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Euroviews. Il Parlamento europeo si impegnerà a proteggere i giornalisti?

Una donna filma una sessione del Parlamento europeo a Strasburgo, aprile 2014
Una donna filma una sessione del Parlamento europeo a Strasburgo, aprile 2014 Diritti d'autore AP Photo/Euronews
Diritti d'autore AP Photo/Euronews
Di Sebastian Becker, Chloé Berthélémy and Shubham Kaushik, EDRi
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Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell'autore e non rappresentano in alcun modo la posizione editoriale di Euronews.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

"In una società democratica, in cui contiamo sul fatto che i giornalisti agiscano come cani da guardia pubblici, non possiamo permettere che si preoccupino di diventare un bersaglio dello spionaggio autorizzato dal governo", scrivono Sebastian Becker, Chloé Berthélémy e Shubham Kaushik

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L'Unione europea si considera un baluardo della democrazia e dei diritti fondamentali: i giornalisti e la libertà dei media sono il fondamento di questi principi.

Ma un nuovo regolamento - che cerca di proteggere proprio questi valori - potrebbe fallire il suo obiettivo se il Parlamento europeo si rifiuterà di fare il suo dovere.

L'European Media Freedom Act (Emfa) è stato proposto nel 2022 per proteggere i giornalisti e i fornitori dei media e per dare una spinta al rafforzamento della democrazia dell'Ue.

Diventerà la prima legge in assoluto con regole vincolanti sull'uso delle tecnologie di sorveglianza da parte dei governi europei nei confronti dei giornalisti.

In queste ore il Parlamento europeo voterà in modo decisivo su questo regolamento.

Gli spyware danneggiano i giornalisti e la democrazia

I danni dello spyware sono noti e documentati: nel 2021, abbiamo scoperto che oltre 180 giornalisti di 20 Paesi, tra cui Ungheria, Spagna e Francia avevano infettato i loro telefoni con lo spyware Pegasus, spesso per mano dei governi dei loro stessi Paesi.

È diventato assai chiaro che lo spyware consente ai governi di ottenere un accesso incontrollato e illimitato alle comunicazioni, alle foto intime, ai contatti personali e ai dati sul comportamento online di una persona, il tutto all'insaputa della vittima.

In un mondo in cui strumenti di hacking così pericolosi possono essere facilmente acquistati sul mercato e utilizzati dai governi senza alcun controllo, non ci sono quasi più spazi online in cui i giornalisti possano sentirsi al sicuro e garantire la riservatezza delle fonti
Martin Meissner/AP
The icons of Facebook and WhatsApp are seen on an iPhone in Gelsenkirchen, 2018Martin Meissner/AP

Quel che è peggio, lo spyware può aggirare tutte le funzioni di sicurezza digitale su cui i giornalisti fanno affidamento, compresa la crittografia, e trasformare un telefono in un dispositivo di spionaggio in tempo reale.

In un mondo in cui strumenti di hacking così pericolosi possono essere facilmente acquistati sul mercato e utilizzati dai governi senza alcun controllo, non ci sono quasi più spazi online in cui i giornalisti possano sentirsi al sicuro e garantire la riservatezza delle fonti.

La necessità di vietare completamente i software spia in qualsiasi legge che cerchi di proteggere i giornalisti è indiscutibile.

I governi dell'Ue usano la carta della "sicurezza nazionale"

Tuttavia, questo non piace ad alcuni Stati membri dell'Ue, che vogliono continuare ad abusare dei software spia.

Durante i dibattiti legislativi, la Francia ha chiesto che i Paesi dell'Ue siano autorizzati a forzare la divulgazione delle fonti, ad arrestare, detenere, mettere sotto sorveglianza e persino a utilizzare spyware contro i giornalisti per motivi di "sicurezza nazionale".

AP Photo/Lewis Joly
Egyptian President Abdel Fattah el-Sissi arrives for the closing session of the New Global Financial Pact Summit in Paris, June 2023AP Photo/Lewis Joly

È stato dimostrato più volte come i Paesi dell'Ue abusino del concetto di sicurezza nazionale per imporre ai propri cittadini una sorveglianza di massa o altre misure repressive eccezionali.

Basta chiedere ad Ariane Lavrilleux, giornalista transalpina arrestata in Francia nel settembre scorso.

Con la sua inchiesta, nel 2021, ha rivelato la responsabilità della Francia per i crimini commessi dalla dittatura di Abdel Fattah el-Sisi in Egitto.

In nome della "sicurezza nazionale", Ariane è stata arrestata mentre il suo appartamento è stato perquisito e tutti i suoi dispositivi elettronici sequestrati.

La sua esperienza avrà un ampio effetto raggelante sul giornalismo investigativo.

