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Un virus gigante potrebbe rallentare la fusione dei ghiacci artici

Ghiaccio artico in Groenlandia
Ghiaccio artico in Groenlandia Diritti d'autore Photo by Annie Spratt on Unsplash
Diritti d'autore Photo by Annie Spratt on Unsplash
Di Harriet Reuter Hapgood
Pubblicato il
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

La calotta glaciale artica si riduce sempre di più, anche per via della presenza, in alcune zone, di alghe che pigmentano la superficie. Dei virus giganti ritrovati in Groenlandia potrebbero però fornire un aiuto

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Sembra un film di fantascienza: esistono dei virus giganti tra i ghiacci dell'Artico. Ma attenzione: la Terra non è condannata e non si profila una nuova pandemia. Al contrario, questi agenti infettivi di dimensioni gigantesche rispetto al normale potrebbero essere d'aiuto e, in particolare, potrebbero contribuire a rallentare la fusione della calotta, attenuando così uno degli effetti del riscaldamento globale.

A spiegarlo è uno studio pubblicato nello scorso mese di maggio sulla rivista scientifica Microbiome, e curato da un gruppo di ricercatori dell'università danese di Aarhus. Gli studiosi hanno scoperto la presenza dei virus giganti in Groenlandia e hanno ipotizzato che possano avere un ruolo nel rallentare la proliferazione delle alghe nere della neve, che contribuiscono appunto alla fusione dei ghiacci.

Cosa sono esattamente i virus giganti?

I virus normali sono circa mille volte più piccoli dei batteri, mentre quelli giganti - scoperti per la prima volta negli oceani nel 1981 - possono essere più grandi sia per dimensioni che per genoma. Possono crescere fino a 2,5 micrometri, mentre la maggior parte dei batteri si aggira intorno ai due micrometri.

I virus giganti hanno circa 2,5 milioni di lettere nel loro genoma (l'insieme completo del materiale genetico di un organismo, memorizzato nel suo DNA) che li rende molto più complessi dei virus normali. Per esempio, i batteriofagi (virus che infettano i batteri) ne hanno solo 100-200mila.

Sono stati trovati appunto dapprima negli oceani, ma poi anche nel suolo e persino negli esseri umani. Questa è però la prima volta che vengono scoperti nella neve e nei ghiacci dove sono presenti microalghe pigmentate.

Un'immagine satellitare della Groenlandia
Un'immagine satellitare della GroenlandiaPer gentile concessione di Perini et al (2024)

Cosa comporta la presenza di alghe nei ghiacci artici

L'Artico brulica di vita, dai trichechi e gli orsi polari, passando per uccelli, pesci, plancton e, appunto, alghe. Ogni primavera, riscaldate dal sole, queste iniziano a fiorire, annerendo il ghiaccio su cui crescono. Ciò riduce la capacità del ghiaccio di riflettere il sole e accelera il processo di fusione.

Sappiamo che i ghiacci dell'Artico si stanno riducendo rapidamente e la regione polare potrebbe essere completamente priva di ghiaccio già nel 2040, durante le estati. Tale processo influisce a sua volta sulle temperature globali, creando fenomeni meteorologici estremi, mettendo in pericolo le comunità costiere, mettendo a rischio la catena alimentare, contribuendo al declino della fauna selvatica e rischiando il rilascio di metano intrappolato nel permafrost (che aggrava ulteriormente la crisi climatica, innescando un circolo vizioso).

Alcuni virus giganti potrebbero liberare i ghiacci dalle alghe e rallentarne il processo di fusione
Alcuni virus giganti potrebbero liberare i ghiacci dalle alghe e rallentarne il processo di fusionePer gentile concessione di Perini et al (2024)

Perché è importante la scoperta di virus giganti nell'Artico

Il team di ricerca dell'università di Aarhus, guidato da Laura Perini del dipartimento di Scienze Ambientali, ha setacciato il ghiaccio e la neve dell'Artico con diverse pigmentazioni (tutte dipendenti da alti livelli di alghe), effettuato carotaggi e analizzato i sedimenti nella calotta, scoprendo l'esistenza di un florido ecosistema.

Oltre alle alghe, gli scienziati hanno identificato batteri, funghi filamentosi, lieviti, protisti (organismi che non si possono includere nei regni animali, delle piante o dei funghi) che si nutrono di alghe e, appunto, virus giganti. Che si pensa possano infettare proprio le alghe.

"Non sappiamo molto sui virus, ma credo che possano essere utili per attenuare lo scioglimento dei ghiacci causato dalle fioriture algali", ha spiegato Perini. "Non siamo in grado di stabilire con esattezza quali specie vengano infettare dai virus giganti. Alcuni di essi potrebbero colpire i protisti mentre altri attaccare le alghe della neve. Semplicemente, non possiamo ancora esserne certi". Un altro lavoro di ricerca dello stesso team sarà pubblicato nel corso dell'anno.

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