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Euro scende ai nuovi minimi contro dollaro e sterlina nonostante rialzi BCE

Immagine d'archivio: un cambiavalute conta banconote in euro, 24 agosto 2026
ARCHIVIO. Un cambiavalute conta banconote in euro, 24 ago 2026 -  Diritti d'autore  AP Photo/Vahid Salemi
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Di Quirino Mealha
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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Questa settimana l'euro è sceso ai minimi da metà maggio 2025 sul dollaro statunitense e da inizio giugno 2025 sulla sterlina, complice lo shock energetico, la crisi del debito francese e il rafforzamento del dollaro USA, nonostante due rialzi dei tassi della BCE.

La moneta unica europea è scesa mercoledì ai minimi contro il dollaro statunitense che non si vedevano da metà maggio 2025. Nei confronti della sterlina britannica ha toccato i livelli più bassi da inizio giugno 2025, appesantita dall'impennata dei costi dell'energia, dalle forti tensioni sul mercato obbligazionario legate ai conti pubblici francesi e da un dollaro USA più forte.

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Il calo arriva nonostante la Banca centrale europea (BCE) abbia alzato i tassi d'interesse due volte quest'anno, una mossa che di norma sostiene una valuta.

Mercoledì l'euro è stato scambiato intorno a 1,111 dollari, il livello più debole da metà maggio 2025 e al di sotto del minimo toccato per la prima volta all'inizio del mese, prima di recuperare leggermente a circa 1,121 dollari nelle prime contrattazioni di giovedì.

Da fine agosto ha perso oltre il 5%, cancellando completamente il rimbalzo messo a segno durante l'estate.

Nei confronti della sterlina ha toccato mercoledì quota 0,842 sterline, il minimo da inizio giugno 2025, per poi risalire intorno a 0,846 giovedì. In questo modo la valuta è in ribasso di circa il 2% da fine settembre, azzerando i guadagni accumulati da metà luglio.

Un cambio ha sempre due facce, quindi la flessione dell'euro riflette anche la forza del dollaro USA.

L'indice del dollaro statunitense, che ne misura l'andamento rispetto alle principali valute, ha toccato mercoledì un massimo da 18 mesi dopo che l'inflazione negli Stati Uniti è salita al 3,7% in settembre, oltre le previsioni.

Gli aumenti dei tassi non fanno da scudo

I dati sull'inflazione USA hanno raddoppiato, grosso modo, le scommesse dei trader su un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve il 28 ottobre. Il tasso di riferimento della banca centrale è già compreso tra il 3,75% e il 4%, ben al di sopra dell'attuale 2,5% fissato dalla BCE.

La BCE ha aumentato di un quarto di punto, al 2,5%, il tasso sui depositi il 10 settembre, secondo rialzo dell'anno, per contrastare lo shock energetico provocato dalla guerra in Iran. L'Europa importa la maggior parte dell'energia che consuma e risulta quindi più esposta rispetto agli Stati Uniti all'impennata del prezzo del petrolio.

Da allora l'inflazione nell'area euro è salita al 3,8%, il livello più alto degli ultimi tre anni.

Al momento i mercati scommettono che la BCE lascerà i tassi invariati nella riunione del 29 ottobre, per poi rialzarli di nuovo a dicembre.

"Probabilmente dovremo alzare ancora i tassi", ha dichiarato mercoledì a Bloomberg il governatore della banca centrale belga Pierre Wunsch.

Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha adottato un approccio più prudente, affermando all'inizio del mese che "finora non ci sono segnali chiari che l'inflazione si sia trasmessa alla formazione dei prezzi e dei salari".

Nel Regno Unito, dati economici robusti hanno alimentato le aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Bank of England in novembre, sostenendo la sterlina.

Crisi del debito francese

Il rendimento extra richiesto dagli investitori per detenere titoli di Stato francesi a 10 anni invece di quelli tedeschi, considerato un termometro del nervosismo dei mercati, ha superato i 150 punti base all'inizio del mese, il livello più alto dai tempi della crisi del debito dell'eurozona, intorno al 2011.

Il bilancio 2027 del governo francese, che punta a risparmiare circa 54 miliardi di euro e a ridurre il disavanzo al 5% del prodotto interno lordo da un previsto 5,4% per quest'anno, si preannuncia un percorso accidentato in un Parlamento diviso. Il dibattito è iniziato martedì in mezzo alle proteste studentesche, che rivendicano ulteriori fondi pubblici per il sistema educativo.

Il debito pubblico della Francia ha raggiunto a fine giugno 2026 un record del 119% del PIL, secondo i dati dell'istituto statistico INSEE. Si tratta di circa 3.590 miliardi di euro, pari a oltre il doppio della soglia ufficiale dell'UE per il rapporto debito/PIL, fissata al 60%.

La presidente della BCE Christine Lagarde ha raffreddato le speranze di un intervento della banca centrale.

"La soluzione primaria e immediata si trova in casa, in Francia [...] ed è legata alle politiche di bilancio", ha dichiarato Lagarde mercoledì a margine dell'assemblea annuale del FMI e del gruppo Banca Mondiale a Bangkok.

La Spagna, nel frattempo, si avvia verso elezioni anticipate il 29 novembre, aggiungendo ulteriore incertezza politica che agita i mercati europei.

Gli investitori guarderanno ora ai dati finali sull'inflazione dell'area euro in uscita venerdì, seguiti dalle decisioni sui tassi di interesse della Federal Reserve il 28 ottobre e della BCE il giorno successivo.

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