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Nagorno-Karabakh, a Baku un parco dei trofei di guerra con gli elmetti dei soldati armeni uccisi

Il Presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, inaugura il Parco dei Trofei di Guerra
Il Presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, inaugura il Parco dei Trofei di Guerra   -   Diritti d'autore  HANDOUT/AFP
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Dopo l'apertura a Baku di una mostra dei trofei di guerra, in cui sono esposti anche gli elmetti dei soldati armeni uccisi durante il breve e recente conflitto nel Nagorno-Karabakh, l'Armenia ha accusato l'Azerbaigian di odio razziale e "politica genocida".

Lunedì scorso, il presidente azero Ilham Aliyev ha visitato il Parco dei Trofei, che verrà presto inaugurato nella capitale azera.

Vi saranno esposti macchinari, attrezzature ed armi sequestrate agli armeni durante la guerra dell'autunno 2020. Oltre 300 reperti, inclusi manichini di cera che raffigurano personale militare armeno e deputati europei. Tra gli oggetti in mostra, anche centinaia di elmetti appartenuti a soldati armeni uccisi.

"Tutti coloro che visiteranno il Parco dei Trofei vedranno la forza del nostro esercito, la nostra determinazione e quanto sia stato difficile raggiungere la vittoria", ha detto il presidente azero in un video pubblicato sul suo sito web.

Lo shock degli armeni e della comunità internazionale

Il ministero degli Esteri armeno ha denunciato la "degradazione pubblica della memoria delle vittime di guerra, delle persone scomparse e dei prigionieri di guerra" e una "violazione dei diritti e della dignità delle loro famiglie. L'Azerbaigian sta consolidando la sua posizione come centro mondiale dell'intolleranza e della xenofobia".

Le immagini dei "trofei" hanno scioccato la comunità armena di Yerevan. L'apertura del parco è "una prova dell'odio contro gli armeni e della politica genocida dell'Azerbaigian", ha aggiunto il difensore civico armeno dei diritti umani, Arman Tatoyan.

"Questo è vero fascismo", dice all'agenzia AFP lo storico 41enne Mher Barseguian. Questo parco trofei "ci ricorda le prove della barbarie di Hitler, esposte nei musei di tutto il mondo".

Un membro del Parlamento europeo, il greco Nikos Andrulakis, ha definito l'esposizione "un memoriale della barbarie" che "insulta la memoria dei soldati armeni". Andrulakis ha invitato le organizzazioni internazionali a rispondere a queste "usanze medievali che disonorano l'umanità".

Un altro eurodeputato, Lukas Fourlas, ha fatto appello alla Commissione europea con la richiesta "di agire in relazione all'inaccettabile" parco dei trofei, poiché la sua istituzione "non contribuisce alla pace e alla fiducia nella regione".

Si è unita al coro delle critiche anche Alexandra Louis, deputata francese del partito di Macron, La République En Marche, e relatrice al Consiglio d'Europa. Ha definito l'apertura del Parco "una vergogna", aggiungendo che "un regime che vede la morte delle persone, prima di tutto, come una vittoria, non diventerà mai una democrazia".

Louis ha ricordato che, al momento, molti militari armeni non sono ancora tornati in patria. Lo scambio di prigionieri, così come quello delle salme delle vittime, era previsto dall'accordo di pace trilaterale del 10 novembre 2020.

Anche il Comitato nazionale armeno d'America ha protestato. "Gli elmi cerimoniali degli armeni morti, assieme alla mostra di caricature grottesche di soldati morenti sono pratiche comuni per i regimi di genocidio più disgustosi", ha detto il rappresentante dell'organizzazione, Alex Galitsky.

La risposta azera

Il ministero degli Esteri dell'Azerbaigian ha rispedito al mittente le critiche armene, denunciando una "campagna di menzogne e diffamazione". Il messaggio del parco, afferma, è quello del "trionfo del diritto internazionale sull'occupazione illegale" del Nagorno-Karabakh da parte delle forze armene.

Il presidente azero Aliyev, al quale è stato inviato il primo biglietto della mostra, ha richiamato l'attenzione su muro realizzato con targhe di camion militari armeni, sequestrati "nelle terre liberate dall'occupazione".

Secondo Aliyev, i primi a creare una simile composizione sarebbero stati proprio gli armeni. Dopo la prima guerra del Karabakh, infatti, "gli armeni hanno messo in mostra le targhe delle auto private degli azeri, così da dimostrare che erano stati espulsi dalla terra dei loro antenati". Una prova, secondo gli azeri, "della pulizia etnica condotta dall'Armenia contro l'Azerbaigian".

Il parlamentare Razi Nurullayev ha scritto su Twitter che il progetto nasce per "informare sui crimini di guerra di Yerevan contro i civili azeri". "Giustizia, questo è ciò di cui l'umanità ha più bisogno", ha detto Emin Aslanov della Missione permanente della Repubblica all'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, aggiungendo che il parco rappresenta la prova di 30 anni di aggressione contro l'Azerbaigian e il suo popolo.

Erdogan tra i primi a vedere i trofei di guerra in parata

Tra i primi visitatori, i partecipanti alla conferenza internazionale "Nuova visione del Caucaso meridionale: sviluppo e cooperazione post-conflitto" che si è svolta il 13 aprile presso l'ADA University. Alcuni degli oggetti in esposizione sono stati mostrati durante la parata della vittoria il 10 dicembre scorso, a Baku. Ospite d'onore: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

La guerra nel Nagorno-Karabakh, una regione indipendente a maggioranza armena ma riconosciuta dalla comunità internazionale come parte dell'Azerbaigian, è ripresa nel settembre 2020 e ha provocato oltre 6mila vittime in sei settimane. Sono stati 2.800 i militari azeri morti in 44 giorni di combattimenti.

Tecnologicamente superiore, l'Azerbaigian ha sconfitto le truppe armene anche grazie all'aiuto della Turchia e ha ripreso il controllo non solo di una parte del Nagorno-Karabakh, ma anche di diversi distretti persi da oltre trent'anni.

Baku e Yerevan si accusano a vicenda di crimini di guerra.

La sconfitta dell'Armenia ha portato ad una crisi politica nel Paese, con manifestazioni contro il primo ministro Nikol Pashinian, accusato di "tradimento" per aver firmato il cessate il fuoco. Sono state indette per il giugno prossimo elezioni parlamentari anticipate.