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Libano, si arena l'inchiesta anti corruzione sulla Banca Centrale

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Proteste in Libano
Proteste in Libano   -   Diritti d'autore  ANWAR AMRO/AFP or licensors
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In Libano il coperchio del vaso di Pandora è ancora ben saldo al suo posto.
Il controllo finanziario forense delle attività controverse, suppostamente fraudolente, della Banca centrale è fallito.

La società esterna statunitense Álvarez & Marsal, incaricata dell'audit dal governo, ha rescisso il contratto per il rifiuto della banca di fornire informazioni. Nel giorno in cui il Libano celebra l'Indipendenza il presidente Michel Aoun è tornato a parlare alla nazione e ha detto: "L'audit forense è il punto di parteza per ogni riforma perché è in grado di svelare le fonti di corruzione e di spreco e di chiarire le cause del crollo in corso e i responsabili".

-/AFP
Il presidente libanese Michel Aoun-/AFP
Il minimo che si possa dire in queste circostanze è che si tratta di una battuta d'arresto alla logica di stabilire la responsabilità e la trasparenza
Il presidente libanese Michel Aoun
Il capo dello Stato sullo stop all'inchiesta relativa alla Banca Centrale

Oltre alla Álvarez & Marsal di New York, il governo aveva assunto altre due società, KPMG e Oliver Wyman, per condurre le tradizionali verifiche contabili dei conti della BDL.

Sulla carta, la revisione dovrebbe far emergere eventuali attività illecite, dalla corruzione al furto di fondi pubblici in Libano, aprendo la strada alle necessarie riforme che sarebbero l'unico modo del Paese per ottenere il sostegno finanziario della comunità internazionale.

L'indagine, condizione fondamentale per ottenere la fiducia degli investitori stranieri (misura fortemente voluta dal presidente francese Macron e dal Fondo Monetario Internazionale), è deragliata e - mentre Aoun parlava - migliaia di libanesi sono tornati in piazza a Beirut e nelle altre città contro la corruzione e l'impasse gattopardesca del Paese.

"Ci hanno rubato i soldi, hanno rubato la terra, hanno distrutto il sistema legale" ha commentato un manifestante.

Secondo le attuali previsioni dell’Agenzia delle Nazioni Unite, il 55% per cento dei cittadini libanesi, quasi il doppio rispetto allo scorso anno, è sotto la soglia di povertà. Un processo di erosione del reddito e della qualità della vita, iniziato ancor prima dello scoppio della pandemia.

Nel frattempo, i militanti e i legali per i diritti umani affermano che decine di manifestanti libanesi vengono processati davanti ai tribunali militari per le presunte aggressioni alle forze dell'ordine.