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Siria, riapre l'ambasciata in Italia: ritorna la missione diplomatica a Roma dopo 14 anni di gelo

Il ministro degli Esteri siriano Asaad Al-Shibani tiene la bandiera siriana
Il ministro degli Esteri siriano Asaad Al-Shibani tiene la bandiera siriana Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Dopo 14 anni di gelo diplomatico, riapre l'ambasciata di Siria a Roma. La nomina di Hussein Sabbagh segna una svolta nel processo di ricollegamento tra i due Paesi

Il lungo inverno diplomatico tra Roma e Damasco volge al termine. Dopo quattordici anni di saracinesche abbassate e rapporti interrotti, la capitale italiana si appresta a riaccogliere la missione diplomatica siriana. Un passaggio cruciale che non rappresenta solo un ritorno alla formalità burocratica, ma si configura come un tassello fondamentale nel complesso puzzle del "ricollegamento completo" tra le due nazioni.

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Il ritorno di Hussein Sabbagh: una nomina simbolica

A guidare la missione siriana in Italia sarà Hussein Sabbagh, una figura il cui profilo racconta molto della complessa storia recente della Siria. Sabbagh non è un nome nuovo per le cronache politiche: durante le fasi iniziali della guerra civile, scelse la via della defezione per protestare contro la repressione violenta attuata dal regime allora al potere.

Sabbagh è una figura di lungo corso nella diplomazia siriana. Nato ad Aleppo e laureato in relazioni internazionali all’Università di Aleppo, ha intrapreso la carriera diplomatica negli anni Novanta ricoprendo incarichi nelle ambasciate siriane e presso le Nazioni Unite. Tra i ruoli più rilevanti figura quello di rappresentante permanente della Siria presso l’Onu a Vienna e successivamente a New York, oltre a incarichi in organizzazioni internazionali come l’Aiea e l’Unodc.

Il suo recente reintegro ufficiale nei ranghi del ministero degli Esteri e la successiva nomina a Roma - dove ricoprirà anche il ruolo di rappresentante permanente presso le agenzie Onu - segnano un punto di discontinuità rispetto al passato. L'ambasciatore d'Italia a Damasco, Stefano Ravagnan, ha confermato l'imminente partenza di Sabbagh per l'Italia, suggellando l'importanza del momento con un messaggio di sostegno alla riapertura della sede.

Dal 2012 a oggi: le tappe di una rottura profonda

La chiusura dell'ambasciata siriana a Roma risale al 2012, un anno nero per i rapporti bilaterali. In quel periodo, il clima di tensione internazionale portò l'Italia, in coordinamento con i principali partner europei come Francia, Germania e Spagna, a dichiarare l'allora ambasciatore siriano "persona non grata".

Quella decisione fu il culmine di mesi di proteste, segnati anche da un tentativo di assalto alla sede diplomatica da parte di cittadini siriani residenti in Italia. Da allora, il dialogo è rimasto congelato fino al luglio 2024, quando l'Italia ha fatto da apripista tra i Paesi del G7 riaprendo un ufficio diplomatico, rimasto però formalmente non operativo fino a pochi giorni prima della caduta del precedente regime.

La riapertura odierna si inserisce in un contesto geopolitico mutato, dove la necessità di stabilizzare l'area mediterranea e gestire le dinamiche migratorie e di sicurezza richiede canali di comunicazione diretti e funzionanti. La presenza di un capo missione a Roma è il segnale che il percorso di normalizzazione, seppur cauto, è ormai avviato, puntando a ristabilire quei ponti che la storia dell'ultimo decennio aveva bruscamente interrotto.

Le recenti azioni diplomatiche tra Italia e Siria

Negli ultimi mesi, i rapporti hanno mostrato segnali concreti di riattivazione. L’Italia è stata tra i primi Paesi occidentali a ripristinare una presenza diplomatica operativa, seppur limitata, già a partire dal 2024, attraverso la riapertura di canali tecnici e uffici di contatto.

Parallelamente, si sono intensificati i contatti su temi pragmatici come la gestione consolare, la sicurezza regionale e la cooperazione minima su questioni umanitarie e migratorie. In questo contesto, la presenza di un capo missione siriano a Roma rappresenta un passaggio ulteriore verso una normalizzazione graduale dei rapporti, senza però implicare un pieno ritorno alla cooperazione politica pre-2011.

Alcuni segnali più recenti indicano anche un progressivo riemergere della Siria nei tavoli multilaterali su dossier regionali, con una crescente disponibilità di diversi attori internazionali a riaprire canali di dialogo pragmatico, soprattutto in relazione alla stabilizzazione del Mediterraneo orientale.

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