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Bruxelles dà l'ok a 8 miliardi di euro per i semiconduttori "Made in Europe"

La Commissione europea approva un regime di aiuti di stato per supportare 68 progetti in 14 Stati membri nella produzione di semiconduttori
La Commissione europea approva un regime di aiuti di stato per supportare 68 progetti in 14 Stati membri nella produzione di semiconduttori Diritti d'autore European Union, 2023.
Diritti d'autore European Union, 2023.
Di Jorge LiboreiroGianluca Martucci
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La corsa ai chip allarga le maglie della disciplina europea in materia di aiuti di stato. L'obiettivo è fabbricare sul suolo europeo il 20% della produzione globale entro il 2030

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Finanziare semiconduttori con denaro pubblico: per Bruxelles ora si può fare. La Commissione europea ha approvato un pacchetto di aiuti da 8,1 miliardi di euro di aiuti di Stato per la produzione di semiconduttori "Made in Europe".

56 aziende di diverse dimensioni attingeranno al piatto per realizzare 68 progetti in 14 Stati membri: Austria, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia e Spagna.

La Commissione spera che il denaro pubblico porti 13,7 miliardi di euro di investimenti privati, mobilitando così un totale di quasi 22 miliardi di euro da qui al 2032, data in cui tutti i progetti dovrebbero raggiungere la fase finale. I primi prodotti potrebbero essere disponibili sul mercato già nel 2025.

La vicepresidente esecutivo della Commissione europea e responsabile della concorrenza, Margrethe Vestager, ha spiegato che "i finanziamenti destinati a questi progetti sono ingenti".

I progetti si concentreranno sulla ricerca e sullo sviluppo di "tecnologie efficienti dal punto di vista delle risorse" come chip, processori e sensori, ha detto.

L'approvazione è avvenuta nell'ambito dei cosiddetti "Progetti importanti di interesse comune europeo" (IPCEI), chiamati così perché apportano benefici non solo ai Paesi che erogano gli aiuti, ma all'intera economia europea. Uno strumento chiave, visto che gli IPCEI godono di un accesso più facile al denaro dei contribuenti.

In quanto principale garante delle regole di concorrenza, la Commissione Europea ha il mandato di esaminare e approvare qualsiasi sussidio che rischi di alterare l'equilibrio economico tra gli Stati membri e di innescare una gara sleale.

La disciplina europea in materia, soprattutto prima della pandemia di Covid-19, è stata spesso considerata troppo restrittiva, ma la corsa sempre più agguerrita ai microchip, i minuscoli circuiti elettronici che alimentano smartphone, computer, veicoli ed elettrodomestici di uso quotidiano, ha spinto Bruxelles ad adottare un approccio più indulgente, ritagliando esenzioni per consentire iniezioni di fondi pubblici a un ritmo più veloce e su scala più ampia.

L'obiettivo finale è quello di incrementare la produzione di microchip Made In Europe e raggiungere una quota del 20% del mercato globale entro il 2030. Una soglia che, secondo Bruxelles, in teoria, garantirebbe la competitività e la sovranità a lungo termine del blocco.

"Dobbiamo aumentare le capacità di ricerca, sviluppo (e produzione) di chip dell'Europa", ha dichiarato Vestager. "Dobbiamo essere pionieri, sviluppare soluzioni veramente innovative e il loro primo impiego industriale in Europa", ha poi aggiunto.

L'ambizione però si scontra con l'abilità tecnologica di Cina, Giappone, Corea del Sud e, soprattutto, Taiwan, che domina il mercato dei semiconduttori avanzati godendo di una posizione quasi monopolistica.

Come l'Ue, anche gli Stati Uniti si sono trovati in ritardo rispetto al Sud-Est asiatico, e hanno adottato così politiche più incisive. L'anno scorso il Paese ha adottato il Chips and Science Act, che prevede 39 miliardi di dollari di incentivi per la produzione e 13,2 miliardi di dollari per la ricerca e lo sviluppo.

Nel frattempo Bruxelles sta completando la legislazione che sta alla base dell'European Chips Act, una proposta a tre pilastri che mira a mobilitare oltre 43 miliardi di euro in investimenti pubblici e privati, con 3,3 miliardi di euro provenienti direttamente dal bilancio dell'Ue. Ma si tratta di un binario di finanziamento parallelo a quanto messo a disposizione dagliIPCEI. In comune hanno l'ambizione dell'Ue ad avere una maggiore fetta di mercato mondiale.

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