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Italia, 109 donne uccise dall'inizio dell'anno, una ogni tre giorni

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Di Cecilia Cacciotto  & con Ansa
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Donne contro la violenza di genere
Donne contro la violenza di genere   -   Diritti d'autore  Francisco Seco/Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Secondo la World health organisation 1 donna su 3 subisce violenza nel corso della propria vita, e circa il 38% di tutti gli omicidi di donne sono compiuti dal partner; quello della violenza sulle donne è un problema grave anche in Italia, dove ogni anno si registrano numerosi casi di femminicidio, di cui la maggioranza compiuti da partner o ex partner (ricordiamo a riguardo l'importante ruolo di supporto alle vittime svolto dai centri antiviolenza in tutto il paese, e la presenza del numero nazionale 1522, al quale si possono denunciare abusi, molestie e stalking).

La violenza di genere però, oltre a prendere la forma di violenza fisica, può anche assumerne altre, come quella verbale, psicologica o economica.

Quel segno più che preoccupa

Sono 109 le donne uccise in Italia dall'inizio dell'anno, una ogni tre giorni. Di queste, 93 in ambito familiare o affettivo, 63 per mano del partner o dell'ex. E si registra un penoso +8% rispetto al 2020. In un caso su due è stato utilizzato un coltello, quattro donne su 10 hanno lasciato figli piccoli.

E ancora, 89 donne ogni giorno in Italia sono vittime di un reato di genere, nel 62% dei casi l'autore è la persona con cui hanno o avevano una relazione.

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Secondo i dati della Direzione centrale anticrimine, diffusi alla vigilia della Giornata internazionale per l'eliminazione delle violenza contro le donne, nel 34% dei casi di violenza di genere l'autore è il coniuge o il compagno, nel 28% l'ex, nel 13% su tratta di un genitore o del figlio.

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La più alta incidenza di donne che denunciano di aver subito maltrattamenti o altri delitti di genere viene registrata in Sicilia (172 ogni 100mila abitanti), seguita dalla Campania (152), e secondo la Polizia viene smentito il luogo comune che al Sud ci sia una scarsa propensione a rivolgersi alle forze dell'ordine. Sempre di più provano a fermare la violenza: lo scorso anno le chiamate al numero antiviolenza e antistalking 1522 sono aumentate dell'80%. E questa è "la sfida più grande", come ha sottolineato il capo della Polizia, Lamberto Giannini: convincere ogni singola vittima di violenza "ad uscire dal silenzio": "Dobbiamo impegnarci affinché la denuncia sia un fatto normale".

Cosa sta facendo l'Italia

"E' necessario proseguire nell'attività di prevenzione svolta dalle nostre forze di polizia ed agire connorme più incisive", ha detto la ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese a Catania per la campagna della Polizia 'Questo non è amore'. Ha spiegato che sta prendendo forma un nuovo pacchetto di interventi, che potrebbero arrivare in Consiglio dei ministri la prossima settimana. "Certamente - ha spiegato - c'è l'esigenza di una modifica del minimo delle pene edittali per potere poi procedere con strumenti di prevenzione più efficaci". In questo modo sarebbe infatti possibile l'estensione ai violenti dell'arresto obbligatorio in flagranza (previsto dal codice nel caso di reati con una pena minima di cinque anni).

L'obiettivo delle nuove misure sulla violenza sulle donne cui stanno lavorando le ministre di Interno e Giustizia, Lamorgese e Marta Cartabia, insieme alle colleghe Mariastella Gelmini, Elena Bonetti e Mara Carfagna, è quello di prevenire le violenze rendendo complicata la vita a chi maltratta con misure effettivamente incisive, più che isolare le donne per tutelarle meglio.

Uno dei punti è la possibilità di procedere d'ufficio per i reati che rientrano nel perimetro della violenza domestica, senza la necessità che la persona offesa sporga querela. E il braccialetto elettronico per chi è destinatario dell'obbligo di allontanamento dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa: se il braccialetto viene rifiutato scattano gli arresti domiciliari. Sul tavolo c'è poi la proposta, avanzata nelle scorse settimane da Gelmini di assegnare una tutela simile a quella dei testimoni di giustizia alle donne che denunciano violenze. "L'attuale sistema incentrato sulle case rifugio e sui centri antiviolenza è importante, e il Codice Rosso è sempre più decisivo", ora però, secondo Gelmini, "è arrivato il momento di fare un passo in avanti, e prevedere a favore della vittima nuove misure di protezione, ma anche un supporto economico, sociale e lavorativo".

Questa ricorrenza, istituita nel 1999 dall’assemblea generale delle Nazioni unite, è pensata per incentivare le iniziative volte a sensibilizzare le comunità su questa violazione dei diritti umani con la quale devono fare i conti le donne di tutto il mondo.