In Erasmus a Gaza

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Di Giorgia Orlandi
Erasmus a Gaza
Erasmus a Gaza   -   Diritti d'autore  MAHMUD HAMS/AFP or licensors

Entrare nella Striscia di Gaza non è un'impresa semplice, specie se a compierla è un giovane studente di Medicina come Riccardo Corradini, ad oggi il primo nella storia del programma Eramus ad aver svolto nel 2019 un semestre a Gaza per fare esperienza come chirurgo di guerra.

Attraversare il confine tra Israele e la Striscia è una delle prime difficolta che Riccardo si trova ad affrontare: il suo viaggio è diventato un documentario. "Erasmus a Gaza" racconta soprattutto le sfide che un giovane si trova a superare pur di realizzare il proprio sogno.

Euronews l'ha intervistato a Verona, dove si è trasferito dopo la laurea per fare il tirocinio.

"Non si può essere pronti, non ci si prepara a "mass shooting" in cui arrivano 50 persone in 10 minuti colpite da proiettoli; ritrovarcisi all'inizio è stato impattante, difficile da gestire emotivamente; poi ho avuto la conferma che era quello che volevo fare"; ha detto.

Lo sguardo pulito dello studente senza pregiudizi sul conflitto è ciò che ha spinto i registi Chiara Avesani e Matteo Delbò a voler raccontare la sua storia. Ma c'è una domanda in particolare che i due si sono fatti, a cui volevano dare una risposta.

"Può fare qualcosa la diplomazia culturale laddove la diplomazia politica ha completamente fallito il suo compito? L'Erasmus è veramente un'assunzione di responsabilità da parte della Comunità europea, perché è un programma che permette di gettare ponti anziché costruire muri", ha commentato Matteo Delbò.

"Erasmus può essere in questa esperienza davvero uno strumento di pace, un riflesso dell'identità europea, l'apertura di nuovi orizzonti sia per Riccardo sia per i ragazzi di Gaza che sono isolati in una prigione a cielo aperto e non possono avere esperienza dell'altro", gli ha fatto eco Chiara Avesani.