L'Ue deve garantire un ambiente mediatico libero

In una società democratica, in cui contiamo sul fatto che i giornalisti agiscano come "cani da guardia" pubblici, non possiamo permettere che si preoccupino di diventare un bersaglio dello spionaggio autorizzato dal governo.

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I giornalisti devono anche essere in grado di garantire la piena riservatezza delle loro fonti per assicurare la diffusione di informazioni affidabili e di interesse pubblico.

Si affidano a strumenti come la crittografia per garantire comunicazioni sicure e private: Beatriz Ramalho Da Silva, giornalista investigativa di Lighthouse Reports, ha dichiarato a European Digital Rights che la crittografia end-to-end garantisce la sicurezza delle fonti, dei collaboratori e dei partner dei giornalisti il cui lavoro è minacciato dai rispettivi governi. 

Se le loro comunicazioni fossero intercettate, la vita delle persone sarebbe a rischio.

Un giornalismo responsabile e di interesse pubblico non può esistere in un ambiente in cui incombe la minaccia che il governo vi spii attraverso il vostro telefono
AP Photo/Olivier Matthys
Luxembourg's PM Xavier Bettel and France's President Emmanuel Macron speak with the media as they arrive for an EU summit in Brussels, October 2022AP Photo/Olivier Matthys

Tutto questo viene ostacolato quando i governi o altri attori malintenzionati invadono i telefoni e i dispositivi dei giornalisti per avere accesso alle loro fonti e alla loro strategia editoriale.

Un giornalismo responsabile e di interesse pubblico non può esistere in un ambiente in cui incombe la minaccia che il governo vi spii attraverso il vostro telefono.

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Ora, il Parlamento europeo ha l'opportunità di garantire che i giornalisti non debbano più subire questa situazione, ma gli eurodeputati coglieranno questa opportunità?

Il "pragmatismo" dell'Ue contro la protezione dei giornalisti?

Con una tale chiarezza sulle gravi conseguenze che possono derivare dall'uso di spyware contro i giornalisti, c'è da chiedersi perché il Parlamento europeo stia evitando di prendere una posizione forte.

È possibile che gli eurodeputati stiano preventivamente ammorbidendo la loro posizione perché preoccupati della dura battaglia che attende l'Emfa nei negoziati interistituzionali.

Noi, i cittadini, meritiamo un giornalismo affidabile e i giornalisti - che saranno colpiti negativamente quando lo spyware invaderà i loro telefoni e metterà a rischio le loro vite e i loro mezzi di sostentamento - meritano di poter fare il loro lavoro
AP Photo/Francisco Seco
A member of the cleaning crew sanitizes desks at the European Parliament in Brussels, September 2020AP Photo/Francisco Seco

Il Consiglio dell'Unione europea, che comprende tutti gli Stati membri, combatterà con le unghie e con i denti contro qualsiasi limitazione - per quanto ragionevole - alla propria competenza in materia di "sicurezza nazionale".

Il Consiglio dell'Ue ha già concordato di dare un "lasciapassare" alla Polizia nazionale e alle forze dell'ordine per l'uso di spyware, quando si tratta di questo problema.

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Il Parlamento europeo è l'unica istituzione dell'Unione eletta direttamente dai cittadini: invece di preoccuparsi di come la loro posizione sarà percepita dagli Stati membri, dovrebbero riflettere sulla loro responsabilità nei nostri confronti.

Il pragmatismo come scusa?

Noi, i cittadini, meritiamo un giornalismo affidabile e i giornalisti - che saranno colpiti negativamente quando il software spia invaderà i loro telefoni e metterà a rischio le loro vite e i loro mezzi di sostentamento - meritano di poter fare il loro lavoro.

Giornalisti, società civile e associazioni dei media si sono uniti più volte per lanciare un allarme su questo tema, ma ci è stato detto che un divieto totale di questa nefasta tecnologia non è pragmatico.

Ci auguriamo che l'essere "pragmatici" non diventi una scusa per il Parlamento europeo per non fare tutto il possibile per prevenire danni reali e gravi ai giornalisti.

Ora, ha l'opportunità di difendere le proprie convinzioni, i giornalisti e la salute della democrazia dell'Ue.

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Il suo fallimento sarà una campana funebre per i diritti dei giornalisti, che rischiano la vita per dire la verità al potere.

Sebastian Becker è consulente politico, Chloé Berthélémy è consulente politica senior e Shubham Kaushik è responsabile di Comunicazione e Media presso European Digital Rights (Edri).

Ad Euronews crediamo che tutte le opinioni siano importanti: contattateci all'indirizzo view@euronews.com per inviare proposte o contributi e partecipare alla conversazione.

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