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Cashback, cashless: pro e contro della lotta al contante

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Di Diego Malcangi
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Contante o carta?
Contante o carta?   -   Diritti d'autore  foto: D.Malcangi - euronews

Dopo l'esperimento natalizio è entrato in vigore dal primo gennaio in modo più o meno definitivo il cosiddetto "cashback", cioè il bonus che dovrebbe generare un rimborso (fino a 300€ all'anno) sugli acquisti effettuati con pagamento digitale.

Il provvedimento fa parte di una serie di misure con le quali il governo intende procedere alla "lotta al contante". Dopo un primo, breve punto sul "cashback" cogliamo quindi l'occasione per andare a vedere quanto ci sia di positivo e di meno positivo nell'azione volta a contenere l'uso del contante, quale sia il quadro e quali possano esserne le conseguenze.

Naturalmente già l'incremento dell'e-commerce, che si registra da anni e a maggior ragione in fase di confinamento, favorisce i pagamenti digitali. Nel primo paragrafo ci dilunghiamo su questo aspetto, per una miglior comprensione del fenomeno.

Il tema specifico dei pagamenti digitali verrà affrontato, senza ambizioni di completezza ma pur sempre nel tentativo di fornirvi una buona documentazione di base, nei paragrafi seguenti:

2. Strumenti per i pagamenti digitali

3. Pro e contra del pagamento digitale

4. Una sovranità che viene meno?

5. Pagamenti digitali e indebitamento

6. La corsa all'oro delle FinTech - il caso Wirecard

7. Il rapporto Transcrime

8. Fare di necessità virtù - gap dimensionali, generazionali e territoriali

9. Conclusioni sintetiche

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Prima di tutto il Cashback, però: nell'ultima versione del recovery plan italiano figurano 4,75 miliardi per la promozione dei pagamenti digitali: denaro quindi proveniente dal Recovery Fund europeo, un fondo (essenzialmente un prestito) le cui linee guida sono verde e digitale.

A giudicare dalle previsioni di spesa del governo, l'intero importo destinato alla promozione dei pagamenti digitali sarebbe attribuito al cashback: il rimborso da parte del Governo del 10% della spesa effettuata dai consumatori viene finanziato con 1,75 miliardi per il 2021 e 3 miliardi per il 2022. Oltre ai 228 milioni del cashback natalizio, finanziati da altri capitoli.

Il Governo spera di ottenerne (per via di un duplice effetto di motivazione alla spesa e quindi di stimolo economico, ma anche di emersione del nero) un extra-gettito fiscale di 4,5 miliardi, tra oggi e il 2025.

Il primo esperimento, dall'8 al 31 dicembre, ha convinto 5,79 milioni di Italiani (app IO o SPID o Carta d'Identità Elettronica) ai quali si aggiungerebbero però altri 9,5 milioni tra Bancomat e carte di credito registrati, salvo doppioni. Ricordiamo che molti istituti bancari o gestori di carte di pagamento hanno consentito ai loro clienti di partecipare direttamente, senza altre formalità. Non è però dato sapere quante di queste carte siano state registrate "in automatico", senza un'effettiva partecipazione del cliente/consumatore.

Ricordiamo anche che era necessario procedere ad almeno dieci acquisti con pagamento digitale in negozi fisici: al 30/12 erano 49,6 milioni le operazioni effettuate. I rimborsi sui conti correnti sono previsti per febbraio.

Il nuovo cashback in vigore ora prevede invece rimborsi a cadenza semestrale, sulla base di un minimo di 50 acquisti effettuati nel periodo. Sempre esclusi gli acquisti on-line (proprio perché il dispositivo si inquadra nella cosiddetta "lotta al contante", e il contante ben difficilmente circola on line). Poi c'è il super-cashback, riservato ai 100.000 residenti che faranno più acquisti con pagamento digitale (fino a 1.500€ a semestre) e presto partirà anche la lotteria degli scontrini. Il tutto fino a giugno 2022.

1. Boom dell'e-commerce ed effetto di trascinamento sul pagamento digitale

Crescita record dell'e-commerce, che in maggio secondo l'Istat ha registrato un balzo del 41%, record storico. Il dato è ancora più impressionante se si prende la rilevazione gennaio-maggio dell’Osservatorio di Confimprese-EY: +110%, sempre rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Dato ancora più impressionante sul bimestre aprile-maggio: + 171%.

