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Iran, regista e produttore rischiano il carcere dopo aver presentato un film al Festival di Cannes

Director Saeed Roustayi poses for photographers at the photo call for the film "Leila's Brothers" at the 75th international film festival, Cannes.
Director Saeed Roustayi poses for photographers at the photo call for the film "Leila's Brothers" at the 75th international film festival, Cannes. Diritti d'autore Daniel Cole/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Daniel Cole/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Di Euronews Digital
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Condannati regista e produttore iraniani per "propaganda contro il sistema": La sentenza sarà impugnata in appello

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Un regista iraniano e il suo produttore rischiano il carcere dopo aver presentato un film al Festival di Cannes senza l'approvazione del governo, che ha attirato critiche immediate a livello internazionale (anche dal regista americano Martin Scorsese).

Saeed Roustayi e il produttore Javad Norouzbeigi si sono recati a Cannes l'anno scorso per presentare "Leila's Brothers", in competizione per la Palma d'oro del festival.

Il film narra di una famiglia che lotta per sbarcare il lunario, mentre l'Iran affronta sanzioni internazionali, ed include sequenze che mostrano proteste e manifestazioni che scuotono la Repubblica islamica, comprese quelle per la morte di Mahsa Amini lo scorso anno.

“Leila's Brothers” non ha vinto la Palma d'Oro, ma ha preso comunque due riconoscimenti a Cannes: tuttavia, le autorità di Teheran non hanno nominato il film per gli Academy Awards nonostante il successo, cosa che il regista ha successivamente criticato.

Il quotidiano Etemad ha riferito che il tribunale di Teheran ha condannato i due uomini a sei mesi di carcere per "propaganda contro il sistema".

Gli uomini hanno presentato il film "in linea con il movimento controrivoluzionario, con l'obiettivo di cercare la fama per intensificare la battaglia mediatica contro la sovranità religiosa dell'Iran", si legge nella sentenza.

Il giudice ha sospeso la pena detentiva per i prossimi cinque anni, ma i due saranno anche banditi dal cinema e dalla comunicazione durante questo periodo e dovranno frequentare un corso obbligatorio di regia mentre "mantengono gli interessi nazionali e morali".

La sentenza sarà impugnata in appello.

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