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L'atlantico del Nord nella morsa di un'ondata di calore marino

Turisti camminano lungo una zona costiera delle isole britanniche
Turisti camminano lungo una zona costiera delle isole britanniche Diritti d'autore AP/AP
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Di Filippo Menci
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Il cambiamento climatico sta causando un'ondata di calore estremo nell'Atlantico settentrionale, Minacciata la vita marina e cresce il rischio di eventi metereologici estremi

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Un'ondata di calore marino anomala sta interessando le coste delle isole britanniche, causando preoccupazione tra i meteorologi che da giorni monitorano con attenzione il fenomeno. Secondo gli esperti il cambiamento climatico sta rendendo più intensi i raggi solari nella regione. Quest'anno la situazione è stata aggravata anche dalla diminuizione nell'atmosfera delle polveri provenienti dal deserto del Sahara e dalla riduzione della superfice dei ghiacci artici, che riflettono parte della radiazione solare nello spazio impedendogli di riscaldare il pianeta.

"In alcuni punti, le temperature sono superiori anche di quattro o cinque gradi rispetto alla media stagionale", afferma Thomas Rippeth, oceanografo e fisico dell'Università di Bangor, nel regno Unito. "L'oceano non è come l'atmosfera. Impiega molto più tempo per riscaldarsi e raffreddarsi, e nel corso di questi processi accumula e rilascia grandi quantità di energia".

Rischio eventi metereologici estremi

È il calore accumulato dall'oceano che alimenta le tempeste che si abbattono sulle zone costiere. Più alta è la temperatura più intenso risulta l'evento metereologico. "Se l'oceano si riscalda troppo, le tempeste possono causare anche danni ingenti", prosegue Rippeth. "È sufficiente una temeratura di poco superiore ai 26 gradi centigradi sulla superfice dell'oceano per generare un uragano".

Secondo il New Scientist, l'ondada di calore che sta interessando le acque che circondano il Regno Unito e l'Irlanda ha raggiunto il livello quattro su una scala da uno a cinque. Ma le temperature elevate non rappresentano solo un rischio per la popolazione umana e per la tenuta dei nostri sistemi metereologici. Minacciano anche la vita negli oceani,  riducendo le quantità di ossigeno a disposizione della fauna acquatica e la quantità di nutrienti a disposizione del fitoplankton, i microrganismi alla base delle reti alimentari marine.

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