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Birmania: Aung San Suu Kyi in carcere dopo il golpe, reazioni internazionali

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Un manifesto a Yangon con l'immagine di Aung San Suu Kyi
Un manifesto a Yangon con l'immagine di Aung San Suu Kyi   -   Diritti d'autore  Thein Zaw/AP
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Con un annuncio sulla tv pubblica, in Birmania è stato proclamato lo stato d'emergenza per un anno.

I militari riprendono il controllo totale e per Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e leader di fatto del Paese, si riaprono le porte del carcere. Insieme a lei sono detenuti numerosi altri esponenti de governo.Tutti i poteri sono stati trasferiti al generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate, mentre ad assumere la presidenza ad interim è Myint Swe, un ex generale meglio conosciuto per aver guidato una brutale repressione dei monaci buddisti nel 2007.

La situazione è precipitata dopo che da settimane l'esercito, cui la Costituzione garantisce una rappresentanza in parlamento, contestava i risultati delle elezioni generali di novembre, vinte dalla Lega nazionale per la democrazia (NLD) di Aung San Suu Kyi per la seconda volta da quando, nel 2011, la giunta che ha governato il Paese per mezzo secolo è stata sciolta.

Il golpe era nell'aria

Il timore di un colpo di Stato era nell'aria da giorni, tanto che Aung San Suu Kyi aveva registrato un messaggio che è stato diffuso sui social.

San Suu Kyi chiede di non accettare il golpe, volto a ripristinare la dittatura militare.

I militari, dice ancora la leader birmana - che malgrado le avverse fortune gode di un forte seguito tra i cittadini - negano la pandemia che sta colpendo severamente il Paese. Reagite - conclude - e rimanete uniti.

Calma apparente nelle strade delle principali città

Anche se il golpe era nell'aria, la popolazione è stata presa alla sprovvista e stamani ha affollato i negozi alimentari e ha fatto la fila per ritirare contanti al bancomat. Banche chiuse stamani, così come gli aeroporti. Non si registra alcuno spargimento di sangue, mentre il dispiegamento di militare resta limitato.

Nuove elezioni tra un anno

I militari sono entrati in azione nel giorno in cui i parlamentari dovevano riunirsi per la prima volta. I soldati controllano le strade principali della capitale Naypyidaw. Le comunicazioni via internet e telefono sono difficili. A dare l'annuncio della presa di potere è stata la tv nazionale, Myawaddy, che ha spiegato che la decisione si basa su una parte della Costituzione, redatta nel 2008, che permette alle forze armate di prendere il controllo in tempi di emergenza nazionale.

L'emergenza, stando alle forze armate, è dovuta all'incapacità del governo di agire dopo le denunce di brogli elettorali nelle elezioni dello scorso novembre. I militari affermano di aver identificato milioni di casi di frode, tra cui migliaia di centenari o minori che risulterebbero tra i votanti. Il governo di Aung San Suu Kyi è stato accusato anche di non avere posticipato le elezioni a causa della pandemia.

Con il pretesto della pandemia di coronavirus, le elezioni "non sono state né libere né eque", ha assicurato in conferenza stampa la scorsa settimana il portavoce dell'esercito, il generale Zaw Min Tun. I militari hanno annunciato di volere indire nuove elezioni "libere e regolari" alla fine dello stato di emergenza di un anno, per organizzare un trasferimento dei poteri.

La condanna internazionale

Aung San Suu Kyi ha esortato il popolo birmano a "non accettare il colpo di Stato": lo ha riferito il partito della leader birmana. Immediata la reazione delle cancellerie in tutto il mondo.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, "ha condannato fermamente il colpo di stato, chiedendo il ripristino del governo civile e il rilascio dei prigionieri.

Il segretario di Stato americano Antony Blinken è stato tra i primi ad esprimere la sua preoccupazione: "Gli Stati Uniti - si legge in un tweet del segretario - esprimono grave preoccupazione per le notizie secondo cui l'esercito birmano ha arrestato diversi leader del governo civile e della società civile. I militari devono revocare immediatamente queste misure".

Sulla stessa linea anche il capo della diplomazia europea Josep Borrell:"Condanno fermamente il colpo di stato dei militari e chiedo un immediato rilascio dei detenuti - ha scritto Borrell su Twitter -. I risultati elettorali e la Costituzione devono essere rispettati. Il popolo della Birmania vuole la democrazia. L'Unione europea è con loro".

"Abbiamo notato cosa è successo in Birmania - afferma invece Wang Wenbin, portavoce del Ministero degli Esteri cinese - prendiamo atto dei progressivi sviluppi della situazione: la Cina è un vicino amichevole, ci auguriamo che tutte le parti gestiscano adeguatamente le loro differenze nell'ambito del quadro costituzionale e legale e manterranno la stabilità politica e sociale".

L'Esercito controlla ancora i ministeri chiave

L'Esercito sostiene che il suo intervento rientri nell'ambito della legalità, mentre Human rights watch, ong internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, ha definito la parte della Costituzione che permette ai militari di dichiarare lo stato di emergenze come un "meccanismo di colpo di stato in attesa". La Costituzione garantisce alle forze armate il 25% dei seggi in Parlamento e il controllo di tre ministeri chiave (Interno, Difesa e Confini).

La notizia del golpe e dell'arresto di Aung San Suu Kyi ha creato grande preoccupazione nel paese. A Yangon, la più grande città del Myanmar, molti abitanti hanno rimosso le bandiere rosse del partito di Suu Kyi che un tempo adornavano le loro case e le loro attività. Si sono formate lunghe code davanti ai bancomat, ma le operazioni di prelievo sono state complicate dal blocco di internet. I lavoratori di alcune aziende hanno deciso di andare a casa.

Chi è Aung San Suu Kyi

La 75enne Aung San Suu Kyi è di gran lunga la politica più popolare del paese ed è diventata il leader de facto e dopo che il suo partito ha vinto le elezioni del 2015, anche se la Costituzione le impedisce di essere presidente. Prima del successo elettorale era stata una feroce antagonista dell'esercito, che l'aveva tenuta agli arresti domiciliari dal 1989 al 2010.

Tuttavia, una volta al potere, Suu Kyi ha dovuto bilanciare il suo rapporto con i generali del paese. La sua immagine ha subito un duro colpo a livello internazionale per la mancata condanna della feroce repressione dell'esercito contro la minoranza musulmana Rohingya nell'ovest del paese, una repressione che gli Stati Uniti e altri pasei hanno definito genocidio.

Un episodio che però non ha offuscato la sua immagine in patria, dove la maggior parte della popolazione ha sostenuto la campagna contro i Rohingya. Il partito di Aung Suu Kyi ha conquistato 396 dei 476 seggi nella Camera bassa e alta del parlamento nelle elezioni dello scorso novembre.