Il primo ministro britannico Keir Starmer respinge le richieste di dimissioni nonostante lo scandalo legato all’ex ambasciatore Peter Mandelson e Jeffrey Epstein, le dimissioni di collaboratori chiave e nuove pressioni all’interno del Labour Party
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato lunedì che non si dimetterà, nonostante le crescenti pressioni politiche e interne al suo partito legate allo scandalo che coinvolge Peter Mandelson e Jeffrey Epstein. Starmer ha ribadito la sua determinazione a restare in carica, affermando di non essere “preparato ad abbandonare il mio mandato e la mia responsabilità verso il Paese.”
Le richieste di dimissioni sono aumentate dopo che Anas Sarwar, leader del Partito Laburista in Scozia, ha esortato Starmer a farsi da parte, definendo la situazione “non più sostenibile” e chiedendo un cambio di leadership a Downing Street.
La crisi politica è stata acuita dalla dimissione di due figure chiave dell’entourage di Starmer: il capo di gabinetto Morgan McSweeney e il direttore delle comunicazioni Tim Allan, che hanno lasciato i loro incarichi nel corso degli ultimi giorni.
Nonostante le pressioni, vari membri del gabinetto e dirigenti laburisti hanno espresso pubblicamente sostegno al primo ministro. Il vice presidente David Lammy ha scritto sui social che “non dobbiamo permettere che nulla ci distragga dalla nostra missione di cambiare la Gran Bretagna,” mentre altri ministri hanno sottolineato l’importanza di mantenere la stabilità politica del Paese.
Il nucleo della controversia resta la nomina di Peter Mandelson a ambasciatore britannico negli Stati Uniti nel dicembre 2024, nonostante fosse noto che Mandelson avesse mantenuto contatti con Jeffrey Epstein dopo la condanna di quest’ultimo nel 2008. Anche se Starmer lo ha rimosso dall’incarico nel settembre 2025, il caso ha provocato indignazione pubblica e parlamentare.
Starmer ha inoltre presentato scuse formali alle vittime di Epstein, affermando: “Mi dispiace… ho creduto alle bugie di Mandelson.” Ha promesso di rendere pubblica la documentazione relativa al controllo di Mandelson, sostenendo che essa dimostrerà che l’ex ministro ingannò i funzionari durante la nomina.
Nel frattempo, Mandelson ha lasciato il partito Laburista il 1° febbraio e si è dimesso dalla Camera dei Lord la scorsa settimana, segnando una fine simbolica per uno dei principali protagonisti della vicenda.
Il caso rappresenta la più seria crisi politica per Starmer dall’inizio del suo mandato, a meno di due anni dalla storica vittoria elettorale che aveva portato il Labour al governo. Osservatori politici e analisti continuano a monitorare l’evoluzione, con elezioni locali chiave in arrivo e un’opposizione conservatrice pronta ad approfittare delle tensioni interne al partito di governo.