Europa: la fine degli "straordinari nascosti"

Europa: la fine degli "straordinari nascosti"
Di Alberto De Filippis
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Obbligo di segnalare tutte le ore svolte, amche quando si è di reperibilità o si lavora da casa

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Lavoratori flessibili, ma tutelati. A dirlo con una sentenza storica la Corte europea di giustizia. 

L'orario di lavoro dei dipendenti va misurato in modo oggettivo, affidabile e accessibile, quotidinamante e per ciascun lavoratore. I togati hanno deciso che gli Stati membri introducano l’obbligo per i datori di lavoro di istituire un sistema che consenta la misurazione della durata dell'orario di lavoro giornaliero.

In Europa si lavora in media 30 ore a settimana, secondo quanto registrato dall’Ocse. L’Italia - subito dopo la Grecia e l’Estonia - è il paese dell’area Euro, dove si lavorano più ore a settimana, 33 ore, sette in più rispetto alla Germania. Sopra la media europea si collocano anche Irlanda, Portogallo, Slovacchia, Lettonia, Spagna, Slovenia e Lituania, tutte nazioni sopra le 30 ore settimanali di lavoro.

Ma cosa o chi ha provocato questa sentenza? Tutto è partito dalla Spagna. È stato lì che un sindacato ha chiesto alla corte che si pronunciasse e dichiarasse l'obbligo a carico di Deutsche Bank Sae di di monitorare l'orario di lavoro giornaliero.

Il motivo era quello di verificare da parte dell'azienda il rispetto degli orari di lavoro stabiliti, ma anche di riscontrare che le eventuali ore di lavoro staordinario vengano trasmesse ai rappresentanti sindacali e quindi, alla fine, siano pagate.

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