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Accordo sul nucleare iraniano: primi piccoli passi in avanti, Usa e Iran si "annusano" a distanza

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Giornalisti e telecamere davanti al Grand Hotel Wien, dove si sono svolti i colloqui sul nucleare iraniano.
Giornalisti e telecamere davanti al Grand Hotel Wien, dove si sono svolti i colloqui sul nucleare iraniano.   -   Diritti d'autore  Florian Schroetter/Florian Schroetter
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È sempre Vienna il teatro dei colloqui sul nucleare iraniano.

Vienna "caput mundi"

Fu nella capitale austriaca che il 14 luglio 2015 venne siglato l'accordo tra Usa, Iran e i 5+1.
E ora, dopo questo incontro, mediato dall'Ue, e definito "costruttivo" da tutte le parti, esiste la volontà di un ripristino dell'Accordo sul nucleare iraniano firmato da Obama e cancellato unilateralmente da Trump nel 2018.

Carlos Barria/AP
Era John Kerry il Segretario di Stato americano, quel 14 luglio 2015...Carlos Barria/AP

Sanzioni e controlli

Anche se Stati Uniti e Iran non stanno ancora trattando direttamente tra di loro, gli inviati di Russia, Cina, Germania, Francia e Regno Unito hanno già scelto un orientamento coordinato e concertato.

Sono stati istituiti due gruppi di lavoro: uno per la la revoca o la riduzione delle sanzioni americane contro l'Iran e l'altro sul controllo del rispetto dei limiti nucleari concordati con Teheran, come l'arricchimento dell'uranio.

Lo stesso inviato speciale di Washington per l'Iran, Rob Malley, ha aperto ad una possibile riduzione delle sanzioni contro l'Iran. Un annuncio che è stato accolto con favore dalla Repubblica Islamica, che lo ha definito "promettente".

Scrive così su Twitter Enrique Mora, vice-segretario generale del Servizio europeo per le azioni esterne dell'Ue:
"Un incontro costruttivo. Ci sono unità e ambizione per un processo diplomatico congiunto con due gruppi di esperti su applicazione del nucleare e revoca delle sanzioni. Come coordinatore, intensificherà i contatti separati qui a Vienna con tutte le parti coinvolte, inclusi di Usa".

"Un passo in avanto costruttivo"

Spiega Ned Price, portavoce del Dipartimento di Stato americano:
"Vediamo con favore questo passo costruttivo e certamente benvenuto. E alla fine, lasciando Vienna, speriamo di tornare negli Stati Uniti, con il nostro team di negoziatori, con una migliore comprensione di una road map puntuale ed efficace che ci permetta di arrivare al risultato finale".

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Il portoavoce del Dipartimento di Stato americano, Ned Price.AP Photo

"Faremo la nostra parte se gli americani faranno la loro"

Il vice-ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, puntualizza:
"È assolutamente chiaro ciò che gli americani devono fare riguardo alle sanzioni e ciò che l'Iran deve fare per rispettare in pieno l'accordo sul nucleare. Quindi, si può concretizzare tutto in una sola fase. Tuttavia, noi faremo la nostra parte solo dopo che gli americani avranno fatto la loro. E dopo aver controllato che l'abbiano davvero fatta".

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Abbas Araghchi è il vice-ministro degli Esteri dell'Iran.AP Photo

L'Iran promette di non sgarrare più

L'obiettivo finale dell'accordo è impedire all'Iran di costruire una bomba nucleare, cosa che Teheran continua a dichiarare di non voler fare.

L'Iran aveva reagito alla decisione di Trump di abbandonare l'accordo con progressive violazioni dei limiti per l'arricchimento dell'uranio stabiliti dall'accordo stesso, portandolo ad una purezza del 20%. Il governo di Teheran ha, inoltre, limitato l'accesso agli esperti dell'Aiea (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) ai cosiddetti siti "non dichiarati", dove si sospetta venga materialmente arricchito l'uranio.

L'Iran ora possiede abbastanza uranio arricchito per costruire una bomba, ma in una quantità molto minore rispetto a prima della firma dell'accordo nucleare.