice: rifornire di armamenti l'Ucraina e ricostituire le scorte degli Stati membri, chiamati ad approvare il piano così come il Parlamento europeo.

Una spinta per l'industria militare

"Le attuali tempistiche di produzione non sono in linea con i nostri bisogni immediati", ha spiegato il commissario europeo al Mercato interno Thierry Breton

"Per questo serve una spinta: il mio obiettivo è vedere come potremmo aiutare le aziende a cambiare il paradigma produttivo".

Le tre direttrici su cui si muoverà il piano sono l'espansione industriale, il monitoraggio costante della produzione a livello europeo e la riduzione dei rallentamenti tramite l'istituzione di "commesse prioritarie".

I finanziamenti di Asap arrivano da due fondi europei dedicati alla difesa: lo European Defence Fund (Edf, 260 milioni) e lo European defence industry reinforcement through common procurement act (Edirpa, 240 milioni). La Commissione prevede che stimoleranno altri 500 milioni di euro di investimenti dal settore privato.

La Commissione permetterà di reindirizzare verso l'industria della difesa anche parte dei fondi di coesione e dei Piani nazionali di ripresa e resilienza: una scelta destinata molto probabilmente a far discutere. "Assurdo anche solo pensare che questi soldi, essenziali per risollevare l’Italia, vengano spesi in armi", ha subito commentato l'eurodeputato del Movimento 5 Stelle Mario Furore.

I fondi comunitari potranno costituire fino al 60% del cofinanziamento per progetti specificie ne beneficieranno soprattutto le industrie militari di 11 Stati membri, tra cui l'Italia, che hanno la capacità di produrre i proiettili da 155 millimetri promessi all'Ucraina.

Munizioni per Kiev

Lo sforzo produttivo richiesto all'industria militare europea, del resto, è innescato anche e soprattutto dalla necessità di armare l'Ucraina

Il regolamento Asap è infatti la traduzione concreta della necessità di incrementare la capacità produttiva dell’industria bellica, ossia ilcosiddetto "terzo pilastro" di un piano specifico presentato lo scorso marzo dall'Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri Josep Borrell per sostenere la resistenza del governo di Kiev:secondo Borrell, i governi nazionali sarebbero meno reticenti nel fornire armi all’Ucraina, perché tranquillizzati dalla possibilità di rimpiazzarle in breve tempo.

Il "primo pilastro" di questo piano prevede un miliardo di euro per rimborsare gli Stati dell'Ue che hanno fornito armi a Kiev, mentre il "secondo pilastro" è l'acquisto congiunto di munizioni per l'Ucraina, che registra un'importante novità: gli ambasciatori dei 27 Stati dell'Ue hanno trovato l'accordo definitivo per stanziare un miliardo di euro in proiettili e missili dall'European Peace Facility, lo strumento europeo che finanzia le operazioni militari in Paesi terzi.

Come spiegano a Euronews fonti comunitarie, l'intesa prevede l’acquisto da industrie militari con sede legale e stabilimenti produttivi nell'Ue o in Norvegia. Ma saranno ammessi anche munizioni e missili  assemblati in Europa, pur con catene di produzione in parte extra europee. Un compromesso necessario, dopo che il dibattito sulle armi "Made in Europe" da destinare all'Ucraina rischiava di rallentare significativamente le forniture.

Ma secondo Garvan Walshe, esperto di politica di difesa dell'European Policy Centre, tutto questo potrebbe non bastare.

"La quantità di munizioni consumate in questa guerra è enorme. L'Ucraina spara più colpi di artiglieria in un paio di settimane di quanti ne abbiano gli eserciti britannico e francese nelle loro intere scorte. 

Visione a lungo termine

L'esperto sostiene quindi che il piano non serva solo a sostenere l'Ucraina, ma anche a ricostituire le scorte europee e permettere all'Unione di essere in grado di combattere di nuovo una guerra ad alta intensità: "Dobbiamo aumentare le scorte superando i livelli di due anni fa", afferma.

A suo giudizio, l'Ue dovrebbe "considerarsi parte dell'alleanza occidentale", che include non solo gli Stati Uniti e il Regno Unito o il Canada, ma anche la Corea del Sud e il Giappone. 

"La Corea del Sud, ad esempio, ha iniziato a costruire carri armati per la Polonia, in parte perché ha la possibilità di farlo su una scala di produzione che attualmente le aziende europee non hanno. Ma il mercato funziona anche al contrario. Questi sono tutti paesi democratici avanzati con politiche estere generalmente allineate alle nostre. Quindi i rapporti dell'industria della difesa con Seoul o con Tokyo sono sicuri tanto quanto quelli con gli Stati Uniti".

Intanto quello appena compiuto potrebbe rappresentare anche un passo significativo verso una comune difesa europea, che avrebbe sicuramente bisogno di un'industria militare rapida ed efficiente alle spalle, possibilmente comune anch'essa.

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