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Afghanistan: l'Isis-K rivendica l'attentato suicida nella moscha sciita di Kunduz

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Di Cinzia Rizzi Agenzie:  AFP, EFE, ANSA
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Il sangue delle vittime dell'attentato della moschea sciita, nel nordest dell'Afghanistan
Il sangue delle vittime dell'attentato della moschea sciita, nel nordest dell'Afghanistan   -   Diritti d'autore  Abdullah Sahil/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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C'è lo Stato Islamico dietro l'attentato suicida che ha ucciso almeno 50 persone durante la preghiera del venerdì, in una moschea sciita della provincia di Kunduz, nel nordest dell'Afghanistan. I talebani hanno condannato l'attacco, promettendo che "troveranno, arresteranno e puniranno severamente gli autori di questo grande crimine".

Secondo il gruppo jihadista, l'attentatore era soprannominato "Mohammed l'uiguro", suggerendo fosse un membro della minoranza musulmana cinese, della quale alcuni membri si sono uniti all'Isis-K.

Famigliari e amici piangono le vittime dell'attacco terroristico

"Chiediamo all'Emirato islamico dell'Afghanistan di prestare particolare attenzione alla sicurezza di tutte le moschee e dei luoghi di culto, soprattutto di quelli sciiti, perché siamo in minoranza. Questa non è la prima tragedia e non sarà l'ultima", dice un famigliare di una delle vittime.

Il gruppo locale dell'Isis (Isis-K) ha aumentato gli attacchi nel Paese, con la partenza delle truppe straniere. Il peggiore è stato quello all'aeroporto di Kabul dello scorso 26 agosto, che ha ucciso almeno 180 persone.

La fuga degli afghani e il primo faccia a faccia Usa-talebani

Nel frattempo gli afghani continuano a cercare di lasciare il proprio Paese. Prima dell'arrivo al potere dei talebani, tra le 1.000 e 2.000 persone al mese provavano ad attraversare la frontiera con l'Iran, attraverso il valico di Zaranj nella provincia di Nimroz. Ora sono 3.000/4.000 al giorno.

Questo fine settimana una delegazione statunitense incontrea i rappresentanti talebani a Doha, in Qatar. Si tratta del primo faccia a faccia tra le due parti, dopo l'evacuazione delle truppe americane, terminata il 31 agosto. "Spingeremo i talebani a rispettare i diritti di tutti gli afghani, comprese le donne e le ragazze e a formare un governo inclusivo con un ampio sostegno", ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato Usa, specificando come quest'incontro non significhi un riconoscimento del regime talebano.