Dalle miniere del Niger alla Russia via Cirenaica: come funzionerebbe il ponte aereo dell’uranio
La Russia e il Niger lavorano da mesi a un canale logistico aereo per trasferire uraniodal Paese saheliano verso Mosca passando per la Libia orientale controllata dalle forze del feldmaresciallo Khalifa Haftar. A rivelarlo è Agenzia Nova, che cita fonti nigerine secondo cui almeno due spedizioni sarebbero già state effettuate tra dicembre 2025 e metà aprile 2026.
Secondo quanto riferito, il materiale partirebbe dalla cosiddetta “Base 101” di Niamey, struttura militare situata nella parte sud-orientale della capitale del Niger e presidiata dal contingente russo Africa Corps insieme a personale di sicurezza locale. Da lì il carico verrebbe trasferito verso la base aerea di Al Khadim, circa cento chilometri a est di Bengasi, nella Cirenaica libica controllata dalle forze di Haftar.
Una volta arrivato in Libia orientale, l’uranio sarebbe caricato su velivoli cargo Ilyushin Il-76 battenti bandiera bielorussa diretti in Russia. Le dimensioni dei carichi non sono note e l’intera operazione sarebbe condotta con un elevato livello di segretezza.
Negli ultimi mesi la base di Al Khadim è tornata al centro dell’attenzione internazionale. Diverse inchieste giornalistiche e analisi satellitari hanno evidenziato il rafforzamento delle infrastrutture militari nell’area e la presenza di droni da combattimento riconducibili alle forze di Haftar.
La "Base 101" in Niger
La “Base 101” di Niamey è oggi una delle infrastrutture militari più strategiche del Sahel. Situata accanto all’aeroporto internazionale della capitale nigerina, in passato è stata utilizzata dalle forze francesi dell’operazione Barkhane e successivamente anche dagli Stati Uniti per operazioni di sorveglianza e contrasto ai gruppi jihadisti.
Dopo il golpe del 2023 e il progressivo allontanamento dell’Occidente dal Niger, la struttura è passata sotto il controllo delle forze armate nigerine con una presenza crescente del contingente russo Africa Corps, subentrato alla rete Wagner nel continente africano.
Secondo analisti e fonti di sicurezza, la base sarebbe diventata negli ultimi mesi un hub logistico fondamentale per il trasferimento di uomini, equipaggiamenti e materiali strategici tra il Sahel e la Libia orientale controllata dalle forze del generale Khalifa Haftar. Alcune fonti riferiscono inoltre della presenza nell’area di quantitativi di “yellowcake”, il concentrato di ossido di uranio estratto nel nord del Niger, materia prima che necessita però di ulteriori processi di conversione e arricchimento prima di poter essere utilizzata nel settore nucleare civile o militare.
Perché l’uranio è strategico
L’uranio è una materia prima fondamentale per il settore energetico e geopolitico mondiale. Dopo un processo di arricchimento, viene utilizzato principalmente come combustibile nelle centrali nucleari per produrre energia elettrica. Una piccola quantità di uranio può generare enormi quantità di energia rispetto ai combustibili fossili tradizionali.
Oltre all’impiego civile, l’uranio arricchito può avere applicazioni militari e strategiche, motivo per cui il controllo delle miniere e delle rotte di approvvigionamento è considerato cruciale dalle grandi potenze. La Russia, attraverso il colosso statale Rosatom, mantiene un ruolo centrale nella filiera nucleare globale, dalla lavorazione del combustibile alla costruzione di reattori.
Il Niger è uno dei principali produttori africani di uranio e da decenni rappresenta un tassello fondamentale per gli equilibri energetici internazionali. Dopo il colpo di Stato del 2023 e il progressivo allontanamento dalla Francia, Niamey ha rafforzato i rapporti con Mosca, aprendo nuovi spazi di cooperazione economica e militare.
Negli ultimi anni il Cremlino ha ampliato la propria presenza nel Sahel attraverso Africa Corps, struttura che ha preso il posto del gruppo Wagner in diverse aree del continente.
L’ipotesi di un corridoio logistico tra Niger, Libia orientale e Russia confermerebbe quindi non solo la crescente influenza russa nell’Africa subsahariana, ma anche l’importanza strategica delle risorse minerarie africane nel nuovo confronto geopolitico globale.