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L'Ue riapre il dibattito sul genocidio armeno, ancora non riconosciuto da tutti i Ventisette

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L'Ue riapre il dibattito sul genocidio armeno, ancora non riconosciuto da tutti i Ventisette
Diritti d'autore  ASSOCIATED PRESS/AP1915
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La decisione degli Stati Uniti di riconoscere ufficialmente il genocidio armeno ha riacceso il dibattito sul tema anche nell'Unione europea, dove finora sono solo 16 gli Stati membri, a cui va aggiunto il Parlamento europeo, a riconoscere che il massacro della popolazione armena a inizio del secolo scorso fu genocidio. Fuori dal Blocco oltre agli Stati Uniti solo altri 13 paesi al mondo condividono questa posizione.

La comunità armena del Belgio ha accolto con favore questi riconoscimenti, ma chiede dei passi in avanti nella lotta contro il negazionismo e il riconoscimento storico del loro dramma, come sottolinea il presidente del Comitato degli armeni in Belgio, Nicolas Tavitian. "Non si tratta solo di riconoscere il genocidio armeno con una legge in questo o quel parlamento - osserva Tavitian - Si tratta piuttosto di riconoscere il nostro genocidio come un fatto. Perché è avvenuto e su questo non ci devono essere dubbi. Ora che gli Stati Uniti hanno riconosciuto il genocidio del popolo armeno per noi inizia una nuova fase - conclude l'attivista - che non mira solo al riconoscimento politico, ma punta ad attenuare le conseguenze del negazionismo e le politiche aggressive della Turchia nei confronti dell'Armenia”.

Tra il 1915 e il 1916, circa un milione e mezzo di armeni furono uccisi o fatti morire di fame per mano dell'impero ottomano. Nonostante il diffuso consenso accademico sul fatto che queste atrocità equivalessero a genocidio, lo stato turco ha sempre rifiutato questo termine e il numero di vittime, sostenendo che le uccisioni di massa sono avvenute da entrambe le parti. Questa posizione è condivisa da buona parte della comunità turca di Bruxelles che crede che il riconoscimento del genocidio armeno sia un'arma politica utilizzata dall'Occidente per indebolire la Turchia.

Ma secondo gli esperti, la Turchia ha un'approccio più emotivo che obbiettivo alla questione armena, come spiega Seda Gürkan, docente di politica turca presso l'Università di Bruxelles, Ulb: "La Turchia sta affrontando un periodo molto difficile - racconta la docente - da un lato l'economia che non va più bene come prima e dall'altro l'isolamento crescente nelle sue relazioni internazionali. I rapporti con le potenze prossime come Russia, Unione europea e Israele sono sempre più complessi. Quindi in un quadro simile debolezza, è difficile che il governo di Ankara possa reagire in maniera incisiva contro il riconoscimento del genocidio Armeno da parte deli Stati Uniti”.

La Turchia però potrebbe strumentalizzare il tema per alimentare il nazionalismo. Cosa che, secondo gli esperti, potrebbe incrinare ancora di più le sue relazioni con l'Occidente con lo stato armeno con cui condivide il confine orientale.