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Francia: a un anno esatto dalle elezioni, ecco gli sfidanti di Macron

Emmanuel Macron
Emmanuel Macron   -   Diritti d'autore  Thibault Camus/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
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A solo un anno dalla tornata in cui i francesi sarano chiamati alle urne per eleggere un nuovo presidente, quanti aspirano a sostituire Emmanuel Macron iniziano a emergere dallo scenario politico.

Macron, 43 anni, è salito al potere nel 2017 creando il suo partito - La République En Marche! -- e promettendo di rimodellare la politica francese.

Il suo mandato è stato finora plasmato da questioni interne, tra cui le proteste di strada dei Gilets Jaunes (Gilet Gialli) durate diversi mesi, il braccio di ferro sulle riforme pensionistiche e la gestione della pandemia.

Ci si aspetta che si ricandidi, secondo gli esperti sentiti da Euronews, ma l'annuncio non è ancora ufficialmente arrivato.

A soli 12 mesi dal primo turno delle votazioni, solo il 35% dei francesi afferma di avere fiducia nell'azione del governo circa la pandemia di COVID-19 e solo il 45% ha un'opinione favorevole di Macron, secondo due recenti sondaggi dell'IFOP.

Nel frattempo, se le elezioni dovessero tenersi ora, le intenzioni di voto per il primo turno lo vedrebbero arrivare secondo dietro Marine Le Pen.

Eccovi quindi una carrellata dei profili di coloro che sono in corsa per sostituire Macron o che ci si aspetta dichiarino presto la loro candidatura.

Destra

1. Marine Le Pen, Front Nationale (FN)

La politica di estrema destra, 52 anni, spera che la sua terza candidatura possa essere quella decisiva, dopo aver corso sia nel 2012 che nel 2017.

Nell'ultima elezione è arrivata al secondo turno contro Macron. L'ultimo sondaggio IFOP sulle intenzioni di voto le attribuisce attualmente il 28% dei voti al primo turno, due punti percentuali in più di Macron.

Nel corso degli anni, si è parlato molto dei suoi tentativi di prendere le distanze da suo padre Jean-Marie e di riformare in senso più moderato il partito che ha ereditato da lui.

Thibault Camus/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved
Marine Le PenThibault Camus/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved

Secondo Arnault Leclerc, professore di scienze politiche all'Università di Nantes, è probabile che Le Pen concentri la sua campagna sulla critica a un presidente che trascura gli abitanti delle zone rurali e i più poveri per favorire i "favoriti dalla globalizzazione".

Ci si aspetta anche che si concentri su questioni culturali come il secolarismo, il separatismo e le migrazioni e che ometta l'economia, ampiamente considerata uno dei suoi punti più deboli.

"Ha cercato di ammorbidire la sua posizione su questioni economiche come l'uscita dall'euro, che è scomparsa dal suo programma", ha detto a Euronews Antonio Barroso, esperto di politica presso Teneo Intelligence.

"L'altro giorno, ha detto che tutto il debito pubblico dovrebbe essere ripagato, il che è un sostanziale cambiamento di rotta rispetto a quanto sosteneva nelle ultime elezioni, quando Macron l'ha sconfitta nel dibattito presidenziale tra i due turni concentrandosi soprattutto sulla sua incapacità di presentare una piattaforma economica coerente", ha aggiunto.

2. Xavier Bertrand

Insieme a Le Pen, il 56enne Bertrand è l'unico altro candidato credibile della destra francese ad aver annunciato la candidatura.

Apparteneva al principale partito di destra, Les Republicains (LR), ma lo ha abbandonato dopo le elezioni del 2017, criticando la leadership per non aver sostenuto esplicitamente Macron al secondo turno contro Le Pen.

BOB EDME/AP
Xavier BertrandBOB EDME/AP

Attualmente è terzo dietro Macron e Le Pen con il 14% delle intenzioni di voto al primo turno. Ma il sondaggio IFOP lo vede vincitore contro Le Pen in uno scontro al secondo turno, se Macron non dovesse raccogliere abbastanza voti.

Non è ancora chiaro come LR sceglierà il suo candidato ufficiale e se Bertrand sceglierà di correre sotto quella bandiera. Ma la questione è fondamentale "perché chiunque la destra scelga potrebbe rappresentare una sfida enorme per Macron al primo turno", ha detto Barroso.

In ogni caso, dunque, il candidato dovrà camminare su un filo sottilissimo.

