Ci sono state manifestazioni in molti Paesi, alcune per protestare contro l'azione militare israelo-statunitense, altre per celebrare la caduta di Ali Khamenei
Negli ultimi giorni la scena internazionale è stata scossa da un’escalation di violenza e tensioni diplomatiche a seguito dei raid aerei statunitensi e israeliani sull’Iran, che hanno portato alla conferma da parte dei media di Stato iraniani della morte della Guida Suprema, Ayatollah Ali Khamenei, colpito nella sua residenza durante gli attacchi coordinati delle due potenze occidentali.
Manifestazioni a New York e Canberra
A New York, centinaia di manifestanti si sono radunati a Times Square per protestare contro l’azione militare congiunta. Le reazioni nella folla sono state contrastanti: diversi iraniani-americani hanno espresso la loro opposizione a un ulteriore conflitto, mentre altri hanno definito l’uccisione di Khamenei un "atto coraggioso" nel contesto della lunga tensione con Teheran.
Nel distretto diplomatico di Canberra, Australia, circa 200 persone di origine iraniana e sostenitori hanno celebrato la notizia davanti all’ambasciata iraniana, sventolando bandiere australiane, americane, israeliane e le storiche bandiere dell’Iran pre-rivoluzionario. Il governo australiano ha formalmente dichiarato di appoggiare le misure intraprese dagli Stati Uniti per contrastare ciò che definisce una minaccia alla pace internazionale, pur sottolineando l’importanza di proteggere i civili e scongiurare un conflitto regionale.
Scontri violenti a Karachi: decine di vittime
La notizia della morte di Khamenei ha scatenato manifestazioni di grande portata in diverse città del mondo musulmano. In Pakistan, in particolare a Karachi, la protesta contro gli attacchi ha preso una piega violenta mentre centinaia di persone hanno cercato di assaltare il consolato degli Stati Uniti.
Le autorità, dopo ore di scontri con forze di sicurezza, hanno confermato almeno nove vittime e decine di feriti tra i manifestanti e, secondo fonti locali, almeno 34 persone sono rimaste ferite nel corso dei disordini.
Testimonianze e video raccolti dai media mostrano manifestanti che tentano di forzare l’ingresso della missione diplomatica, lanciando pietre e scontrandosi con le forze di polizia e i Marine di guardia. Le stime delle vittime variano leggermente tra le fonti ma convergono sul fatto che si tratti di uno degli scontri più gravi legati alle reazioni internazionali agli attacchi sull’Iran.
Reazioni regionali e prospettive future
Parallelamente agli scontri in Pakistan, proteste minori sono state segnalate anche in altre città pakistane, tra cui Lahore, Islamabad e Peshawar, con forze di sicurezza che hanno imposto restrizioni e misure per limitare le manifestazioni pubbliche.
L’incertezza politica che segue la morte di Khamenei - figura centrale della Repubblica islamica fin dal 1989 - ha innescato analisi sul futuro assetto del potere a Teheran, mentre continui attacchi e rappresaglie tra alleanze regionali e internazionali fanno temere un’ulteriore escalation.
In un momento già segnato da tensioni geopolitiche, la comunità internazionale resta in allerta, con organismi come l’Onu che invocano cautela e dialogo per evitare che gli scontri si trasformino in un conflitto di dimensioni maggiori.