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Il dibattito sul "Made in Europe" blocca l'invio di armi all'Ucraina

L'Europa ha promesso un nuovo piano di invio di armi a sostegno dell'Ucraina
L'Europa ha promesso un nuovo piano di invio di armi a sostegno dell'Ucraina Diritti d'autore Alex Brandon/Copyright 2022 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Alex Brandon/Copyright 2022 The AP. All rights reserved.
Di Jorge LiboreiroAlice Tidey & Efi Koutsokosta
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I Paesi europei sono divisi sulla provenienza delle armi (e delle materie prime necessarie per fabbricarle) nell'ambito del piano di invio di munizioni per l'artiglieria ucraina

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Fino a che punto l'Europa deve fornire armi? La domanda ricorre nei corridoi dei palazzi di Bruxelles. I diplomatici europei continuano a trattare i dettagli tecnici di un progetto che prevede l'acquisto congiunto di forniture militari a favore dell'Ucraina: un piano da 1 miliardo di euro. 

L'Ucraina critica la lentezza europea

Nonostante l'accordo politico raggiunto un mese fa, infatti, la nuova proposta si trova bloccata a causa di intensi negoziati: un ritardo che appare in contrasto con gli sviluppi sul campo di battaglia. Tanto che la pazienza a Kiev comincia ad esaurirsi: con una dichiarazione insolitamente dura, il ministro degli Affari Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha apertamente criticato la prolungata situazione di stallo definendola "frustrante". "Per l'Ucraina, il costo dell'inazione si misura in vite umane", ha spiegato.

Il giorno successivo rispetto a tale dichiarazione, c'è stata una telefonata tra lo stesso Kuleba e Josep Borrell, capo della politica estera dell'UE. Con quest'ultimo che ha promesso che i Paesi membri avrebbero "fatto del loro meglio per ottenere risultati, e in fretta". 

Al centro dei negoziati in corso c'è l'ideale di "autonomia strategica", un concetto politico secondo il quale l'Unione Europea dovrebbe diventare più indipendente e autonoma, in particolare in materia di difesa, superando decenni nel corso dei quali molto è poggiato sull'alleanza con gli Stati Uniti. 

L'Europa divisa sul concetto di "autonomia strategica"

Questa strategia, che per il momento rimane un'aspirazione teorica piuttosto che una realtà politica, si è fatta strada proprio nel quadro del piano di approvvigionamento militare che Bruxelles ha ideato all'inizio di quest'anno per l'acquisto collettivo di proiettili d'artiglieria calibro 155 mm, ed eventualmente di missili, destinati all'Ucraina per sostenerne la resistenza contro la Russia.

Kiev ha chiesto in particolare all'UE di fornire oltre 250mila munizioni di questo tipo al mese, il cui costo varia tra i 2 e i 4mila euro per ciascuna unità. L'accordo iniziale dell'UE prevedeva che i Paesi partecipanti, insieme alla Norvegia, avrebbero acquistato i materiali solo da industrie con sede in Europa, escludendo di fatto i produttori di armi di partner come Stati Uniti, Regno Unito, Israele e Corea del Sud.

Ma negli ultimi giorni, i contorni esatti di questo marchio "Made in Europe" hanno causato una profonda spaccatura tra gli Stati membri, che sono tenuti per legge a concordare all'unanimità qualsiasi misura di politica estera. Alcuni diplomatici, che hanno preferito mantenere l'anonimato per poter esprimere le loro opinioni in modo più franco, hanno dipinto un quadro di posizioni contrapposte. Con al centro una nazione: la Francia, la più ferrea nel difendere il concetto di "autonomia strategica".

Voci contrastanti da Bruxelles sul braccio di ferro in atto

Secondo la versione descritta dai diplomatici di vari Stati membri, Parigi chiederebbe che la catena di approvvigionamento della produzione di munizioni sia interamente europea, comprese le componenti-chiave necessari per costruire i proiettili di artiglieria. "Vogliono che l'intera supply chain sia europea", ha dichiarato una fonte a Euronews, parlando di una quantità infinita di emendamenti francesi.

