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Niger, i golpisti pronti a processare il presidente deposto Bazoum

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Di Debora Gandini
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La giunta militare, che ha preso il potere in Niger, vuole giudicare il presidente deposto, Mohamed Bazoum, e altri componenti del suo governo con l'accusa di alto tradimento e minaccia alla sicurezza del paese

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La giunta militare, che ha preso il potere in Niger, vuole giudicare il presidente deposto, Mohamed Bazoum, e altri componenti del suo governo con l'accusa di alto tradimento e minaccia alla sicurezza del paese. 

"Il governo del Niger ha raccolto le prove necessarie per processare davanti alle autorità competenti il presidente deposto e i suoi complici locali e stranieri per alto tradimento e per aver minacciato la sicurezza interna ed esterna del Niger", hanno comunicato i golpisti stando alle notizie riportate dal portale Le Sahel.

Il colonnello Amadou Abdramane, membro del CNSP, ha sottolineato che “il governo nigeriano ha finora raccolto le prove necessarie per perseguire il presidente deposto e i suoi complici locali e stranieri davanti agli organismi nazionali e internazionali competenti. per alto tradimento e per aver leso la sicurezza interna ed esterna del Niger, a seguito dei suoi scambi con cittadini , capi di stato stranieri e capi di organizzazioni internazionali."

Nella stessa dichiarazione il leader del regime ha definito "illegali, disumane e umilianti" le sanzioni imposte dalla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale.

Le popolazioni del Niger sono enormemente provate dalle sanzioni illegali, disumane e umilianti dell**'Ecowas**, che arrivano a privare il Paese di prodotti farmaceutici, generi alimentari" e "forniture di energia elettrica", ha affermato.

La tensione del paese africano resta altissima. Il Niger è uno dei Paesi più poveri al mondo, nonostante le discrete ricchezze che, tuttavia, vengono gestite da colossi stranieri: nel caso dell’uranio tutto è in mano alla francese Orano.

Attualmente il presidente Mohamed Bazoum si trova agli arresti e a comandare a Niamey c’è il generale Abdourahamane Tchiani

Bazoum è ben visto dall’Occidente e soprattutto dalla Francia, il secondo invece sembrerebbe guardare più alle potenze emergenti dei Brics e alla belligerante Russia. In particolare i militari sembrerebbero essere propensi a riprendere il possesso dei giacimenti di uranio e carbone, cosa che ha fatto scattare più di un campanello d’allarme a Parigi.

La Francia ha dispiegato, da tempo, oltre 1.500 militari in Niger, dislocati soprattutto nella zona delle miniere anche se lo scopo sarebbe quello di combattere il Daesh, mentre sono 350 i nostri soldati in missione in loco per cercare di mettere un freno alle rotte migratorie.

La condanna dei Paesi africani

Il colpo di Stato è stato ampiamente condannato anche dai Paesi dello stesso continente. A fine luglio, dopo una riunione d'emergenza, l'Unione Africana ha rilasciato una dichiarazione in cui chiede ai militari di rientrare nelle loro caserme e di ripristinare l'ordine costituzionale entro 15 giorni.

Domenica si riuniranno invece in via emergenziale la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas) e l'Unione economica e monetaria dell'Africa occidentale per discutere della situazione. Potrebbero essere decise ulteriori sanzioni economiche e finanziarie per fare pressione sull'esercito.

I capi di Stato dell'Ecowas, composta da 15 membri, e dell'Unione economica e monetaria dell'Africa Occidentale, composta da otto membri, potrebbero sospendere il Niger dalle sue istituzioni, escludere il Paese dalla banca centrale e dal mercato finanziario regionale e chiudere le frontiere. Il Ciad, vicino orientale del Niger, è stato invitato al vertice nonostante non faccia parte di nessuna delle due organizzazioni regionali.

I leader dell'Africa occidentale potrebbero anche prendere in considerazione, per la prima volta, un intervento militare per ripristinare il presidente Mohamed Bazoum.

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