I salvataggi tra le macerie in Turchia. In Siria aiuti col contagocce

A una settimana di distanza dal sisma che ha colpito la regione a confine tra Turchia e Siria dolore, speranza e stanchezza si alternano. Il numero dei morti ha superato 39 mila persone, ma i soccorritori continuano disperatamente a scavare tra le materie per salvare il maggior numero di vite possibili.
A Gaziantep una ragazza di 17 anni è stata salvata a 159 ore dal sisma. Il più piccolo rumore o segno di vita può portare al salvataggio di un sopravvissuto.
A tutto questo si aggiungono i problemi nella catena degli aiuti umanitari. Nella Siria nord-occidentale la situazione più critica: il valico Bab al-Hawa era già oggetto di tensioni prima del terremoto di lunedì 6 febbraio. Dopo il sisma è stato chiuso per tre giorni per ragioni politiche e di sicurezza, impedendo l'arrivo dei primi aiuti.
In questa regione abitata dai ribelli che lottano contro il governo siriano di Bashar Assad, l'Organizzazione mondiale della Sanità ha stimato che siano 4.500 i morti provocati dalla catastrofe. A questi se ne aggiungono altri 4.000 previsti nelle aree controllate dal governo. Il responsabile delle Nazioni Unite per gli affari umanitari Martin Griffiths, ha affermato che le persone colpite dal sisma nella regione "si sentono giustamente abbandonate". Il primo convoglio dall'Europa con ambulanze, farmaci e materiali sanitari è arrivato dall'Italia offerto dal Gruppo San Donato. La consegna sarà coordinata dalla Mezzaluna rossa.
Nel Nord-Est della Siria 2 milioni di persone vivono in campi per sfollati, spesso in tende esposte al vento. Il terremoto ha aggravato le condizioni di vita dei profughi colpiti dalle tempeste di neve degli scorsi giorni e dall'epidemia di colera in corso nell'area.