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Omicron, cosa ci insegna il boom di casi in Danimarca e Regno Unito

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Di Maxime Bayce
La variante Omicron isolata da un team di ricercatori a Hong Kong, 1 dicembre 2021
La variante Omicron isolata da un team di ricercatori a Hong Kong, 1 dicembre 2021   -   Diritti d'autore  AFP

Regno Unito e Danimarca hanno ora il maggior numero di infezioni della variante di Omicron nel mondo, con cifre che superano abbondantemente quelle registrate in Sudafrica. In realtà, ciò si spiega con il fatto che questi due paesi sono soprattutto campioni del sequenziamento, ossia la ricerca dell'impronta genetica della variante: i loro dati possono dunque fornirci un quadro più preciso di ciò che attende l'Europa, Italia inclusa, nelle prossime settimane.

Se è vero che Boris Johnson non è nuovo a esagerazioni e boutade, colpisce comunque la definizione di “onda anomala” da lui usata la scorsa domenica per descrivere le dimensioni della nuova ondata pandemica, alimentata da una nuova variante assai più virulenta.

I dati di circolazione per la variante B.1.1.529 (Omicron) sembrano infatti dar ragione al Premier britannico. Secondo la British Health Safety Agency, sono già state osservate 4.713 infezioni con la variante Omicron.

Un tasso di crescita mai visto finora (+1.576 in 24 ore, con almeno un decesso dovuto al nuovo ceppo) che ha spinto l'esecutivo britannico a pigiare l'acceleratore sulle terze dosi, varando nel frattempo nuove misure restrittive per schiacciare la curva.

Danimarca un passo avanti?

Anche la Danimarca ha tassi di infezione molto elevati. Al momento sono stati osservati 3.437 casi e il tasso di crescita della variante già viaggia su una curva esponenziale. Come in Regno Unito, il numero di nuovi casi raddoppia ogni due giorni. La variante sembra vincere con una velocità impressionante sulla "concorrente" Delta.

Secondo le proiezioni stilate dai giornalisti del Financial Times , il tasso di crescita del nuovo ceppo è tale che dovrebbe diventare maggioritario nei giorni a venire in Inghilterra, Scozia e Danimarca.

Una stima confermata dai ricercatori dello Statens Serum Institut (SSI) con sede a Copenhagen, uno degli istituti leader per quanto riguarda l'analisi di B.1.1.529. In un rapporto pubblicato il 13 dicembre, i ricercatori del SSI prevedono che Omicron raggiungerà la prevalenza entro la fine della settimana nella regione della capitale danese.

Una variante che quindi si sviluppa velocemente e che sembra in grado di sfuggire al vaccino contro il Covid-19. Le ricerche danesi, in questo senso, puntano nella stessa direzione dello studio sudafricano diffuso lo scorso martedì: si parla di una fuga immunitaria parziale da parte di Omicron nei pazienti che abbiano beneficiato di due dosi di vaccino. In caso di richiamo, però, la protezione sarebbe comunque effettiva.

Fuga immunitaria

In Danimarca, il 75% dei casi di infezione da Omicron riguardano persone che si sono sottoposte a un programma di vaccinazione completo a due dosi: quasi il 30% in più rispetto ad altre varianti.

I danesi, tuttavia, rimangono tra le popolazioni più vaccinate in Europa: oggi poco più dell'80% di loro ha ricevuto una doppia dose del vaccino. Cifre leggermente superiori a quelle di paesi come l'Italia o la Francia, dove la quota di vaccinati a ciclo completo si attesta sul 76% .

Matt Dunham/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
La fila per le terze dosi vaccinali al St Thomas' Hospital di Londra, martedì 14 dicembre 2021Matt Dunham/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

È quindi difficile immaginare che Roma o Parigi possano facilmente sfuggire allo scenario attuale in Danimarca. "Queste osservazioni operate nel nord Europa, dove per età e livello di vaccinazione le popolazioni sono relativamente simili alle nostre, ci spingono ad essere estremamente attenti" illustra Etienne Decroly, virologo e direttore di ricerca al CNRS, all'Università di Aix-Marsiglia.

Sul punto, il rapporto del SSI fornisce alcuni indizi sul comportamento della variante. Il tasso di ospedalizzazione sembra puntare verso un leggero aumento quando si tratta di Omicron. L'1,1% dei 3.437 casi è stato ricoverato in ospedale rispetto allo 0,7% di quelli infettati dal ceppo Delta. Tuttavia, è ancora presto per avere un'immagine precisa, dal momento che i ricoveri si verificano spesso diversi giorni o addirittura settimane dopo la contaminazione.

Sequenziare è indispensabile

Nel caso danese come in quello britannico, questi dati e queste proiezioni si basano sui feedback del sequenziamento, una tecnica di analisi del DNA del virus che consente di determinare il ceppo da cui proviene il campione risultato positivo.

Secondo il database genetico Gisaid, mostrato nel grafico sottostante, Danimarca e Regno Unito sono di gran lunga, insieme alla Svezia, i due paesi europei dove questa prassi è più comune.

Il 38,7% dei test positivi viene così decifrato in Danimarca , il 21,5% in Svezia, il 17,4% nel Regno Unito contro solo l'1,7% in Italia o l'1,5% in Francia, secondo gli ultimi rapporti.

Le autorità italiane e francesi sembrano quindi ancora oggi in gran parte cieche all'ascesa della variante Omicron.

Cercando solo marginalmente la presenza della variante all'interno delle rispettive popolazioni, l'immagine della realtà epidemica potrebbe in parte sfuggirle.

Secondo il portavoce del governo francese, Gabriel Attal, le infezioni da Omicron erano 133, al 14 dicembre. "Una stima probabilmente un po' sottovalutata" secondo Etienne Decroly.

Una settimana fa, lo stesso direttore dell'assicurazione sanitaria, Thomas Fantôme , ha sostenuto che circa l'1,1% dei test positivi al Covid-19 potrebbe effettivamente provenire dal ceppo Omicron: vale a dire quasi 500 casi al giorno.

Il governo francese rassicura

Sulla base del tasso di crescita osservato in Inghilterra e Danimarca, i casi in Francia sarebbero quindi già ben oltre il migliaio.

Da Marsiglia, invece, il presidente del Consiglio, Jean Castex, ha voluto essere rassicurante. Riferendosi all'inizio dell'anno scolastico ai primi di gennaio, ha stimato che “ la situazione sanitaria dovrebbe essere catastrofica per ricorrere alla chiusura delle scuole ”. Aggiungendo che "il tasso di riproduzione (del virus) inizia a rallentare". Un riferimento alla lieve diminuzione del numero di nuovi casi osservati nelle ultime 24 ore.

Un declino duraturo? Niente di meno sicuro. "Questo non presuppone quello che accadrà nelle prossime settimane con Omicron perché è ancora molto sottorappresentato", spiega Etienne Decroly.

"Il tempo per reagire è molto breve. Questa è la difficoltà. Ci sono tutte le misure diverse che possono essere prese. Vaccinazione a 3 dosi, ma possiamo agire anche sull'applicazione di gesti barriera. Infine, il si pone il problema del ritorno a misure più restrittive come il confinamento” , conclude il ricercatore.