La stessa ricerca rivela che negli stessi mesi il commercio tradizionale è crollato: -46%.

Evidente e logico effetto del confinamento fino ad aprile, ma la riapertura del 4 maggio non sembra aver inciso per un'inversione di tendenza.

Secondo gli autori del rapporto si tratta di una tendenza destinata a consolidarsi. D'altra parte, basta guardare alla crescita delle vendite on-line negli ultimi anni: già nel 2018 acquistava on-line il 40% della popolazione mondiale, in volume il mercato valeva 2.875 miliardi di dollari, in crescita del 12% sull'anno precedente. L'e-commerce rappresentava l'11% del totale del commercio, e a fare la parte del leone è ovviamente l'Asia, seguita dagli Stati Uniti (AliBaba da una parte, Amazon dall'altra i principali rivenditori. Non parliamo qui delle zone di produzione).

In Italia, Casaleggio e Associati stima un fatturato nel 2019 pari a 48,5 miliardi di euro, con una crescita del 17% sul 2018. Negli ultimi 10 anni sono scomparsi 63.000 negozi tradizionali, rimpiazzati da insegne digitali - nel 2019 era ormai il 12% delle imprese italiane ad agire on line. Lo smartphone domina e il dato più preoccupante in Italia è l'imponente quota di mercato delle scommesse on-line. Ma di questo non ci occupiamo oggi.

Tutta questa premessa per illustrare una tendenza già forte negli ultimi anni, logicamente rafforzata dal confinamento dei mesi scorsi (e chissà in futuro), che ha due caratteristiche particolari, oltre alle varie conseguenze di ordine logistico e anche sociale:

1) tendenza all'internazionalizzazione: se un negozio in città sviluppa la sua attività in un determinato tessuto sociale e d'impresa e lo stesso può in parte valere ancora per un centro commerciale - che ha comunque spostato parte del reddito produttivo -, l'e-commerce può causare lo spostamento anche del reddito commerciale, quando si tratta di aziende internazionali (ed è in larghissima parte così). Questo ovviamente ha ricadute sulle entrate fiscali.

2) necessità di pagamento digitale: sono rari i casi in cui un acquisto a distanza possa essere completato in contanti.

SumUp, società specializzata nei sistemi di pagamento per commercianti e artigiani ha visto una crescita del 250% nell'ultimo anno, con una netta accelerazione nella fase pandemica. In particolare per i pagamenti NFC (senza contatto: carta contactless, smartphone...). Non sorprende il fatto che nelle ultime settimane ben un terzo dei nuovi clienti sia venuto dal comparto alimentare, che ha dovuto riorganizzarsi molto rapidamente nelle settimane di confinamento (ordinazioni on-line e pagamento digitale).

Nel maggio scorso, al Netcomm Forum Live è stato fornito tra l'altro l'impressionante dato di crescita numerica dei consumatori on-line in Italia: se nei primi quattro mesi del 2019 rispetto all'anno precedente si era visto un aumento di 700.000 unità, quest'anno, nel periodo gennaio-aprile rispetto agli stessi quattro mesi del 2019, di nuovi utenti se non sono registrati 2.000.000. E' evidente il contributo del confinamento, anche considerando che il 55% è dato dall'e-commerce, il resto viene dalle diverse forme in buona parte legate al negozio fisico, come il click and collect o la consegna a domicilio.

Era una tendenza in atto, è stata rafforzata dal Covid ed è difficilmente immaginabile che si torni indietro: sia perché lo switch ha imposto investimenti rilevanti; sia perché resta molta strada da fare all'Italia - c'è molto margine di crescita - per recuperare il ritardo sui paesi più performanti (ed altamente finanziarizzati) come il Regno Unito; sia perché la pressione in quella direzione è sempre più forte.

1b. Stimolare il pagamento digitale, allora: ma la lotta serrata al contante ha davvero senso?

