Nella vecchia Damasco il cibo kosher è ormai raro. La comunità ebraica siriana prova a salvare antiche tradizioni tra carenza di fedeli, difficoltà economiche e timori per la sicurezza
Nei vicoli silenziosi dell’antico quartiere ebraico di Damasco, dove le case di pietra custodiscono ancora tracce di una presenza secolare, oggi domina soprattutto l’assenza. Tra le tradizioni che rischiano di scomparire c’è anche quella del cibo kosher, elemento centrale dell’identità religiosa e culturale della storica comunità ebraica siriana.
Con il drastico calo del numero di ebrei rimasti nel Paese, la preparazione e il consumo di alimenti kosher sono diventati una pratica sempre più rara, tramandata quasi esclusivamente attraverso la memoria orale degli ultimi membri della comunità.
In un’intervista rilasciata a Euronews, il capo della comunità ebraica siriana, Bakhour Shamantoub, ha spiegato come oggi la disponibilità di carne kosher dipenda quasi interamente da iniziative personali e da forniture provenienti dall’estero.
Condizioni di macellazione
Secondo Shamantoub, il rispetto delle regole religiose nella macellazione resta imprescindibile. “Non qualsiasi ebreo può macellare, deve avere un certificato”, ha spiegato, chiarendo che la carne può essere considerata kosher solo se l’animale viene macellato da un ebreo qualificato. Anche una macellazione effettuata correttamente da un musulmano, ha aggiunto, non soddisfa i requisiti religiosi richiesti dalla tradizione ebraica.
Le regole non si limitano alla macellazione. Dopo il rito, l’animale deve essere sottoposto a controlli accurati per verificare l’assenza di malattie o difetti fisici. “Se l’animale è malato, la carne non può essere mangiata”, ha spiegato Shamantoub, sottolineando come anche una frattura subita prima della macellazione renda la carne non idonea al consumo.
"Oggi la carne kosher arriva principalmente dall’estero. In passato veniva importata regolarmente dalla Turchia, ma la situazione politica e logistica ha reso più difficile il commercio. “A volte porto la carne dalla Turchia e a volte i miei fratelli me la mandano dall’America”, ha raccontato il leader comunitario. Anche gli ebrei che visitano la Siria contribuiscono trasportando carne kosher da conservare nei frigoriferi della comunità.
Shamantoub ha però annunciato un progetto per rilanciare almeno in parte la produzione locale: presto un macellatore ebreo dovrebbe arrivare a Damasco per effettuare nuovamente la macellazione rituale secondo la tradizione.
Un tentativo di adattamento è stato avviato anche dall’Hotel Semiramis di Damasco, che ha aperto una sezione dedicata alla cucina ebraica. La carne viene importata, mentre la preparazione avviene direttamente nella struttura. Tuttavia, anche gli utensili devono rispettare rigide regole religiose: piatti, pentole e padelle devono essere completamente nuovi e utilizzati esclusivamente per il cibo kosher.
Nonostante questi sforzi, l’idea di aprire veri e propri ristoranti kosher nella capitale siriana resta lontana. Secondo Shamantoub, il numero ridotto di ebrei e la scarsità di turisti rendono economicamente insostenibile un’attività del genere. “Potrebbero arrivare 15 o 20 persone per un mese e poi ripartire”, ha spiegato.
Anche tra i ristoratori della Vecchia Damasco prevalgono dubbi e timori. Alcuni considerano l’idea divisiva, sostenendo che i ristoranti dovrebbero essere aperti a tutti senza distinzioni religiose. Altri sottolineano gli elevati costi necessari per attrezzature, personale specializzato e sterilizzazione degli strumenti.
A pesare sono anche le preoccupazioni legate alla sicurezza. Alcuni proprietari hanno raccontato che, dopo l’annuncio dell’apertura di una sezione ebraica all’Hotel Semiramis, la struttura sarebbe stata sommersa da minacce e commenti ostili sui social network.
In questo contesto fragile, la tradizione kosher sopravvive grazie agli sforzi di una comunità ormai ridotta ai minimi termini. E mentre il futuro appare incerto, nei vicoli dell’antica Damasco resta il tentativo di preservare una parte della storia religiosa e culturale della città.