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Libia, proteste dopo il vertice a Roma con il ministro degli Esteri di Israele

Bandiere israeliane date alle fiamme a Tripoli, in Libia
Bandiere israeliane date alle fiamme a Tripoli, in Libia Diritti d'autore Yousef Murad/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Yousef Murad/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Andrea Barolini
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L'incontro a Roma tra i ministri degli Esteri di Libia e Israele ha scatenato forti proteste nella nazione nordafricana

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Il primo ministro del governo della Libia, Abdelamid Dbeibah,  ha sospeso a titolo precauzionale la ministra degli Esteri Najla al-Mangoush e ha avviato delle indagini nei suoi confronti. Si tratta della prima conseguenza concreta dell'incontro avvenuto a Roma tra la responsabile della diplomazia di Tripoli e il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen. 

Una commissione d'inchiesta sulla ministra degli Esteri della Libia

La notizia del vertice tra i due ha provocato un'ondata di proteste in Libia. Migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare il loro dissenso, bruciando pneumatici, dando alle fiamme bandiere di Israele e chiedendo le dimissioni di Mangoush, secondo quanto riportato dai media locali. 

Di qui la mossa del primo ministro libico, che ha chiesto al contempo l'istituzione di una commissione d'inchiesta, presieduta dal ministro della Giustizia e alla quale parteciperanno altri membri dell'esecutivo. Entro tre giorni verrà consegnato un rapporto su quanto accaduto. Nel frattempo, il ruolo di ministro degli Esteri è stato assunto ad interim dal ministro della Gioventù Fathallah Abdullatif al-Zini

"La normalizzazione delle relazioni con Israele è vietata"

Anche il capo del Consiglio presidenziale libico Mohammed Menfi ha chiesto a Dbeibah di fornire spiegazioni sull'incontro avvenuto a Roma. Un summit, ha spiegato, che "non riflette la politica estera dello Stato" e rappresenta "una violazione delle leggi, che criminalizzano la normalizzazione con la nazione sionista".

Benzina sul fuoco nella nazione nordafricana, già attraversata da violenze e il cui territorio è ancora privo di un controllo univoco e riconosciuto unanimemente. Non a caso, all'attacco del governo di unità nazionale è andato immediatamente l'ex capo dell'Alto Consiglio di Stato libico, Khalid al-Mishri, affermando che l'esecutivo riconosciuto a livello internazionale ha "oltrepassato tutte le linee rosse" e deve essere mandato a casa.

L'incontro ospitato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani

Ad ospitare il "vertice" israelo-libico è stato il ministro degli Esteri italianoAntonio Tajani, che aveva ricevuto anche il ringraziamento da parte di Cohen. Lo stesso responsabile della diplomazia del governo guidato da Giorgia Meloni aveva parlato di "un primo passo nelle relazioni tra Israele e Libia". Mentre il suo omologo israeliano aveva spiegato che "le dimensioni strategiche e la posizione della Libia conferiscono alle sue connessioni una grande importanza e un enorme potenziale per loStato di Israele". 

Quello andato in scena nella capitale è in ogni caso un incontro storico, in un contesto di relazioni diplomatiche inesistenti tra le due nazioni.

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