LR ha sofferto pesantemente nelle elezioni europee del 2019, e anche se ha resistito abbastanza bene alle comunali dello scorso anno "il radicamento a livello locale - sottolinea Leclerc - non gioca un ruolo importante nelle elezioni presidenziali".

"Quindi devono fare una scelta molto difficile: o convergere al centro per competere direttamente con Macron (e a quel punto distinguersi dal Front National sarà poi abbastanza semplice, ma resta da capire se l'elettorato li seguirà); o optare per una linea di destra più radicale per competere con Le Pen, ma il rischio politico di essere cannibalizzati in questo caso sarebbe alto".

Sinistra

1. Jean-Luc Mélenchon, La France Insoumise (LFI)

Anche il politico di sinistra populista, 69 anni, ha annunciato la sua candidatura per il prossimo anno.

Nelle ultime elezioni presidenziali, è arrivato quarto assicurandosi il 19,5% dei voti. Per ora, il sondaggio IFOP gli attribuisce il 10% delle intenzioni di voto al primo turno.

David Niviere/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
Jean-Luc MélenchonDavid Niviere/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Negli ultimi quattro anni, il partito da lui fondato ha inviato deputati nel parlamento nazionale ed europeo, ottenendo però risultati piuttosto scarsi nelle elezioni locali dell'anno scorso.

"Melenchon - ci ha spiegato Barroso - sarà molto più vicino allo spirito dei Gilets Jaunes, probabilmente parlando molto più di economia e cercando di dipingere Macron come un'espressione della nuova destra liberale che non si preoccupa dei diritti economici dei francesi".

Per Leclerc, "l'argomento delle violazioni o delle minacce alle libertà dovrebbe giocare un ruolo importante nella sua campagna".

Probabilmente sosterrà che "il "nuovo mondo" promesso da Macron ha portato a un unico leader che non lascia spazio a niente e a nessuno" e che quindi "la vita democratica è piuttosto regredita sotto l'attuale presidente".

2. Anne Hidalgo, Partito Socialista (PS)

Hidalgo, 61 anni, è l'attuale sindaco di Parigi ed è l'unica dei quattro citati finora a non aver ancora dichiarato ufficialmente la propria candidatura.

Christophe Ena/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
Anne HidalgoChristophe Ena/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Il sondaggio IFOP le attribuisce l'8% delle intenzioni di voto al primo turno.

Il Partito Socialista (PS) è stato decimato negli ultimi quattro anni. Nelle elezioni presidenziali del 2017, il loro candidato si è assicurato appena un 6,4% dei voti. Hanno poi perso 250 seggi parlamentari nelle seguenti elezioni legislative, mantenendo solo 30 deputati. La sequenza è continuata nel 2019, quando sono riusciti a malapena ad assicurarsi i voti per entrare nell'europarlamento.

"La sfida principale che la sinistra deve affrontare è rappresentata dall'enorme divisione nel suo campo. Per essere uno sfidante realistico da sinistra, Hidalgo dovrebbe togliere un sacco di voti a Mélenchon e finché corre è molto difficile che uno dei candidati riesca a passare al secondo turno", ha previsto Barroso.

Secondo Leclerc, "l'unica via d'uscita" del PS sarebbe un'alleanza con il partito dei Verdi. Le due formazioni hanno presentato l'anno scorso liste comuni in diversi collegi comunali. Tuttavia, una tale prospettiva appare "altamente improbabile". "Chi degli ecologisti o del PS accetterebbe una retrocessione?"

Scommesse aperte

L'anno prima delle elezioni presidenziali francesi è di solito pieno di colpi di scena che rimescolano lo scacchiere, quindi , sottolinea Barroso, "dovremmo essere molto attenti ad analizzare la popolarità attuale dei candidati con ciò che potrebbe accadere entro la fine dell'anno".

"Un anno prima delle elezioni (2017), Macron non doveva correre" e il favorito alla vittoria ha finito per essere rovesciato nelle primarie del partito LR da Francois Fillon, che a sua volta è stato fatto fuori da uno scandalo, lasciando la corsa libera per Macron.

Lo stesso è successo con Dominic Strauss-Khan, che un anno prima del ballottaggio del 2012 era il chiaro favorito per la vittoria. Ma il politico del PS è stato abbattuto da uno scandalo sessuale.

"Se andiamo più indietro, possiamo quasi farne una costante nelle elezioni presidenziali: Rocard nel 1980, Barre nel 1987, Balladur nel 1994: tutti erano favoriti un anno prima e sono finiti invece fuori gioco", ha evidenziato Leclerc.

"Un'ennesima sorpresa - conclude - è dunque sempre possibile"