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Una storia inconcludente: i 26 anni della Conferenza ONU per il clima

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Di Antonio Michele Storto
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Una storia inconcludente: i 26 anni della Conferenza ONU per il clima
Diritti d'autore  AP Photo

Era il 18 marzo del 1995, e a Berlino i leader di 197 nazioni - che tre anni prima, a Rio de Janeiro, avevano firmato la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici -si riunirono per fare il punto nella prima Conferenza delle Parti (COP).

A presiederla c'era una quarantenne Angela Merkel: che rimarcò la necessità, da parte delle nazioni industrializzate, di invertire la rotta, ripensando le proprie idee di benessere e i relativi modelli di sviluppo.

Da allora, la COP, che in questi giorni a Glasgow si riunisce per la 26esima volta, è divenuta una specie di enorme contenitore: vale a dire che, nel corso degli anni, è andata inglobando una lunga serie di protocolli di intesa e strategie a medio termine, troppo spesso naufragate di fronte alla reticenza dei singoli paesi, primi fra tutti Cina e Stati Uniti.

TORU YAMANAKA/AFP
01 dicembre 1997: le delegazioni di circa 170 paesi ascoltano a Kyoto un discorso durante la sessione d'apertura della Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici (COP3)TORU YAMANAKA/AFP
  • A partire dal 1997, quando a Kyoto, in Giappone, viene ratificato nel corso della terza edizione del vertice il celebre protocollo per il contenimento delle emissioni di Gas serra, rigettato da Cina e Stati Uniti, la COP diventa l'appuntamento deputato a ridiscuterne periodicamente gli obiettivi, finora largamente disattesi.
  • Tra il 1998 e il 2006 - mentre gli stravolgimenti climatici iniziano a farsi sempre più evidenti - il vertice si riunisce per ben 9 volte, quasi sempre senza progressi significativi.
  • È però con la conferenza del dicembre 2007 che i segnali del riscaldamento globale vengono riconosciuti come inequivocabili: è il momento del "Piano d'azione di Bali", il cui obiettivo primario consiste in una riduzione nelle emissioni interne rispetto ai livelli del 1990, che varia dal 25% richiesto ai paesi in via di sviluppo al 30-40 per le economie sviluppate e con la quota di inquinamento più pronunciata. All'ordine del giorno ci sono inoltre ricerca e sperimentazione su biocarburanti ed energie pulite: in Italia è l'epoca delle polemiche ricorrenti sugli inceneritori, sullo smaltimento dei rifiuti e sullo "sfregio paesaggistico" che secondo i critici sarebbe stato rappresentato dall'installazione delle pale eoliche.
  • Due anni e infinite negoziazioni dopo, gli occhi del mondo sono puntati sulla Cop15 di Copenaghen: ma il nuovo attesissimo protocollo per la riduzione delle emissioni viene, ancora una volta, silurato da Washington e Pechino che impongono che gli obiettivi non siano vincolanti.
  • L'anno successivo, la Cop16 in Messico segna la nascita del Fondo Verde per il Clima, che mira, entro il 2020, a raccogliere cento miliardi di dollari l’anno per aiutare i paesi poveri a sostenere i costi della lotta al cambiamento climatico: un'altra scadenza mancata, che per il momento è stato posticipata al 2023.
  • Tre anni dopo, a Varsavia, la COP19 punta a un nuovo accordo che fissi al 2015 il termine ultimo per riduzione dei gas inquinanti: ma diversi paesi, tra cui la stessa Polonia, si oppongono.
  • Molto più ambiziosa è la COP 21, che nel 2015 in Francia porta alla firma dell'ormai celebre Accordo di Parigi, adottato da 197 paesi ma fin troppo disatteso negli anni seguenti. L'intesa fissa a 2° C il tetto massimo sotto il quale l'aumento della temperatura globale dovrebbe essere mantenuta, ancora una volta tramite strategie di de-carbonizzazione, riduzione dell'uso di combustibili fossili e transizione all'elettrico.
  • L'ultima conferenza, la COP25 - inizialmente cancellata per la crisi politica del paese ospite, il Cile - viene recuperata in corner dalla Spagna, che la sposta a Madrid: ma anche stavolta, quasi nessun risultato concreto viene raggiunto sulle questioni più ambiziose, come la creazione di un quadro normativo globale per il commercio del carbonio.

Oggi, la conferenza in corso a Glasgow potrebbe rappresentare l’ultima occasione di limitare quantomeno i danni: dal momento che, secondo diversi analisti, "invertire la rotta", come Angela Merkel ebbe ad augurarsi nel 95 a Berlino, sarebbe un proposito ormai fuori tempo massimo.

Resta però da vedere se i paesi membri saranno in grado di trovare una quadra e attenervisi, rompendo così il circolo vizioso che da 26 anni ha fatto della Conferenza delle parti un continuo susseguirsi di propositi virtuosi e obiettivi mancati