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Il peso della verità. Fra i giornalisti e gli attivisti fuggiti dalla Russia

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Di Giulia Avataneo  & Magdalena Chodownik
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Protesta a Varsavia
Protesta a Varsavia   -   Diritti d'autore  Czarek Sokolowski/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved

Dopo l'aggressione della Russia all'Ucraina, la stretta sui media e la propaganda di Mosca hanno spinto sempre più giornalisti, attivisti e oppositori politici di Putin fuori dal loro Paese.

"La propaganda russa stressa molto il concetto della russofobia che si sarebbe diffusa all'estero, così queste persone stanno davvero perdendo la speranza che si possa fare qualcosa, che qualcuno al di fuori della Russia si preoccupi per loro", spiega Anastasia Sergeeva, dell'Associazione Russia Libera.

Dal 24 febbraio, anche a Varsavia, è aumentato il numero di russi in cerca di sicurezza.

"Negli ultimi mesi la quantità di persone in arrivo è cresciuta notevolmente - aggiunge Sergeeva - Dall'inizio della guerra è arrivato un altro gruppo: quello dei cittadini russi che vivevano in Ucraina. Dopo il 2014, molti attivisti, anche fra i russi, si sono trovati in pericolo e hanno lasciato il Paese".

Il peso della verità

Alina e Andrei sono giornalisti di Kazan, lavorano per Radio Liberty. Dopo un lungo viaggio attraverso la Turchia e la Georgia, sono arrivati a Varsavia a fine marzo.

"Sono andato a filmare le proteste contro la guerra a Kazan - racconta Andrei - Dal momento che eravamo già sotto osservazione, la nuova legislazione russa permette di arrestarci e perquisirci in qualsiasi momento.

 Bisogna capire che parlare di guerra vivendo in Russia e lavorando nei media è pericoloso, viene considerato un reato penale".

"L'aria è diventata così pesante che era impossibile respirare - aggiunge Alina - I nostri colleghi sono dispersi ovunque, alcuni in Georgia, altri in Turchia, ovunque possano andare".

I giornalisti rischiano fino a 15 anni di carcere - sottolinea Andrei - Questo è il prezzo che paghiamo per dire la verità, per chiamare la guerra con il suo nome.
Andrei Grigorev
giornalista di Radio Liberty

"I giornalisti rischiano fino a 15 anni di carcere - sottolinea Andrei - Questo è il prezzo che paghiamo per dire la verità, per chiamare la guerra con il suo nome".

Scelta politica ed economica

Anche se la situazione in Russia rimane tesa, i sondaggi mostrano ancora un alto gradimento per le politiche di Putin, quindi lasciare il Paese non è necessariamente una decisione politica.

Kacper Wanczyk lavora per l'osservatorio Polityka Insight all'Università SEW di Varsavia. 

"Non credo che ci sia un'enorme opposizione, un movimento popolare anti-guerra in Russia - spiega - Alcuni hanno deciso di trasferirsi all'estero, ma credo che i motivi politici siano solo una parte delle loro ragioni. Penso che alcuni siano più preoccupati per la situazione economica. Per il momento non è grave, ma stiamo ricevendo informazioni su alcuni problemi interni".

Il numero esatto di russi che hanno lasciato il loro Paese non è noto: si stima siano dai 300mila a un milione. La Polonia, che accoglieva già gli oppositori bielorussi, ora apre le porte anche a loro.