Con l'annuncio ufficiale della revoca delle sanzioni internazionali a sostegno della transizione, i siriani avevano grandi speranze che ciò avrebbe avuto un impatto immediato sul loro potere d'acquisto. La realtà è ben diversa, eppure "la paura che per decenni assaliva le persone è sparita"
Quest'anno la Siria celebra per la seconda volta dalla caduta del regime di Bashar al-Assad l'Eid al-Fitr, ricorrenza religiosa musulmana che segna la fine del mese del Ramadan e la fine del digiuno.
Nelle strade della capitale Damasco, in particolare nei quartieri di al-Hamra, al-Shaalan e al-Salhiya, la scena dipinge una strana tela, dove la gioia per la nuova libertà si sovrappone alle ombre dell'ansia economica. Le strade si sono riempite di persone uscite per godersi l'atmosfera dell'Eid, ma gli acquisti sembrano timidi, come se i siriani esitassero di fronte al muro dei prezzi alti.
La scena dei mercati racconta una storia di forte contrasto. I cittadini si aggirano per le corsie affollate, con gli occhi che scrutano la merce esposta, le mani che chiedono i prezzi e spesso tastano le tasche vuote. Il divario tra la svalutazione della moneta e i prezzi alle stelle impedisce a questo slancio sociale di tradursi in consumi reali.
Muhannad Hazza, impiegato, descrive questo paradosso in modo molto preciso, raccontando a Euronews: "Il movimento, se Dio vuole, è eccellente come presenza di persone, la stagione delle feste, dove la gioia della gente e l'adesione ai rituali sociali stabiliti è evidente. Ma in termini di vendite è limitato e non forte. I prezzi sono troppo alti e la disponibilità di articoli non è così abbondante come dovrebbe essere, e questo ha creato uno stato di scarsità e ansia nel mercato".
Il divario di classe: quando il prezzo dei pantaloni varia a seconda del quartiere
Nel cuore del quartiere di lusso di Al-Shaalan, Abu Muhammad Al-Habbar, venditore ambulante di abbigliamento, fornisce una lettura realistica e dolorosa delle differenze di classe che sono diventate visibili a occhio nudo nei mercati di Damasco. Racconta a Euronews con strazio misto a realismo: "La benedizione è nel trambusto, c'è effettivamente una domanda di visione, ma finanziariamente è molto difficile, e questo colpisce direttamente i poveri. Per coloro che hanno i soldi, non fa molta differenza".
Al-Habbar rivela una realtà dolorosa che riflette una chiara divisione economica geografica all'interno della capitale stessa: "Per un paio di pantaloni venduti nella zona popolare di Bab al-Jabiya a 50mila lire siriane (circa 3,50 euro), troverete lo stesso tipo di pantaloni o un tipo simile nel quartiere di al-Shaalan venduto a 600mila lire (quasi 50 euro). Ogni cittadino compra nel luogo i cui prezzi corrispondono al suo potere d'acquisto".
La revoca delle sanzioni non ha ancora avuto gli effetti sperati sulle tasche dei siriani
Con l'annuncio ufficiale della revoca delle sanzioni internazionali a sostegno della transizione, i siriani avevano grandi speranze che ciò si sarebbe riflesso immediatamente sul loro potere d'acquisto. Tuttavia, la realtà è che l'impatto di decisioni così importanti richiede un "lungo respiro". Mentre gli investimenti stranieri stanno cercando di tornare e l'economia sta lentamente prendendo forma, i cittadini vivono la loro vita quotidiana con una moneta che si sta deprezzando e prezzi alle stelle.
Qui sta il nocciolo della tragedia attuale: folle umane che riflettono un desiderio irrefrenabile di uscire a festeggiare l'Eid dopo anni di isolamento, contro un potere d'acquisto in crisi.
Un sorriso liberato dalla paura
Nonostante le difficoltà economiche, quest'anno c'è un elemento completamente nuovo nell'equazione dell'Eid: l'umore. Camminando per le strade di Damasco, si nota un notevole cambiamento sui volti dei siriani.
Mahmoud Abu Ali, residente nella capitale, descrive questo cambiamento spirituale e sociale, raccontando a Euronews: "Molte cose sono migliorate nel Paese. Se ci si guarda intorno, il mondo è felice. La paura che c'era nelle persone per decenni è sparita, il mondo non ha più paura".
In un piccolo angolo di Al-Shaalan Street, Said Tahan, un venditore di dolci, osserva i passanti con cauto ottimismo e commenta: "La situazione è migliorata notevolmente rispetto all'anno scorso in termini di affluenza e, soprattutto, di volti di persone che ridono davvero".
Nonostante l'allegria, sulla festa grava l'ombra della guerra regionale tra Iran e Israele e le sue dure ripercussioni economiche, che si aggiungono al duro mese di Ramadan, durante il quale i siriani hanno sofferto per la carenza di gas ed elettricità e per una situazione di sicurezza interna incontrollata.
L'insistenza della gente a festeggiare in questo scenario riflette un'eccezionale resilienza, ma è anche un chiaro avvertimento che questo fragile sorriso può svanire se la stabilità politica non si traduce immediatamente in una reale sicurezza e in un tangibile benessere abitativo.