EventsEventiPodcasts
Loader
Find Us
PUBBLICITÀ

L'Alvernia è al centro di una disputa sull'acqua che coinvolge Danone

L'Alvernia è al centro di una disputa sull'acqua che coinvolge Danone
Diritti d'autore euronews
Diritti d'autore euronews
Di Valérie Gauriat
Pubblicato il
Condividi questo articoloCommenti
Condividi questo articoloClose Button
Copia e incolla il codice embed del video qui sotto:Copy to clipboardCopied

Edouard de Féligonde, proprietario del più antico allevamento ittico d'Europa, accusa la multinazionale francese di avere causato il prosciugamento della falda acquifera che alimenta la sua azienda

PUBBLICITÀ

Saint-Genest l'Enfant, in Francia, è il più vecchio allevamento ittico d'Europa, l'unico classificato come monumento storico. Oggi è completamente prosciugato. Situato nel cuore dell'Alvernia, una regione della Francia nota per i suoi vulcani e la qualità delle sue acque, il sito fu creato nel XVII secolo dagli antenati di Edouard de Féligonde.

L'allevamento produceva 60 tonnellate di pesce all'anno. Ma le sorgenti che lo alimentavano si sono quasi prosciugate e l'attività è ferma da cinque anni. "La sorgente Grotte è la più alta della tenuta. L'acqua nel sottosuolo c'è ancora, ma non sgorga più - dice de Féligonde, proprietario dell'allevamento ittico -. Andava ad alimentare un bacino, che alimentava a sua volta i bacini sovrastanti, che ovviamente sono tutti asciutti. Quindi l'acqua viene mantenuta artificialmente per evitare danni ai bacini".

A causa del prosciugamento gli argini stanno crollando. "Si nota la proliferazione di alghe, tipica dell'acqua stagnante - sottolinea de Féligonde -. Ogni anno 10.000 bambini venivano in questo stagno per imparare a pescare".

Euronews
Edouard de Féligonde, proprietario dell'allevamento ittico di Saint-Genest l'EnfantEuronews

Edouard de Féligonde incolpa il gruppo Danone e la sua filiale Volvic, azienda che imbottiglia acqua minerale. I pozzi dell'azienda si trovano non lontano dalla sua proprietà. "Da quando il gruppo Danone ha assunto il controllo di Volvic nel 1993 i prelievi d'acqua sono quadruplicati - dice de Féligonde -. Il gruppo Danone produce 1,750 miliardi di bottiglie da 1,5 litri di Volvic, tutte di plastica. Quello che vediamo non è un caso di siccità, come molti vorrebbero far credere, ma un prosciugamento delle sorgenti della proprietà".

Secondo il proprietario dell'allevamento ittico "questo prosciugamento è stato organizzato da Danone e dal prefetto. Il prefetto rilascia le autorizzazioni e Danone ne trae profitto".  Per de Féligonde la situazione attuale non è imputabile alle condizioni di siccità in cui versa il Paese. "È quello che vorrebbero farvi credere - sottolinea - ma questo è completamente falso. Se Danone si fermasse, l'acqua tornerebbe".

Edouard de Féligonde ha intrapreso un'azione legale contro il gruppo Danone e le autorità pubbliche che concedono le licenze di pompaggio. Recentemente è stata imposta un'ordinanza che limita il consumo di acqua potabile in una trentina di città del dipartimento. La misura ha riaperto il dibattito sull'impatto dell'estrazione industriale dell'acqua sulla diminuzione delle sorgenti e delle falde acquifere.

La risposta di Volcic

Le restrizioni però non riguardano Volvic. L'azienda pompa in profondità nella falda acquifera, a una certa distanza dalla galleria che alimenta le reti di distribuzione dell'acqua potabile. L'azienda ha rifiutato le richieste di intervista di Euronews, limitandosi a inviare una comunicazione scritta.

"Poiché le attività di Volvic si svolgono a valle della fonte di acqua potabile non hanno alcun impatto sulla disponibilità della risorsa nelle reti di acqua potabile - si legge nel comunicato -. Tuttavia, abbiamo accettato una riduzione del 5% delle nostre autorizzazioni di prelievo per la durata di questo decreto". 

Volvic è autorizzata a prelevare 2,8 miliardi di litri di acqua all'anno. Nel 2020 sono stati prelevati 2,3 miliardi di litri, ben al di sotto della soglia autorizzata. L'impegno dell'azienda a pompare meno del tetto fissato dallo Stato non riduce i prelievi attuali. Il messaggio non arriva alla popolazione locale, in un'area già sotto pressione per le esigenze idriche dell'agricoltura intensiva.

Euronews ha cercato di intervistare i residenti e i piccoli agricoltori della zona, ma pochissimi hanno accettato di parlare davanti alle telecamere, per paura di irritare Volvic, uno dei maggiori datori di lavoro locali. Secondo Guilhem Brun, responsabile del territorio del dipartimento regionale di Puy-de-Dôme, Volcic sta compiendo degli sforzi per limitare il suo prelievo d'acqua.

Euronews
Guilhem Brun, responsabile del territorio del Dipartimento di Puy-de-DômeEuronews

"Alla fine del 2021 abbiamo decretato una prima riduzione del 10%, strutturale e definitiva, dell'autorizzazione ai prelievi - dice Brun -. Avevano già effettuato questa riduzione del 10%. Si potrebbe dire che non cambia nulla, visto che avevano già ridotto. In realtà, abbiamo confermato ciò che avevano iniziato. Nel nostro decreto del 2021 abbiamo previsto una seconda riduzione del 10% entro il 2025, nell'ambito di un progetto di riutilizzo delle loro acque di lavaggio. Il governo sta ancora monitorando la situazione dell'impluvium".

Secondo Brun il fattore scatenante del calo della portata è "da ricercare in altri fattori, in particolare il cambiamento climatico. Ma non è Volvic a innescare il declino della risorsa".

Un declino "non imputabile al cambiamento climatico"

Un'affermazione che non convince François-Dominique de Larouzière, geologo e membro di Preva, associazione locale di protezione ambientale. Secondo il geologo questo calo non può essere attribuito alla deriva climatica, a causa della particolare natura della falda acquifera di Volvic.

"L'acqua piovana non cade su un terreno impermeabile, ma su un terreno vulcanico estremamente poroso e permeabile - dice de Larouzière -. L'acqua penetrerà nel terreno e ci vorrà un po' di tempo perché si diffonda dalla zona di caduta fino allo sbocco di Volvic. Qualunque sia il livello delle precipitazioni, non c'è variazione di flusso a quel livello, perché si appianerà nel corso di diversi anni".

Ogni anno l'impianto Volvic è sottoposto a manutenzione, cioè smette di pompare per alcuni giorni. "Dopo circa quaranta giorni la portata nelle risorgive aumenta drasticamente, senza alcuna correlazione con le precipitazioni di quel periodo dice de Larouzière -. Questo dimostra che Volvic non preleva l'acqua da una sacca separata, totalmente isolata dal resto, ma che quest'acqua ha un'influenza su tutti i flussi delle risorgive situate molto a valle". Guarda il reportage integrale nel player in alto.

Condividi questo articoloCommenti

Notizie correlate

Acqua di scarico torna nei rubinetti: al via il progetto nei Paesi Bassi

Acqua piovana da bere e per uso quotidiano: ecco come fanno in Francia

Siccità, non piove e gli invasi sono ai minimi: in Italia è emergenza idrica