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Myanmar: continua la dura repressione. Onu: oltre 70 morti dall'inizio delle proteste

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Di Euronews Agenzie:  AFP
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Un paramedico cura un manifestante ferito, durante le proteste anti golpe a Mandalay, Myanmar, sabato 13 marzo
Un paramedico cura un manifestante ferito, durante le proteste anti golpe a Mandalay, Myanmar, sabato 13 marzo   -   Diritti d'autore  AP Photo
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In Myanmar si piangono le vittime della dura repressione delle proteste, scattate dopo il colpo di stato militare. Una folla di persone ha partecipato questo sabato ai funerali di Chit Min Thu, 25enne ucciso giovedì dalle forze armate a Yangon. Il giovane uomo era stato colpito alla testa.

Quella di giovedì è stata tra le più sanguinose repressioni registrate finora dal golpe del primo febbraio scorso. Secondo i media locali, sarebbero almeno 12 i manifestanti ad aver perso la vita per mano delle forze di sicurezza birmane.

Venerdì sera i dimostranti sono tornati in strada, nonostante tutto, per chiedere il rilascio della leader democratica Aung San Suu Kyi e il ripristino della forma di governo precedente al golpe. Durante la protesta a Yangon, altre tre persone sono state uccise. Secondo l’Onu, finora le vittime della repressione sono oltre 70.

Nel frattempo resta in carcere Thein Zaw, giornalista dell’Associated Press, arrestato insieme ad altri otto colleghi il 27 febbraio, mentre copriva le manifestazioni. Era stato fermato dalla polizia mentre fotografava alcuni agenti che caricavano i manifestanti.

Il 32enne è accusato di violazione di una legge sull’ordine pubblico. Zaw, che rischia tre anni di carcere, affronterà una nuova udienza presso il tribunale di Kamayut Township il prossimo 24 marzo.

Secondo l’Associazione di assistenza per i prigionieri politici, sono 38 i giornalisti arrestati dall'inizio delle proteste. 19 di loro si trovano attualmente in carcere.