Mentre gran parte dell'Europa e degli Stati Uniti affrontava un gelo intenso, l'emisfero sud era alle prese con caldo estremo, incendi e inondazioni.
Nonostante il gelo intenso abbia colpito parti dell'Europa e del Nord America, a gennaio le temperature globali sono rimaste vicine ai record storici.
Secondo i nuovi dati del Copernicus Climate Change Service (C3S), il mese scorso è stato il quinto gennaio più caldo mai registrato.
La temperatura media è stata di 1,47 °C sopra i livelli preindustriali, con valori che si avvicinano sempre di più alla soglia di 1,5 °C di riscaldamento fissata dall'Accordo di Parigi.
Clima estremo: gelo al nord, caldo record al sud
Alla fine di gennaio, intense ondate di freddo hanno investito ampie zone dell'emisfero settentrionale, mentre l'aria artica gelida si spingeva più a sud del normale.
Con l'arrivo di queste masse d'aria, l'Europa ha registrato il suo gennaio più freddo dal 2010. Il gelo si è esteso dalla Siberia e dall'Europa settentrionale e orientale fino ad alcune aree degli Stati Uniti, determinando una temperatura media sulla terraferma di -2,34 °C, circa 1,6 °C al di sotto della norma 1991-2020.
Nello stesso tempo, il caldo da record ha intensificato condizioni estreme a sud dell'equatore.
Gli incendi boschivi in Australia, Cile e Patagonia hanno causato vittime e danni diffusi, mentre le forti piogge nell'Africa australe hanno provocato gravi inondazioni in Paesi come il Mozambico.
Nel complesso, le temperature sono rimaste sopra la media in molte regioni, compreso l'Artico, l'America settentrionale occidentale e varie parti dell'emisfero australe.
Gennaio 2026 ha ricordato in modo evidente che il sistema climatico può contemporaneamente portare un freddo intenso in una regione e un caldo estremo in un'altra, afferma Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine.
Aggiunge che, mentre le attività umane continuano ad alimentare il riscaldamento a lungo termine, questi eventi recenti mostrano come resilienza e adattamento agli estremi in aumento siano essenziali per preparare la società a rischi climatici sempre maggiori.
Oceani sempre più caldi e ghiacci polari in scioglimento
I dati mostrano anche che le temperature degli oceani restano insolitamente elevate, mentre i livelli di ghiaccio marino continuano a diminuire a entrambi i poli.
Le temperature della superficie marina sono state tra le più alte mai registrate per questo periodo dell'anno, con acque particolarmente calde in alcune aree del Nord Atlantico e del Nord Pacifico, mentre condizioni di La Niña più deboli hanno mantenuto parti del Pacifico equatoriale più vicine alla media.
Nell'Artico, a gennaio l'estensione del mare coperto dal ghiaccio è stata inferiore del 6 per cento rispetto alla norma, il terzo livello più basso mai registrato per questo mese. In particolare, la presenza di ghiaccio è risultata molto ridotta nel Mare di Barents, nella Baia di Baffin e nel Mare del Labrador, aree che hanno perso ghiaccio rapidamente.
Intorno all'Antartide i livelli di ghiaccio marino sono stati a loro volta inferiori alla media, anche se non rientrano tra i dieci valori di gennaio più bassi mai misurati.
Alluvioni, siccità e rischio incendi: emergenza ancora aperta
Gran parte dell'Europa occidentale, meridionale e orientale ha registrato condizioni più umide della media, con alluvioni e disagi in regioni come la Penisola Iberica, l'Italia, l'Irlanda e il Regno Unito.
Altrove, caldo e siccità in alcune zone del Sud America e dell'Australia hanno aumentato il rischio di incendi boschivi, mentre le piogge intense in aree come l'Africa australe, il Brasile e l'Australia settentrionale hanno provocato inondazioni e danni.
C3S pubblica valutazioni climatiche mensili utilizzando il dataset ERA5, che raccoglie miliardi di osservazioni da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche in tutto il mondo.