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Covid: ecco perché San Marino ha comprato 7500 dosi del vaccino russo Sputnik V

Di Cecilia Cacciotto
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Uno scorcio di San Marino
Uno scorcio di San Marino   -   Diritti d'autore  ALBERTO PELLASCHIAR/AP2009
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Nessuna dietrologia e non si scomodi la geopolitica per così poco.

Luca Beccari, segretario di Stato per gli Affari esteri della Repubblica di San Marino, spiega a Euronews che le 7500 dosi di vaccino Sputnik, giunte ieri a San Marino dalla Russia, sono il frutto di una valutazione scientificamente ponderata da parte della piccola repubblica.

In attesa delle dosi di Pfizer e Moderna, negoziate attraverso l'Italia, la repubblica ha deciso di rivolgersi alla Russia, mossa che consentirà finalmente di iniziare la campagna vaccinale già domani, 25 febbraio.

John Minchillo/AP
Luca Beccari in un summit internazionale dell'OnuJohn Minchillo/AP

"Eh sì, effettivamente, giovedì si inizia - spiega Luca Beccari - il calendario delle vaccinazioni ricalca quello di altri Stati, iniziamo con i sanitari, anziani e case di riposo".

Il ministro degli Esteri precisa che di fronte ai ritardi registrati da parte delle case farmaceutiche "abbiamo iniziato a esplorare le alternative possibili attraverso i nostri organismi sanitari. A fronte di altri 30 paesi che stanno vaccinando usando Sputnik V, abbiamo ritenuto che questa fosse la scelta da fare".

Sorride e relega a altri contesti le riflessioni che in questi giorni portano lontano dal terreno sanitario: "Non c'è nessuna dietrologia e nessuna valutazione strategico-politica. Su un tema così delicato come la pandemia e il covid le valutazioni che abbiamo fatto riguardano l'urgenza di dover vaccinare i nostri cittadini".

Non per niente San Marino si è subito rimessa nelle mani dell'Italia, che ha negoziato attraverso il canale europeo le dosi da far arrivare anche in questo bel fazzoletto di terra.

"Metterci sotto le ali protettive dell'Italia ci è sembrata la cosa più logica e più naturale sin da subito".

-Visto come sono andate le cose e visto anche altri esempi, primo fra tutti quello di Israele con 10 milioni di abitanti vaccinati in tempo record, se potesse tornare indietro, farebbe una scelta diversa visto che le persone da vaccinare a San Marino sono poco più di 20 mila, forse 25 mila, (30 mila in tutto gli abitanti)?

Del senno di poi ne sono piene le fosse, non usa proprio queste parole Beccari ma precisa:

"A settembre nessuno credeva ancora nel vaccino russo, sicuramente tornando indietro seguiremo lo stesso percorso. Una volta che sono stati annunciati i primi ritardi, ci siamo rivolti direttamente ai produttori ma i tempi di attesa risultavano ancora troppo lunghi".

I tempi per negoziare il vaccino Sputnik V invece hanno imboccato una corsia preferenziale, nel senso che nel giro di poco più di due settimane l'accordo è stato firmato.

Il vaccino è stato pagato intorno a 12 euro a dose, inizialmente Mosca voleva, sembra, addirittura regalarlo , visto il piccolo numero di dosi, ma le autorità sammarinesi hanno preferito fare le cose per bene (circostanza comunque negata dal ministero degli Esteri, dove ci dicono, "assolutamente no, ci hanno detto subito il prezzo).

-Luca Beccaria se domani la chiamassero per iniettarle la prima dose di Sputnik, andrebbe tranquillo?

"Tranquillissimo, aspetto comunque il mio turno. Ricordo che le 7500 dosi di vaccino russo basteranno per vaccinare il 17, forse il 18% della popolazione di San Marino. Per il resto aspettiamo Pfizer e Moderna".

Dubbi legittimi?

Su Formiche Igor Pellicciari va al di là della logica apparente.

Partendo dalla visita nel 2019 del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov a San Marino, definita storica ed eccezionale, in quanto inedita, l'analista ricorda come da più parti si sia avanzato il sospetto già allora che la Russia volesse mettere le mani su San Marino, adombrando piani di azione più finanziari che politici.

"In realtà, quasi la totalità dei passi russi intrapresi verso San Marino in questi anni sono stati di stretta osservanza diplomatica (a partire dal ruolo centrale dei due soli ambasciatori russi a Roma negli ultimi 18 anni, Alexey Meshkov e Sergey Razov). Si sono ispirati ad un modus operandi classico della politica estera del Cremlino che applica in forma quasi automatica due regole di base. Mai cambiare gli alleati (anche quando diventano ingombranti), premiare quanti compiono atti concreti di amicizia (anche se non sono alleati).

È dunque nel contesto storico di queste relazioni che va compreso oggi l’arrivo delle dosi dello Sputnik V a San Marino, anche in quest’occasione risultato di un’azione diplomatica coordinata tra i due Paesi
Igor Pellicciari, esperto di politica russa

Trovatasi nel 2014 – nel pieno della sua fase espansiva internazionale – a fronteggiare un isolamento occidentale per la crisi ucraina, Mosca salutò come un sorso d’acqua nel deserto diplomatico europeo il fatto che la Repubblica di San Marino, appellandosi alla sua millenaria neutralità, non avesse aderito al fronte delle sanzioni contro il Cremlino.

È stato un gesto dal forte impatto simbolico sul fronte interno Russo sia istituzionale – dove una cultura iperstatuale porta a rispettare la sovranità (macro o micro, a prescindere) - che popolare – dove milioni di turisti russi transitati nei decenni in Romagna conoscono molto bene San Marino.

Va anche detto che - scrive ancora Pellicciari - la neutralità sammarinese non si è trasformata in un sistema peraggirare le contro-sanzioni russe e importare prodotti europei sottobanco (come avvenuto ad esempio in Bielorussia).

È dunque nel contesto storico di queste relazioni che va compreso oggi l’arrivo delle dosi dello Sputnik V a San Marino, anche in quest’occasione risultato di un’azione diplomatica coordinata tra i due Paesi".