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Ucraina, l'escalation infinita: per la Nato, Mosca cerca ancora il casus belli

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Di Euronews
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Ucraina, l'escalation infinita: per la Nato, Mosca cerca ancora il casus belli
Diritti d'autore  Alexander Zemlianichenko Jr/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved

Da Mosca assicurano che il ritiro delle truppe procede come da programma, ma la Nato è convinta dell'esatto contrario. A ribadirlo è il segretario generale dell'alleanza, Jens Stoltenberg, secondo cui la Russia starebbe ancora cercando il casus belli nella regione ucraina del Donbas, dove dal 2014 le milizie separatiste filorusse si scontrano con le forze armate di Kyiv. 

Una circostanza che sarebbe corroborata dalla ripresa delle ostilità tra l'esercito ucraino e i separatisti: sulla linea del fronte, secondo gli osservatori Osce, sarebbero piovuti ben 500 colpi di mortaio nelle ultime 24 ore, che hanno colpito perfino un asilo nell'insediamento di Stanytsia Luhanska, come riportato dall'agenzia di informazione Ukrinform, che ha addebitato l'attacco "alle forze di occupazione russa". 

In un'intervista rilasciata nel pomeriggio, Stoltenberg si è detto "preoccupato per l'aumento delle violazioni del cessate il fuoco, ma anche per la possibilità che la Russia stia cercando di creare una sorta di pretesto, a prescindere che questo venga poi bloccato o meno".

L'ipotesi che continua a circolare tra gli ufficiali Nato è che Mosca possa inscenare un attacco verso i separatisti filorussi del Donbass, dal 2014 in guerra con Kyiv, per intervenire militarmente accusando il governo ucraino di genocidio.

Ma al di là delle preoccupazioni, Stoltenberg ha voluto lasciare la porta aperta alla dipomazia, invitando nuovamente la Russia al dialogo.

"Dovremmo stare attenti a non speculare troppo su ciò che accadrà" ha detto il Segretario generale. "Sappiamo invece cosa è successo finora e cioè che la Russia ha ormai una forza sul posto che può invadere l'Ucraina con poco o nessun tempo di preavviso. Sappiamo anche che hanno avanzato delle pretese, ben sapendo che non potranno essere soddisfatte e che hanno adottato una retorica minacciosa. La cosa più importante è che chiediamo alla Russia di smorzare la tensione e di impegnarsi in uno sforzo diplomatico con la NATO".

A smentire le rassicurazioni russe, intanto, è lo stesso presidente statunitense Joe Biden, secondo cui Mosca avrebbe in realtà rafforzato le sue posizioni, inviando altri soldati verso il confine, mentre il ventilato ritiro sarebbe nient'altro che un diversivo: "Non hanno ritirato nessun soldato - ha detto Biden - semmai ne hanno inviati altri. E abbiamo ragione di credere che stiano ancora cercando un pretesto per entrare in Ucraina".

"Nient'altro che isteria", ribatte il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov: il quale, a margine del suo incontro con Luigi Di Maio è tornato a ribadire l'autenticità del ritiro dell'esercito russo dalle zone di confine con l'Ucraina, e il fatto che i soldati si trovassero lì per delle semplici e legittime esercitazioni.