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Tel Aviv, violenti scontri tra polizia e richiedenti asilo eritrei: almeno 160 i feriti

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Image Diritti d'autore Ohad Zwigenberg/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Ohad Zwigenberg/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Michela Morsa
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Quindici manifestanti sono in gravi condizioni. Tra loro tre persone colpite dai colpi d'arma da fuoco degli agenti. Decine gli arresti

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Oltre 160 feriti, strade, negozi e auto devastate, ospedali in affanno per l'afflusso di persone da curare. È questo il bilancio della guerriglia scoppiata sabato nella zona sud di Tel Aviv, quando centinaia di richiedenti asilo eritrei si sono radunati di fronte all'ambasciata di Asmara per protestare contro un evento celebrativo organizzato all'interno dell'edificio. 

I manifestanti si sono scontrati prima con la polizia e poi tra di loro, divisi in sostenitori e oppositori del governo del Paese del Corno d'Africa, di cui Israele ospita almeno 20mila richiedenti asilo. 

A metà pomeriggio, quando la polizia è riuscita a ristabilire l'ordine, si sono contati almeno 160 feriti, di cui 15 in gravi condizioni. Tra di loro ci sono tre manifestanti colpiti dai colpi d'arma da fuoco degli agenti, che hanno dichiarato di aver sparato per un "reale pericolo di vita". Tra gli stessi poliziotti, i feriti sono almeno 30. Le autorità hanno dichiarato di aver arrestato almeno 39 dimostranti. ¨

Gli scontri - secondo le ricostruzioni - hanno avuto luogo in due momenti: il primo quando la polizia ha tentato di sciogliere il corteo che si stava dirigendo in protesta verso l'ambasciata, il secondo quando oppositori e sostenitori del governo eritreo si sono confrontati. 

Uno degli organizzatori della protesta - citato dai media israeliani come Johnny - ha raccontato di aver chiesto alla polizia di far cancellare l'evento programmato in ambasciata avvisando che ci sarebbero potuti essere incidenti. 

"Abbiamo portato molte persone dalla polizia e chiesto - ha sottolineato - di cancellare l'evento del regime. Abbiamo avvertito che ci sarebbero state violenze ma non ci hanno ascoltato".

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