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USA e Iran, scambio prigionieri e 6 miliardi di dollari scongelati: "Ma l'Iran resta un avversario"

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Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Lunedì Teheran ha rilasciato cinque cittadini americani di origine iraniana accusati di spionaggio e due membri familiari in cambio della libertà di cinque cittadini iraniani detenuti negli Stati Uniti per reati non violenti

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Lunedì sia gli Stati Uniti che l'Iran hanno confermato l'esistenza di un accordo per lo scambio di prigionieri tra i due Paesi. Teheran ha rilasciato cinque cittadini statunitensi di origine iraniana, tutti accusati di spionaggio, in cambio della libertà di cinque cittadini iraniani perseguiti o condannati negli Stati Uniti per reati non violenti. 

Si tratta di Morad Tahbaz, un ambientalista britannico-statunitense arrestato nel 2018, accompagnato dalla madre, Siamk Namazi, Emad Shargi, accompagnato dalla moglie, e altri due cittadini statunitensi, uno scienziato e un imprenditore, che hanno chiesto di non rendere pubblica la loro identità.

Il rilascio sembrava imminente da quando i cinque americani erano stati trasferiti agli arresti domiciliari poco più di un mese fa. Rilasciati in giornata da Teheran, gli ex detenuti hanno già raggiunto il Qatar. 

Tra i cinque iraniani che saranno rilasciati dagli Stati Uniti ci sono Reza Sarhangpour e Kambiz Attar Kashani, accusati di aver "aggirato le sanzioni statunitensi" contro l'Iran.

L'accordo che ha portato allo scambio di prigionieri, risultato di diversi anni di negoziati tra i due Paesi, che non intrattengono relazioni diplomatiche dalla Rivoluzione islamica del 1979, ha previsto anche lo scongelamento da parte di Washington di 6 miliardi di dollari di fondi iraniani bloccati a causa delle sanzioni statunitensi. Il denaro, congelato in Corea del Sud, è stato trasferito su sei conti iraniani in Qatar, come confermato da Teheran. 

La Casa Bianca ha negato di aver pagato un "riscatto", assicurando che l'uso di questi fondi sarà strettamente controllato e ribadendo che non si tratta di "denaro dei contribuenti americani". L'Iran infatti potrà utilizzare questo denaro per acquisti umanitari come cibo e medicine. 

Sebbene l'accordo abbia ravvivato le speculazioni su possibili progressi dell'accordo del 2015 sul programma nucleare iraniano, da cui l'ex presidente Donald Trump si era ritirato unilateralmente e che Joe Biden aveva promesso di rilanciare, alti funzionari dell'amministrazione USA hanno sottolineato che il rapporto con il regime di Teheran rimane invariato. 

L'Iran resta un avversario, tanto che lo scambio di prigionieri sarà accompagnato da sanzioni contro il ministero dell'Intelligence iraniano e contro l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. Washington ha inoltre ribadito l'impegno a evitare che "l'Iran possa acquisire l'arma nucleare". 

Il Presidente degli Stati Uniti e il suo omologo iraniano saranno presenti all'Assemblea generale delle Nazioni unite questo mercoledì. Prima di questo accordo, Raisi aveva escluso un incontro con Biden a New York.

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