Giorgia Meloni: l'intervento della Presidente del Consiglio alla Camera convince ma...

La premier Giorgia Meloni
La premier Giorgia Meloni Diritti d'autore AP Photo/Gregorio Borgia
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Fiducia alla Camera per Giorgia Meloni e buone reazioni al suo intervento che prende distanza dai totalitarismi. Ma senza riferimento alla Resistenza

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Montecitorio si pronuncia a larga maggioranza: la Camera dei deputati ha approvato la mozione di fiducia al governo di  Giorgia Meloni con 235 voti favorevoli, 154 voti contrari e 5 astenuti. 

Hanno votato 389 deputati su 400.

La prima donna a capo del governo nella storia del Paese ha voluto chiarire alcuni dubbi sulla sua appartenenza politica nel suo intervento in Aula: "A dispetto di quanto è stato strumentalmente sostenuto - ha precisato Meloni - non ho mai provato simpatia o vicinanza per nessun regime antidemocratico, compreso il fascismo".

La premier ha anche voluto precisare che il suo sarà un governo che rivaluterà il ruolo della famiglia tradizionale: "Serve un piano imponente, economico ma anche culturale, per riscoprire la bellezza della genitorialità e rimettere la famiglia al centro della società".

Giorgia Meloni non vuole fraintendimenti su quella che sarà la sua politica estera: "L'Italia continuerà ad essere un partner affidabile all'interno dell'Alleanza atlantica, a partire dal sostegno al coraggioso popolo ucraino che lotta contro l'invasione della Federazione Russa. Non solo perché non possiamo accettare una guerra di aggressione e la violazione dell'integrità territoriale di una nazione sovrana, ma anche perché è il modo migliore per difendere il nostro interesse nazionale."

Mercoledì le dichiarazioni prrogrammatiche della Meloni approderanno al Senato.

Anche questa è quasi una formalità. L'alleanza tra Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega ha i numeri per un voto senza rischi.

Le prime reazioni al discorso di Giorgia Meloni

La presa di distanza dal fascismo e la condanna delle leggi razziali, contenute nel discorso programmatico di Giorgia Meloni, sono state accolte con favore da comunità ebraiche, associazioni e studiosi, ma anche da parte del mondo politico.

Quello che invece è mancato è un riferimento alla Resistenza.

L'Unione delle Comunità ebraiche ha apprezzato i "chiari riferimenti" alla democrazia, alla memoria e alla presa di distanza dal fascismo e ogni forma di totalitarismo. "È l'ora delle responsabilità e della coerenza - ha dichiarato la presidente dell'Ucei Noemi Di Segni - Seguiremo, vigili, la traduzione di quanto enunciato in concreti interventi legislativi per arginare ogni forma di nostalgia e apologia, razzismo, antisemitismo".

Reazione in linea con quella della presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, secondo la quale è "quanto mai attuale e rilevante l'impegno contro l'antisemitismo che è pericolosamente in crescita e su cui è necessario mantenere la vigilanza alta".

A far discutere è anche la scelta di mettere sullo stesso piano tutti i totalitarismi, oltre che l'affermazione di non aver mai provato simpatia per il fascismo, come invece fanno intendere alcune vecchie dichiarazioni di apprezzamento per Benito Mussolini come politico e della sua militanza da giovanissima nel Fronte della Gioventù.

Il giudizio del presidente dell'Anpi, Gianfranco Pagliarulo, è negativo: "Nulla di nuovo al di là delle parole di circostanza - afferma - la critica ai 'totalitarismi del 900' mette tutti nello stesso sacco, aggrediti ed aggressori. È un altro modo per annacquare le precise responsabilità del fascismo".

Un plauso convinto alla parole della premier arriva dagli alleati del centrodestra, mentre sono diversi gli esponenti dell'opposizione che non hanno gradito l'assenza di riferimenti alla Resistenza.

"Nel suo discorso - sottolinea la deputata del Pd, Elly Schlein - ci sono stati riferimenti storici ma non dice niente sul fatto che la Costituzione è frutto della sintesi di culture politiche diverse ma tutte antifasciste, lo trovo grave e non casuale". 

Primi endorsement esteri

"L'Ue può essere contenta di Giorgia Meloni", questo è il titolo di un commento pubblicato dal quotidiano tedesco di stampo conservatore Die Welt, sul web, dopo il discorso per la fiducia alla Camera della neopresidente del Consiglio italiana. "I commentatori tedeschi rabbrividiscono ancora davanti alla leader del governo italiano Giorgia Meloni. Ma alla fine perché? È di destra, nessun dubbio. Ma anche una politica di destra può essere conciliabile con la modernità liberale. E soprattutto, con Meloni potrebbe esserci molta continuità", si legge nel sottotitolo. "Tutto quello che ha detto Giorgia Meloni mostra che non sta cercando il conflitto, ma una cooperazione - con consapevolezza del proprio valore - con l'Ue. Tutte le coordinate restano. Perfino nella politica migratoria non ha usato toni aggressivi, probabilmente facendo dispiacere i partiti gemelli in Europa. Ma ha riconosciuto senza mezzi termini il diritto di asilo e non ha dichiarato guerra ai rifugiati ma agli scafisti", si rileva nell'articolo.

"Dal punto di vista della politica economica ha parlato come Ludwig Erhard: la povertà non ci combatte con i sussidi statali, ma creando posti di lavoro", si legge in un altro passaggio. "In una direzione nazionalista vanno due ministeri: quello per le Imprese e il Made in Italy e quello per l'Agricoltura e la Sovranità alimentare. Ma ancora va visto se non sia più un regalo folcloristico al nucleo duro del suo partito. Certo è che darà valore alla sicurezza interna, ai valori tradizionali e alla sovranità nazionale". Quindi la conclusione: "Meloni è di destra e vuole portare avanti una politica di destra. Cosa che ha promesso in campagna elettorale. Ma l'Europa potrebbe essere contenta che nel suo ovest ci sia un governo decisamente conservatore, che si muove nel quadro della democrazia e che riconosce i principi di base dell'Ue e che riconosce il diritto d'asilo".

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