Di diversi avviso però un altro diplomatico, secondo il quale si tratterebbe di affermazioni non vere: secondo tale fonte non sarebbe mai stato presentato alcun piano per modificare l'attuale accordo, che tiene conto delle attuali limitazioni dell'industria europea in termini di catene di approvvigionamento. Al contrario, si punta il dito contro la Polonia, Paese noto per la sua posizione dura contro la Russia, come uno dei reticenti: accusa che Varsavia nega con veemenza.

Il diplomatico ha anche suggerito che alcuni Stati membri potrebbero cercare di fare retromarcia rispetto all'accordo originale di acquistare solo da produttori dell'UE. Se infatti per molti Paesi la posizione della Francia rimane incomprensibile, pare che Parigi abbia ottenuto l'appoggio di Grecia e Cipro (ancorché con qualche riserva).

"Non abbiamo un accordo e questo è deludente"

"La maggioranza degli Stati membri è a favore della velocità, in contrasto con il "si compra solo nell'UE" voluto più che altro della Francia, con Grecia e Cipro, contro tutti gli altri, a parte alcune piccole eccezioni", ha affermato un terzo diplomatico. In risposta alla presunta richiesta francese, i Paesi dell'Europa del Nord e dell'Est si sarebbero espressi dunque a favore del pragmatismo, al fine di consegnare all'Ucraina munizioni d'artiglieria il più velocemente possibile.

Sebbene vi sia un consenso generale sulla necessità di dare priorità all'industria europea, le divergenze di vedute sulle catene di approvvigionamento, che in molti casi comportano l'importazione di materiali da Paesi come il Sudafrica e l'Australia, stanno complicando la stesura del testo giuridico finale e costringono i tecnici a tentare formulazioni diverse che possano soddisfare tutti i 27 Stati. "Non abbiamo un accordo e questo è deludente", ha confessato un diplomatico di alto livello, che ha notato come l'opposizione derivi da "uno, due o tre Paesi che non sono soddisfatti. In senso più ampio è fondamentale rafforzare l'industria europea della difesa. Ma non dobbiamo perdere di vista quello che stiamo facendo, ovvero aiutare l'Ucraina. Tutto il resto è secondario".

Secondo la commissione europea servono 12 mesi dagli ordini alla consegna

Il gruppo guidato dalla Francia contesta tali affermazioni, indicando l'accordo politico originale che ha introdotto il requisito dell'UE per gli appaltatori della difesa e lamentando "elementi di drammatizzazione" secondo i quali l'Europa non riuscirà a fornire da sola le munizioni promesse. "Questa 'profezia che si autoadempie' è ciò in cui alcuni europei amano spesso indulgere, lasciando intendere che non ci riusciremo mai", ha osservato un altro diplomatico di alto livello, insistendo sul fatto che quella che definisce "l'economia di guerra europea" non solo fornirà all'Ucraina ciò di cui ha bisogno per difendersi, ma porterà benefici a tutti i 27 Stati membri: "Crediamo in noi stessi, per favore", ha concluso.

La Commissione europea, che ha progettato lo schema di approvvigionamento congiunto, ha affermato che, allo stato attuale, il tempo necessario dal momento degli ordini alla consegna effettiva delle armi è di circa 12 mesi. Ciò per via di un'intricata combinazione di colli di bottiglia nelle forniture, mancanza di accesso alle materie prime, insufficiente personale qualificato e lentezza nei processi di autorizzazione.

L'organismo esecutivo di Bruxelles sta lavorando per raccogliere fondi al fine di aumentare la produzione di munizioni da parte dell'industria europea, che si ritiene sia distribuita tra quindici impianti presenti in undici Stati membri. I piani, compreso l'importo preciso, dovrebbero essere svelati nei prossimi giorni. "Comprendiamo l'ansia di Kuleba e l'enorme pressione a cui è sottoposto, ma il suo tweet non riflette la realtà del sostegno militare dell'UE", ha dichiarato un alto funzionario dell'UE, che ha parlato di discussioni ''vivaci'' tra gli Stati membri. Secondo il quale però "una soluzione è molto vicina. Siamo tutti interessati ad aiutare l'Ucraina".

Se i diplomatici non riusciranno a risolvere la questione nel fine settimana, il dibattito sul "Made in Europe" passerà ai ministri degli Affari esteri, che si riuniranno lunedì a Lussemburgo.

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