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A Tunisi va in scena il primo spettacolo teatrale a tema Lgbtq

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Di Giulia Avataneo
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Tunisi
Tunisi   -   Diritti d'autore  Mosa'ab Elshamy/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.

Che uno spettacolo teatrale abbia tematiche Lgbt è un atto rivoluzionario in Tunisia, dove l'omosessualità è punita con il carcere. Flagranti, in una dichiarazione di colpevolezza, si intitola l'opera di Essia Jaibi, che ha debuttato nella capitale lo scorso fine settimana.

Lo spettacolo è coprodotto dal gruppo per i diritti Lgbtq "Mawjoudin" e riflette la lotta decennale per i diritti degli omosessuali nel Paese nordafricano.

La pièce, ispirata a fatti realmente accaduti, "parla di un argomento tabù, una realtà che in Tunisia continuiamo a fingere di non vedere e che questo spettacolo cerca di portare all'attenzione del pubblico", ha detto Jaibi.

Karam Aouini, attivista di Mawjoudin, ha dichiarato che lo spettacolo vuole sfidare una mentalità "discriminatoria" ancora diffusa nel Paese e sollecitare l'abolizione di una "legge arretrata".

La Tunisia è considerata relativamente liberale sulle questioni sociali rispetto ad altri Paesi arabi, ma nonostante ciò impone condanne fino a tre anni di carcere per la "sodomia".

L'impatto della Rivoluzione araba

Il Paese ha visto un aumento dell'attivismo Lgbtq negli anni successivi alla rivoluzione del 2011 che ha dato il via alla Primavera araba.

Ma nonostante gli anni di lotta la comunità resta vulnerabile: anche solo una foto può portare all'arresto e alla violenza fisica. Una sorte che sarebbe toccata a decine di persone lo scorso anno.

Lo spettacolo, della durata di due ore, affronta non solo le questioni Lgbtq, ma anche altri problemi che tutti i tunisini devono affrontare: la corruzione della polizia e della magistratura, l'impunità, la fuga dei cervelli che lasciano il Paese per cercare migliori prospettive economiche in Europa e altrove.

Alla fine dello spettacolo, il pubblico ha tributato ai sei attori una standing ovation.

"Momento storico"

Per Alay, 27 anni, l'evento è stato "un momento storico" per la Tunisia. "Organizzare un evento come questo in un Paese arabo e musulmano non è facile", ha detto. "Sembra che ora possiamo raccontare queste storie".

Salim, 24 anni, ha detto che lo spettacolo lo ha toccato profondamente. "Ho visto la mia vita sul palco. È stato travolgente, avevo un groppo in gola".

Gli attivisti continuano a fare campagna per la fine dell'articolo 230, introdotto per la prima volta dagli amministratori coloniali francesi nel 1913.

Ma con l'instabilità politica nata dal colpo di mano del presidente Kais Saied l'anno scorso, ci sono poche speranze di una svolta in senso libertario. 

Metodi simili alla tortura

Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha condannato l'uso dei test anali da parte delle forze dell'ordine tunisine, che usano questa pratica violenta per "accertare" i reati.

A dicembre, due uomini sono stati giudicati colpevoli di atti omosessuali dopo essersi rifiutati di sottoporsi a questi esami. I giudici hanno considerato il rifiuto una prova della loro colpevolezza.

Il presidente tunisino ha dichiarato di essere contrario a pene detentive basate sull'orientamento sessuale, ma anche alla completa depenalizzazione dell'omosessualità.

L'attore Hamadi Bejaoui, che nella produzione interpreta un medico di nome Adam, ha descritto la vicenda come un'"esperienza dura, che mostra un essere umano schiacciato".

Ma nonostante questo, rimane determinato. "Non ci tireremo indietro. La lotta continua!", ha concluso.