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Argentini in piazza contro gli agricoltori: "Speculano sul grano"

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Di Eloisa Covelli  Agenzie:  Efe
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il produttore argentino Walter Malfatto
il produttore argentino Walter Malfatto   -   Diritti d'autore  Natacha Pisarenko/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Argentini in piazza contro gli agricoltori, accusati di conservare i raccolti per specularci. La protesta è sostenuta dal governo, che ha iniziato un braccio di ferro con i produttori a cui ha alzato le tasse di esportazione per aumentare l'offerta interna.

Fonti ufficiali hanno indicato che i produttori agricoli hanno ancora in loro possesso cereali invenduti per 13mila milioni di dollari.

Ma per gli agricoltori non c'è nessuna speculazione.

"Il governo prende 400 dollari per ogni tonnellata di semi di soia e noi ne guadagniamo mille - spiega il produttore Walter Malfatto - Questo è il nostro problema, ecco perché non vendiamo. Comunque la prossima semina sta arrivando, quindi dovremo vendere. Non abbiamo intenzione di conservare il raccolto. Arriverà il momento di vendere".

L'agrobusiness è il più grande settore economico dell'Argentina e vale il 15% del PIL. Nonostante i prezzi dei cereali siano allo stelle a causa della guerra in Ucraina, gli agricoltori lamentano le alte tasse, l'inflazione, la mancanza di carburante.

La protesta si è tenuta in contemporanea alla 134a edizione del Salone del bestiame, dell'agricoltura e dell'industria internazionale, spesso usata dai produttori come palcoscenico per le rivendicazioni. Così è stato anche stavolta. Dalla fiera il settore ha chiesto al neo nominato "super ministro" dell'Economia del Paese, Sergio Masa, cambiamenti nelle politiche che promuovono l'attività agroindustriale.

"Ci auguriamo che la nuova leadership economica sia all'altezza della difficile situazione che sta attraversando il paese e che generi la fiducia necessaria per superare questi tempi", ha affermato Nicolás Pino, presidente della Società rurale argentina, una delle quattro più grandi società agricole del Paese.

Il rapporto del settore agrario con il governo non è mai stato buono a causa dei successivi interventi che hanno influito sul funzionamento e sulla redditività delle campagne e dell'agrobusiness.

Il legame tra società agricole e peronismo non è stato facile dal 2008, quando è scoppiato un grave conflitto sui diritti di esportazione dei cereali e derivati ​​che ha comportato scioperi, blocchi stradali e perdite milionarie per il Paese.

A quel tempo, Cristina Fernández governava il Paese e l'attuale presidente, Alberto Fernández, era il capo del Gabinetto, incarico che lasciò in mezzo a quel braccio di ferro con i produttori e in cui fu sostituito dallo stesso Sergio Massa.

Massa avrà tra le sue sfide quella di cercare di migliorare il legame con la campagna, settore il cui contributo economico è fondamentale per il raggiungimento degli impegnativi obiettivi fiscali e monetari concordati a marzo dal governo con il Fondo Monetario Internazionale per cercare di correggere la profonda crisi macroeconomica del Paese.