Israele colpisce i giornalisti di proposito, l'inchiesta di Reporters senza frontiere

Attacco contro i giornalisti nel sud del Libano
Attacco contro i giornalisti nel sud del Libano Diritti d'autore Hassan Ammar/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Ilaria Cicinelli
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Secondo quanto emerso dall'inchiesta dell'organizzazione, il 13 ottobre scorso Israele avrebbe deliberatamente attaccato la stampa con i razzi, uccidendo il giornalista di Reuters. Per Reporter senza frontiere l'attacco non può essere un caso o un errore

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Israele prende di mira i giornalisti di proposito. Ad affermarlo è l'inchiesta indipendente di Reporter senza frontiere (Rsf). Le immagini dell'attacco in cui il giornalista dell'Agenzia di stampa Reuters, Issam Abdallah, è stato ucciso il 13 ottobre nel sud del Libano mostrerebbero che Israele ha colpito la stampa deliberatamente. 

Secondo il materiale visionato, l'analisi sulla conformazione del territorio e l'analisi balistica, gli spari provenivano da Israele e l'indagine dimostrerebbe che non si è trattato di un errore. 

A confermare quanto accaduto ci sono anche le testimonianze degli altri giornalisti presenti sul posto in quella giornata. Sei di loro sono rimasti feriti nell'attacco. 
Jonathan Dagher, responsabile del Middle East Desk di Rsf spiega che"Il luogo in cui si trovavano i giornalisti ad Alma Shaab è stato esplicitamente preso di mira non da uno, ma da due attacchi, a 37/38 secondi di distanza l'uno dall'altro. Provenivano da est, dalla direzione del confine israeliano. È stato un attacco mirato al luogo in cui si trovavano i giornalisti."

Abdallah è rimasto ucciso dal primo attacco, che ha ferito gravemente la corrispondente dell'agenzia Afp, Christina Assi. Il secondo ha colpito il veicolo dell'emittente Al Jazeera nelle immediate vicinanze, ferendo diversi giornalisti. 

Tutti i reporter erano arrivati sul posto un'ora prima dell'attacco, per documentare il fronte nord del conflitto, al confine con il Libano, a sei giorni dallo scoppio della guerra tra Israele e Hamas. I giornalisti avevano preso tutte le precauzioni del caso indossando giubbotti antiproiettile ed elmetti con la scritta "Press" in evidenza. 

La stessa scritta, in caratteri più grandi, era in bella vista sul tetto delle loro auto e l'area in cui si trovavano, una zona collinare, risultava ben visibile da lontano.
I giornalisti non hanno nemmeno provato a nascondersi alla vista dei droni e dei velivoli israeliani che li sorvolavano dal momento in cui sono arrivati sul posto. La possibilità di essere confusi con dei miliziani di Hezbollah risultava più che minima. Israele aveva chiaramente la stampa nella sua visuale, secondo quanto emerge dall'inchiesta.

L'esercito israeliano ha rilasciato una dichiarazione lo stesso giorno dicendo di aver sparato sulle postazioni di Hezbollah. Rsf ora risponde che Israele era in grado di individuare senza problemi i membri della stampa. 

Dalle immagini girate dai giornalisti e dalle testimonianze ora è noto anche che un elicottero di Tel Aviv avrebbe sorvolato l'area più di un'ora prima dell'attacco, individuando i membri della stampa e localizzandoli. Un altro elicottero ha sorvolato il luogo pochi secondi prima del lancio dei razzi. 

Questo non è il primo caso. Il 9 ottobre, i giornalisti di Al Jazeera sono stati attaccati in modo simile nel villaggio di Dhayra.

"Prendere di mira i giornalisti è un crimine di guerra", afferma Dagher, "Non c'è alcuna giustificazione per colpire i giornalisti che coprono una zona di conflitto".
Secondo Rsf almeno 12 giornalisti sono stati uccisi dal 7 ottobre scorso, la maggior parte di loro a Gaza, mentre il sindacato della stampa palestinese ne conta 33.

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