Israele, nuova protesta dei parenti degli ostaggi a Gaza: Hamas spiega il 7 ottobre

Parenti degli ostaggi israeliani detenuti nella Striscia di Gaza da Hamas partecipano a una protesta per il loro rilascio davanti alla Knesset a Gerusalemme (22 gennaio 2024)
Parenti degli ostaggi israeliani detenuti nella Striscia di Gaza da Hamas partecipano a una protesta per il loro rilascio davanti alla Knesset a Gerusalemme (22 gennaio 2024) Diritti d'autore Ohad Zwigenberg/AP
Di Gabriele Barbati
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A Gerusalemme le famiglie degli ostaggi hanno protestato davanti alla residenza di Benjamin Netanyahu. Hamas diffonde un documento in cui dà la sua versione della guerra in corso

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In Israele i familiari degli ostaggi detenuti da Hamas a Gaza sono tornati a protestare lunedì, spargendo liquido rosso nei pressi della residenza a Gerusalemme del primo ministro, Benjamin Netanyahu.

La protesta è seguita all'irruzione nella Knesset di decine di persone che hanno chiesto ai parlamentari israeliani di negoziare per ottenere il rilascio dei 130 ostaggi rimasti (alcuni probabilmente morti), dopo la liberazione di un centinaio di rapiti durante il cessate il fuoco di fine novembre.

Familiari di alcuni dei 136 ostaggi tenuti a Gaza protestano a Gerusalemme davanti alla residenza del primo ministro israeliano Netanyahu

Netanyahu ha commentato l'accaduto insistendo che l'offensiva militare e una "vittoria completa" nella Striscia di Gaza sono l'unico modo per riportare a casa gli israeliani sequestrati nell'attacco di Hamas nel sud del Paese lo scorso 7 ottobre.

Una soluzione diplomatica della questione sembra essersi arenata, dopo che nelle ultime ore Israele e Hamas hanno rifiutato le rispettive condizioni per una nuova tregua.

La versione di Hamas: un documento spiega il  7 ottobre

Sono 18 pagine, intitolate "La nostra versione: l'operazione Diluvio Al-Aqsa", diffuse lunedì in arabo e in inglese dal movimento armato palestinese.

Hamas definisce l'attacco di ottobre come "un'operazione difensiva" per contrastare il "processo di annessione di Gerusalemme e della Cisgiordania da parte di un governo israeliano di estrema destra", "l'ingiusto assedio da cielo, mare e terra della Striscia di Gaza che dura da 17 anni" e la progressiva "appropriazione da parte israeliana della Moschea di Al-Aqsa" (da cui il nome "Diluvio Al-Aqsa" dato dai miliziani all'operazione).

La cosiddetta Spianata delle Moschee, nella città vecchia di Gerusalemme, è al contempo il terzo luogo più sacro dell'Islam e il Monte del Tempio, il punto dove secondo gli ebrei sorgeva il grande tempio distrutto dai romani nel 70 d.C.

La lotta palestinese contro l'occupazione non è cominciata il 7 ottobre, ma 105 anni fa [...] con la colonizzazione britannica e l'inizio dell'immigrazione sionista
Harakat al-Muqawama al-Islamiya (Hamas)
Movimento di resistenza islamico palestinese

"Il 7 ottobre abbiamo cercato di prendere i soldati nemici e mettere pressione su Israele per rilasciare i detenuti palestinesi" si legge nel documento "se ci sono state vittime civili è stato un incidente". 

Hamas attribuisce le circa 1200 morti al Festival Supernova e nei kibbutz attaccati nel sud di Israele all'intervento degli elicotteri e dei reparti speciali israeliani, che avrebbero sparato senza distinguere tra civili e miliziani (seguendo un protocollo militare noto come Direttiva Hannibal). 

Hamas: i morti del 7 ottobre colpa di Israele, gli stupri una "bugia"

Nel documento, il movimento palestinese tenta di spiegare il sequestro di circa 240 persone, di cui solo una parte militari, con il fatto che ogni civile israeliano può essere scambiato per un soldato, visto che quasi tutti i giovani in Israele prestano servizio militare e maneggiano armi. Bolla poi le decapitazioni di bambini e gli stupri sistematici, di cui ci sono testimonianze di ostaggi rilasciati e di soccorritori, come "bugie del governo di Israele".

Nel documento infine, Hamas non rivela quali siano gli obiettivi strategici di un'operazione che ha, di fatto, causato la morte di oltre 25mila palestinesi e, come prevedibile, la deflagrazione di un conflitto regionale.

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