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Crisi energetica, Calviño: "Serve unità nella Ue per limitare il prezzo del gas"

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Di Efi Koutsokosta
Crisi energetica, Calviño: "Serve unità nella Ue per limitare il prezzo del gas"
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Con l'aggravarsi della crisi energetica, i prezzi del gas naturale sono quattro volte superiori a quelli dello scorso inverno e l'inflazione ha raggiunto le due cifre. A Bruxelles si discute per trovare un terreno comune. C'è un modo per uscire da questa situazione? Ne abbiamo parlato con la vicepremier spagnola, Nadia Calviño. Ministro, la guerra in Ucraina ha avuto un impatto drammatico sulla situazione energetica in Europa, con ricadute sulle nostre economie. Quanto è grave la situazione?

Ovviamente siamo tutti colpiti da questa guerra alle porte dell'Europa, alle porte dei nostri Paesi, e anche dal ricatto energetico di Putin. Ma le conseguenze variano a seconda dei Paesi. Ci sono economie, come quella tedesca, dei Paesi baltici e anche di quelli confinanti con l'Ucraina, che sono colpite più direttamente. Fortunatamente altre economie, come quella spagnola, stanno soffrendo meno perché dipendiamo meno dal petrolio e dal gas russo. Siamo meno esposti ai rischi derivanti dalla situazione attuale.

Parliamo della risposta dell'Europa a questa crisi: l'Unione europea viene criticata per non essere riuscita a limitare i prezzi del gas importato in Europa. Ritiene che Bruxelles finora sia stata all'altezza della situazione?

Vorrei che avessimo agito prima, ma meglio tardi che mai. Siamo favorevoli al fatto che la Commissione intraprenda un'azione decisiva ora e siamo favorevoli al tetto sul prezzo degli acquisti congiunti, sull'esempio del meccanismo iberico: è stato fissato un tetto al costo del gas che, a mio avviso, si sta dimostrando estremamente efficace per contenere i prezzi e attenuare l'impatto sui cittadini e sulle imprese.

Ma, mentre Bruxelles cerca di trovare una soluzione paneuropea, il governo tedesco ha dichiarato di essere pronto a spendere fino a 200 miliardi di euro per aiutare i consumatori e le imprese a far fronte all'aumento dei prezzi dell'energia. Pensa che questo comprometta davvero un approccio paneuropeo alla crisi energetica?

Penso che dobbiamo rispondere sulla base di tre principi, come abbiamo fatto con la pandemia. Unità, determinazione e solidarietà. Si sono dimostrati quelli giusti quando abbiamo affrontato la pandemia, che era una sfida globale. E ora che ci troviamo di fronte a un'altra sfida che va oltre i confini nazionali, credo che dovremmo agire uniti e trovare il modo di rispondere nel modo più efficace possibile. Detto questo, dobbiamo tenere conto del fatto che l'impatto è diverso nei vari Paesi. Questo dimostra anche che le nostre regole devono avere una flessibilità che tenga conto delle differenze tra le diverse economie e delle sfide che dobbiamo affrontare.

Quindi giustifica quanto fatto dalla Germania? Non vi sentite un po' frustrati perché agisce da sola nella gestione di questa crisi?

Sono consapevole del fatto che tutti noi ci stiamo confrontando su come contenere i prezzi e sostenere i cittadini e le imprese nei nostri Paesi. La situazione è molto diversa, ad esempio, in Germania e in Spagna. Solo per darvi un po' di numeri: in Spagna vediamo una crescita molto forte, i dati attuali ci inducono a rivedere al rialzo le nostre previsioni di crescita per quest'anno, portandole al 4,4%. Ma questo non significa che non si debbano adottare misure importanti con un forte impatto fiscale nel nostro Paese per sostenere i cittadini e le imprese. Siamo quindi tutti di fronte alla stessa sfida: come continuare a sostenere le nostre società e ridurre al minimo l'impatto negativo del ricatto energetico di Putin, garantendo al contempo la riduzione del deficit e del debito, preservando così la responsabilità fiscale.

Quindi la Germania lavora su questa base che lei ha appena descritto? La base della solidarietà?

Durante la pandemia abbiamo visto una forte solidarietà da parte della Germania. E questo è estremamente importante per Paesi come la Spagna, che è stata colpita duramente dalla pandemia.

È così anche per la crisi energetica?

Vedo un chiaro parallelismo, direi una simmetria, nel senso che siamo stati sostenuti dall'Unione europea quando l'economia spagnola è stata colpita dalla pandemia. Oggi stiamo dimostrando la nostra forte solidarietà ai Paesi che sono più direttamente colpiti dal ricatto energetico e dai rischi e dalle sfide derivanti dall'aggressione all'Ucraina.

Quindi è il momento di istituire uno strumento simile a quello usato per la pandemia, il meccanismo di sicurezza, per far fronte a questa crisi?

Dobbiamo vedere quali strumenti sono già disponibili nel bilancio europeo, oltre ai piani di ripresa, che sono fonti di finanziamento molto importanti che possono contribuire: hanno un impatto anticiclico molto significativo e possono permetterci di intraprendere investimenti e riforme di natura strutturale. Dobbiamo approfittarne e cogliere l'opportunità dei piani di ripresa per massimizzare l'impatto potenziale sulla crescita a livello nazionale, ma soprattutto a livello europeo.

Naturalmente, come saprà, i dati pubblicati di recente sono molto scoraggianti: l'inflazione ha raggiunto il record del 10%, i prezzi dell'energia sono aumentati del 40,8% su base annua, seguiti da quelli dei generi alimentari. Che cosa si dovrebbe fare?

Fondamentalmente si tratta di un'inflazione importata nell'Unione europea, dovuta agli alti prezzi dell'energia e di altre materie prime, come lei ha detto, e naturalmente al deprezzamento dell'euro. Dovremmo quindi bloccare al più presto l'importazione di questa inflazione nell'Unione e nell'Eurozona e cercare di contenere i prezzi dell'energia. Ecco perché sosteniamo con forza le proposte della Commissione. Stiamo spingendo per un'azione rapida, urgente, per aggiornare il quadro normativo al fine di imporre dei tetti ai prezzi del gas o, in ogni caso, cambiare il riferimento al TTF (Title Transfer Facility: è il mercato in cui vengono determinati i prezzi del gas nei Paesi Bassi) che si sta dimostrando incline alla speculazione e a forti aumenti di prezzo, e trovare un quadro adeguato per garantire che i prezzi in Europa cessino di aumentare il prima possibile.

Un'ultima domanda: teme che tutte queste sfide e incertezze possano davvero alimentare disordini sociali nell'Unione europea?

È una sfida che dobbiamo tenere costantemente presente. I cittadini europei hanno vissuto tempi duri negli ultimi tre anni a causa della pandemia. Nel caso della Spagna, nel mezzo c'è stata anche l'eruzione di un vulcano. Poi sono arrivati la guerra, l'inflazione e gli aumenti dei prezzi dell'energia, che stanno colpendo tutti i cittadini, le famiglie e le imprese in Europa. Per questo motivo dobbiamo essere attenti e responsabili nel prendere le giuste misure per sostenere i nostri cittadini, ma senza perdere di vista la necessità di garantire il consolidamento fiscale e la stabilità finanziaria nella zona euro e nell'Unione europea nel suo complesso.