Pressione per il pagamento digitale, dicevamo: questa avviene sul fronte dell'offerta, con le diverse declinazioni dei servizi di pagamento (ne vedremo alcune più avanti), ma anche sul fronte politico, con la cosiddetta "lotta al contante" di cui si fece promotore il governo Monti, per esempio, e di cui è ora campione il governo Conte II.

Secondo l'Osservatorio sull'Innovazione digitale del Politecnico di Milano (Osservatori Digital Innovation) già nel 2018 i pagamenti con carta in Italia ammontavano a 240 miliardi di euro, il 37% dei pagamenti delle famiglie italiane. Nel rapporto di cui abbiamo fornito il link, e che vi consigliamo di leggere, si parla con dovizia di particolari della dinamica di crescita delle nuove forme di pagamento (dagli smartphone al blockchain), ma questo ora ci interessa meno.

La quota di pagamento digitale degli Italiani era insomma consistente prima del Covid, a maggior ragione dopo.

Incremento certificato dall'indagine commissionata da Mastercard: nel rapporto intitolato "Paying digital, living digital: evoluzione dello stile di vita degli italiani prima e dopo il Covid-19", il gestore di carte di credito sottolinea che il 56% dei commercianti ha dichiarato di aver utilizzato più i sistemi di pagamento digitale che il contante, e lo stesso vale per il 50% dei consumatori.

Non basta, non è abbastanza efficiente, non è ben declinata? Lo vedremo più avanti.

La risposta politica è incentrata - almeno nella sua parte divulgativa, nelle parole del Presidente del Consiglio - su una quasi sinonimìa tra contante ed economia sommersa. Che il contante possa essere in qualche caso usato in modo distorto è evidente, ma questo non necessariamente giustifica una lotta così serrata, come sottolinea la Banca Centrale Europea, che in una lettera inviata al Governo e ai presidenti di Camera e Senato rivendica il diritto ad essere consultata e sottolinea che, sebbene limitazioni all'uso del contante non siano illegali, le misure adottate devono essere proporzionate ai fini dichiarati; ne deve essere dimostrata l'efficacia; devono avere costi comparabili a quelli del contante; devono essere ben valutate le conseguenze in termini di esclusione, in particolare per le fasce più deboli (anziani in primis).

Lettera seguita da una seconda, del 14 dicembre, in cui vengono espressi dubbi anche sul cashback e viene nuovamente richiamato il governo per il difetto di consultazione con la BCE.

Ma anche il governatore della Banca Centrale svizzera, in occasione della presentazione della nuova banconota da 100 franchi, ha in sostanza smentito l'idea che una società debba tendere al tutto-digitale: “Promuovere e assicurare sia l’offerta di moneta in contanti e sia il pieno funzionamento dei pagamenti cashless non sono in contraddizione tra loro. I vari metodi di pagamento soddisfano le differenti necessità della nostra popolazione", ha detto.

Ricordiamo, in estrema sintesi, che il Decreto Rilancio abbassa a 2.000 € la soglia imposta ai pagamenti in contanti (tutti, anche donazioni in famiglia), con ulteriore abbassamento a 1.000€ dal 2022 (per i prelievi in contanti invece non esiste un limite legale, ma piuttosto livelli al di sopra dei quali l'operazione viene segnalata come sospetta - per le imprese, 1.000€ giornalieri o 5.000 mensili).

Viene rilanciato l'obbligo del POS per i commercianti (era in realtà già in vigore dal 2014, gov. Monti), professionisti e artigiani. Il Decreto Fiscale prevedeva una doppia sanzione, all'art. 23, ma è stata cancellata in sede di conversione. Quindi per stimolarne l'uso resta il credito d'imposta del 30% delle commissioni applicate sui POS, mentre per l'utente era previsto il cosiddetto 'Bonus Befana', dalla burocrazia assai complessa, le cui risorse sono comunque state assorbite da altri capitoli del Decreto Rilancio. Ma nel Decreto Agosto il governo è tornato all'idea iniziale, quella del sistema a punti con rimborsi semestrali. In pratica il consumatore che paga con carta non ha uno sconto immediato, ma raccoglie punti che gli danno poi diritto a un rimborso: "un meccanismo a punti, non di sconti, che consente di cumulare il vantaggio di un certo numero transazioni per avere indietro risorse che possono variare a secondo del numero di transazioni, potranno beneficiarne tutti i consumatori italiani e consentirà di avere questi rimborsi in tranche semestrali prima delle vacanze estive e poi dell'anno successivo", ha spiegato il Ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri.

