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Ancora scontri a Tripoli. Covid-19 e povertà infiammano il Libano

Di Debora Gandini
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Ancora scontri a Tripoli. Covid-19 e povertà infiammano il Libano
Diritti d'autore  Hussein Malla/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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Crisi economica, disoccupazione, lockdown e Covid-19. Una miscela esplosiva per il Libano, dove da quasi una settimana sono in corso proteste e manifestazioni.

La gente ormai è esasperata per il deterioramento delle condizioni di vita e le dure restrizioni imposte per contenere la diffusione del virus. Teatro delle violenze Tripoli, dove ogni notte da lunedì scorso, centinaia di persone, in gran parte giovani, scendono in piazza, lanciando sassi alle forze di sicurezza e contro le abitazioni di funzionari locali. Il bilancio di queste proteste è di oltre duecento feriti, tra cui una trentina sono poliziotti. Si parla di almeno un morto. Con gli ospedali della città sono presi d’assalto.

Per cercare di contenere la diffusione del virus, il governo libanese ha imposto un blocco nazionale di quasi un mese e un coprifuoco 24 ore su 24 che durerà fino all'8 febbraio. Misure pesanti che hanno gravato ancora di più sulla crisi economica e finanziaria che già prima della pandemia aveva provocato disordini e malcontento in tutto il Paese.

La valuta libanese è in caduta libera e ha perso oltre l'80% del suo valore. Le banche hanno imposto controlli su prelievi e trasferimenti per proteggere le riserve estere in calo. Intanto disoccupazione e inflazione sono salite alle stelle e decine di migliaia di persone si sono ritrovate nella povertà più assoluta.

Tra crisi economica e Covid-19

Da febbraio 2020, secondo i dati ufficiali, il Libano ha registrato 285.754 casi di Covid-19, di cui 2.477 morti. L'allerta n tutto il Paese è alta in particolare a nord di Beirut e a Tripoli, città epicentro delle proteste antigovernative che hanno segnato la fine del 2019 e i primi mesi del 2020,

Il Libano è in bancarotta da marzo 2019. L'esplosione al porto poi ha devastato tre degli ospedali della capitale, oltre a provocare 200 morti e il ferimento di 6000 persone che hanno ancora bisogno di cure appropriate e urgenti. Un'emergenza nell'emergenza. Un sistema sanitario vicino al collasso. E un Paese che è una mina pronta a esplodere.