Mafia, arrestato Matteo Messina Denaro, era latitante da 30 anni

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Di euronews
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frame   -   Diritti d'autore  Alessandro Fucarini/AP

 Il boss mafioso Matteo Messina Denaro è stato arrestato dai carabinieri del Ros, dopo 30 anni di latitanza nella clinica privata di Palermo "La Maddalena", dove svolgeva cicli di chemioterapia con il falso nome di Andrea Bonafede. Il blitz è stato coordinato dal procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido.

Sono in corso ancora perquisizioni in alcune abitazioni di Campobello di Mazara e Castelvetrano coordinate dal comandante dei carabinieri di Trapani Fabio Bottino. 

Il comandate dei Ros Pasquale Angelosanto ha dichiarato che Messina Denaro è stato sottoposto al regime detentivo dell'articolo 41bis, che impone l'isolamento totale al carcerato. Il blitz è scattato in base alle informazioni in possesso sulla malattia del bos. "Da tempo eravamo a conoscenza della sua difficoltà di salute e individuando quale fosse la patologia ci siamo poi concentrati su pochi soggetti e poi su una sola che avesse bisogno di un certo tipo di cure; il via è stato dato perchè abbiamo avuto contezza che stamattina quella persona aveva avuto accesso alla struttura sanitaria", ha dichiarato Angelosanto.

Uomini del Ros dei carabinieri e del comando provinciale di Trapani sono entrati anche in casa dei parenti di Messina Denaro. A Campobello di Mazara i carabinieri hanno perquisito anche la casa del fratello, Salvatore Messina Denaro, mentre a Castelvetrano i militari sono andati nell'abitazione della sorella Patrizia Messina Denaro, dove vive anche la mamma del boss, Enza Santangelo. 

Il procuratore De Lucia ha affermato in conferenza stampa che "Messina Denaro non era il capo unico di Cosa Nostra, ma aveva una notevole capacità di essere presente negli affari, nel suo ruolo di garanzia fondamentale anche nei rapporti interni di Cosa Nostra, e averlo sottotratto al governo di Cosa Nostra è un contributo importante alla lotta".

Operato un anno fa

Messina Denaro un anno fa era stato operato alla clinica Maddalena e da allora stava facendo delle terapie in day hospital nella clinica privata. 

 L' arresto in una clinica oncologica è coerente con risultati investigativi, anche molto datati, che lo indicavano affetto da serie patologie. Tracce del boss superlatitante risalenti al gennaio del 1994, lo collocavano infatti in Spagna, aBarcellona, dove si sarebbo sottoposto, presso una nota clinica oftalmica, a un intervento chirurgico alla retina. Ma non solo: avrebbe accusato - sempre secondo risultanze investigative di alcuni anni fa - una insufficienza renale cronica, per la quale avrebbe dovuto ricorrere a dialisi. Per non rischiare l'arresto durante gli spostamenti per le cure ed i trattamenti clinici, il boss avrebbe installato nel suo rifugio le apparecchiature per la dialisi.

Una importante conferma sulle patologie accusate dal superlatitante giunse nel novembre scorso dal pentito Salvatore Baiardo, che all'inizio degli anni '90 gestì la latitanza dei fratelli Graviano a Milano. In un'intervista televisiva, su La7 a Massimo Giletti il pentito rivelo' che Matteo Messina Denaro era gravemente malato e che proprio per questo meditava di costituirsi

Chi è Matteo Messina Denaro

Figlio del vecchio capomafia di Castelvetrano (Tp) Ciccio, storico alleato dei corleonesi di Totò Riina, era latitante dall'estate del 1993, quando in una lettera scritta alla fidanzata dell'epoca, Angela, dopo le stragi mafiose di Roma, Milano e Firenze, preannunciò l'inizio della sua vita da Primula Rossa. "Sentirai parlare di me - le scrisse, facendo intendere di essere a conoscenza che di lì a poco il suo nome sarebbe stato associato a gravi fatti di sangue - mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità".

Per anni ha finanziato la sua latitanza ricorrendo al gioco d’azzardo e ad altre attività criminose. Negli anni tante persone della sua cerchia più stretta sono state arrestate, ma di Messina Denaro non si riusciva a ottenere un indirizzo o un’indicazione. La scientifica ha impiegato anni per ricostruire l'immagine del suo volto invecchiato per favorire il lavoro degli agenti. Nel corso della sua latitanza è riuscito anche a dare alla luce due figli.

Il capomafia trapanese è stato condannato all'ergastolo per decine di omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito strangolato e sciolto nell'acido dopo quasi due anni di prigionia, per le stragi del '92, costate la vita ai giudici Falcone e Borsellino, e per gli attentati del '93 a Milano, Firenze e Roma.

Messina Denaro era l'ultimo boss mafioso di "prima grandezza" ancora ricercato. Per il suo arresto, negli anni, sono stati impegnati centinaia di uomini delle forze dell'ordine. Oggi la cattura, che ha messo fine alla sua fuga decennale. Una latitanza record come quella dei suoi fedeli alleati Totò Riina, sfuggito alle manette per 23 anni, e Bernando Provenzano, riuscito a evitare la galera per 38 anni.

Le reazioni

È giunto subito il plauso del presidente della Repubblica Giorgia Meloni con un post sia su Fb che su Twitter.

"L'arresto di Matteo Messina Denaro è senza dubbio un risultato importantissimo, frutto di lunghe e difficili indagini. Fondamentale è stata la professionalità e la dedizione dell'Arma dei carabinieri e, in generale, di tutte le forze dell'ordine che in questi anni non hanno mai cessato di cercare l'ultimo boss stragista ancora libero. È anche il risultato di anni di indagini di questo ufficio e delle forze di polizia che hanno prosciugato la rete dei favoreggiatori del boss Messina Denaro. È anche il frutto di un difficile e complesso lavoro di coordinamento tra le forze di polizia che in questo momento devono essere tutte ringraziate".  

Questa è la prima reazione del procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia che ha coordinato le indagini.