Come detto sopra, la copertura finanziaria per il cashback, per il 2021, è di 1,75 miliardi.

"Non possiamo digitalizzare il Paese se rimarrà consistente l’economia sommersa, se una grande percentuale del Paese rimarrà sottratta alla digitalizzazione", diceva il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in occasione degli Stati Generali del giugno scorso.

E poi c'è la lotteria degli scontrini (due lotterie, in realtà) di cui il Presidente del Consiglio è tornato a precisare i contorni nel corso di un intervento al Festival dell'Economia. Trovate il video qui accanto, a partire dal momento in cui precisa la sua visione del cashback.

Il sito apposito è pronto, il via alla lotteria è ormai previsto per le prossime settimane (partirà probabilmente in febbraio, per dar tempo ai commercianti di adeguare i registratori di cassa), si tratta di un sistema molto complesso, tra codici che dovranno essere generati dal sito, sms da inviare, casse telematiche dei commercianti che dovranno inserire il codice mostrato dai clienti...

Sistemi simili sono stati adottati da Malta, Portogallo, Romania e Slovacchia. Con alterne fortune. E a proposito di "sistemi simili", chiariamo un piccolo mistero: il leader della Lega, Matteo Salvini, ha definito "una boiata pazzesca" questa lotteria, che in realtà non è poi del tutto nuova: una lotteria degli scontrini, anche se un po' diversa, fu approvata con la legge 11 dicembre 2016, n. 232, art. 1, commi 540-542. Al governo c'era Renzi (anche se appena un giorno dopo la promulgazione della norma lasciò il posto a Gentiloni). Ma la proposta iniziale era venuta da Massimo Bitonci, uno degli economisti della Lega. Certo il contesto in cui la propose era diverso, e anche questo conta. Ma resta il fatto che sono idee presenti in diverse parti dello schieramento politico, strumenti che possono essere utili se inquadrati in una visione ampia ed equilibrata. E va detto che, al di là di dichiarazioni forse un po' troppo roboanti, la "lotta al contante" (ovvero il tentativo di allineare l'Italia alla media europea per i pagamenti digitali) è fatta finora di una parte coercitiva (limiti di prelievo, limiti di pagamento in contanti) e di una parte di stimolo rappresentata proprio dal cashback e dalla lotteria degli scontrini. Stimolo che però, come vedremo più avanti, ha i suoi limiti nella realtà di un Paese digitalmente sperequato.

2. Strumenti per i pagamenti elettronici

Prima di addentrarci nei dettagli, rivediamo in breve i principali strumenti di pagamento digitale:

- Carta di credito (Visa, Mastercard etc): in pratica, l'intermediario anticipa le spese, che vengono poi recuperate in automatico, con cadenza generalmente mensile, prelevandole direttamente dal conto corrente. Su questa forma di credito non è previsto alcun interesse, ma l'intermediario viene ripagato con una commissione annuale. La maggior parte delle carte di credito, che hanno massimali di spesa, funziona "a saldo", in un'unica soluzione. Ma ci sono anche le carte "revolving", che consentono una restituzione a rate, pagando in questo caso un interesse

- Carta prepagata: la usa generalmente chi non ha un conto corrente, o non lo vuole esporre. Può essere ad uso singolo o ricaricabile, e funziona semplicemente depositando una determinata somma (o pagando la carta per il suo valore di deposito fisso), che viene quindi convertita in denaro elettronico con il quale si può pagare on line o in negozio

- Borsellino elettronico: funziona più o meno come una carta prepagata, ma solitamente si usa per i pagamenti verso un solo destinatario o una serie di enti convenzionati. Potrebbe inserirsi in questa categoria anche Satispay, benché l'ampiezza d'uso lo renda ormai un fenomeno a parte

