I saloni di parrucchiere sono diventati veri e propri «hub di fiducia», in grado di coinvolgere il pubblico sull’emergenza climatica, secondo una nuova ricerca.
Gli scienziati sono entrati nei saloni di bellezza dopo aver capito che i parrucchieri potrebbero essere un’arma “sottovalutata” per dare impulso all’azione sul clima.
Oltre a saper sistemare la ricrescita e tagliare le fastidiose doppie punte, i parrucchieri sono rinomati per le loro doti di conversatori. Che si tratti di parlare delle prossime vacanze, dei programmi per il weekend o di sfogarsi sul lavoro, il parrucchiere è diventato una sorta di confidente, psicologo e amico insieme.
Una nuova ricerca del Centre for Climate Change and Social Transformation (CAST) dell’Università di Bath – insieme a un trio di altre università britanniche – rivela che è proprio questo a rendere i saloni dei “luoghi di fiducia”, che potrebbero essere usati per incoraggiare conversazioni sul cambiamento climatico.
Parrucchieri, nuovi alleati segreti contro il cambiamento climatico?
Il team di ricerca ha condotto interviste approfondite con 30 proprietari e direttori di saloni nel Regno Unito sulle loro esperienze legate a clima e sostenibilità.
Ha poi lanciato un intervento a livello nazionale in 25 saloni sostenibili usando i “Mirror Talkers”, brevi consigli ecologici applicati agli specchi per stimolare conversazioni su una cura dei capelli più sostenibile.
“La maggior parte di noi pensa che un prodotto ‘green’ sia quello con il packaging riciclabile, ma l’impronta di carbonio dello shampoo è dovuta soprattutto all’acqua calda usata”, spiega Denise Baden dell’Università di Southampton.
“Messaggi semplici come ‘la maggior parte di noi usa troppo shampoo e si lava i capelli troppo spesso’ possono avviare conversazioni su come lavarli meno e a temperature più basse faccia risparmiare tempo, denaro, energia e acqua, ed è migliore per la pelle e per i capelli”.
Saloni di bellezza, spazi preziosi per parlare di clima
Lo studio, pubblicato sulla rivista Humanities & Social Sciences Communications (fonte in inglese), ha rilevato che quasi il 73 per cento dei clienti ha dichiarato che probabilmente avrebbe cambiato la propria routine di cura dei capelli dopo le conversazioni innescate dai Mirror Talkers.
Alcuni hanno riferito di essere passati a prodotti ecologici, di aver abbassato la temperatura dell’acqua calda e di aver modificato le proprie abitudini anche a casa.
I ricercatori affermano che questo dimostra come i parrucchieri abbiano una “capacità inesplorata” di inserire il tema del cambiamento climatico nelle conversazioni e nelle azioni di tutti i giorni. Ora invitano i responsabili politici a diffondere strumenti come i Mirror Talkers a livello nazionale e a riconoscere che i saloni sono spazi preziosi per il coinvolgimento sul clima.
“Se vogliamo davvero costruire un movimento pubblico per l’azione climatica, è il momento di investire in questi influencer silenziosi, perché il cambiamento reale nasce dalle conversazioni di ogni giorno”, afferma Sam Hampton del CAST.
Come i saloni rispondono alle preoccupazioni per il clima
Matilda Collins, direttrice senior e stilista da Paul Edmonds London, nel Regno Unito, racconta a Euronews Green che i clienti sono sempre “più vocali” riguardo al tipo di ingredienti contenuti nei prodotti per capelli.
Allo stesso tempo, il salone è sempre più consapevole della propria impronta ambientale e sta introducendo misure di risparmio energetico, tra cui un sistema di scambio di calore per ridurre il bisogno di riscaldare continuamente l’acqua.
Euronews Green ha presentato l’iniziativa dei “Mirror talkers” a Collins, che ritiene possa portare risultati positivi se l’esperienza “risulta naturale e cattura l’attenzione del cliente senza dare l’idea di essere troppo virtuosa”.
Aggiunge: “In definitiva, il rapporto e la fiducia che uno stilista costruisce con il cliente sono ciò che può favorire un possibile positivo cambiamento di comportamento quando pensiamo all’acquisto di un determinato marchio.
“Potrebbe comunque diventare un’ottima piattaforma educativa e uno stimolo alla conversazione”.