- Carta di debito (Bancomat): i pagamenti vengono addebitati con effetto immediato sul conto corrente. Serve anche per i prelievi dagli sportelli automatici della propria o di altre banche. In alcuni casi è previsto il pagamento di una commissione. Anche in questo caso sono solitamente previsti massimali di spesa e di prelievo, e comunque non si potrà mai superare la disponibilità del proprio conto corrente

- Mobile payment, cioè pagamenti con lo smartphone, tramite apposite app che si appoggiano sui conti correnti o più spesso su carte di credito registrate dall'utente o su borsellini elettronici

- Account virtuali (es. Paypal): all'account viene associato un metodo di pagamento (carta di credito, di debito, prepagata) dal quale viene automaticamente prelevato l'importo necessario al singolo acquisto. Il venditore non avrà quindi i dettagli del sistema di pagamento sottostante. Sistema usato anche per accrediti sul proprio conto ed invio di denaro a terzi

- Bonifico elettronico: dal proprio conto corrente online si trasferisce denaro a un altro conto. Una sotto-categoria di questo sistema è rappresentata dagli

- OBeP (Online Banking e-Payment): MyBank, iDEAL, Giropay, eps-Überweisung. In pratica, si tratta di bonifici immediati non modificabili che vengono generati cliccando sull’icona apposita, sul sito di pagamento, o tramite un’apposita interfaccia web. L’utente viene inviato direttamente sul proprio conto online, dove trova un bonifico pre-compilato.

Altri: Google Check-out, Square (Apple)...

NB: secondo la BCE nell'area euro, a fine 2019, i pagamenti digitali hanno raggiunto un totale di 161.000 miliardi, con un incremento dell'8,1% rispetto all'anno precedente (98 miliardi il dato annuo 2019). Le carte di pagamento rappresentano il 48% dei pagamenti, il resto sono soprattutto trasferimenti di credito e addebiti diretti. Sono state emesse 572 milioni di carte di pagamento nell'area euro, cioè 1,7 per abitante, con un incremento del 5,5% nel 2019 rispetto all'anno precedente.

Quanto alle commissioni a carico dei commercianti: molti commercianti che abbiamo sentito non conoscono o non ricordano i costi relativi ai pagamenti digitali, che in effetti variano in base al circuito, alla banca di riferimento, al metodo utilizzato - per esempio, le principali banche applicano commissioni dal 2,3% al 3%, ai quali si aggiungono i costi d'installazione del terminale (POS), fino a 100€, e il noleggio (non sempre): dai 10 ai 50 euro mensili. Non consideriamo qui il costo della connessione. I POS digitali e i sistemi di pagamento via app hanno un po' rivoluzionato il quadro, anche se il loro funzionamento è integrativo più che sostitutivo. Il sistema di bonifici immediati MyBank, per esempio, fornisce il servizio direttamente alle banche del venditore e dell'acquirente, e dipende quindi da queste il costo della transazione; e pur non essendo previsto un POS si può procedere ai pagamenti in un negozio fisico tramite MyBank bridge/pay-per-link; Satispay invece al commerciante costa 20 centesimi a transazione più lo 0,5% del valore in caso di e-commerce, mentre nel punto vendita costa 20 centesimi per le transazioni da più di 10€ e nulla per quelle di valore inferiore.

Ricordiamo, per inciso, che nell'ottobre scorso il governo aveva raggiunto un accordo con i rappresentanti delle categorie per la soppressione delle commissioni bancarie per gli importi minim, in particolare nei bar. E che a tutti i commercianti è stato promesso un rimborso, in termini di credito d'imposta, pari al 30% del costo del POS e delle commissioni.

3. Pro et contra del pagamento digitale

Gli operatori sembrano divisi, sul senso delle politiche di stimolo al pagamento digitale:

Nexi per esempio, un operatore molto dinamico nato nel 2017 e che oggi gestisce oltre 41 milioni di carte di pagamento, sembra puntare molto sulla lotta al contante. Sul suo sito leggiamo tra l'altro: “La nostra vision è che ogni pagamento sarà digitale e lavoriamo con oltre 150 Banche partner in Italia per migliorare il modo in cui le aziende pagano e incassano ogni giorno” (Eugenio Taddeo, Sales and Partnerships Manager di Nexi). "Il pagamento cash dunque è messo sempre più alle strette per favorire la tracciabilità dei pagamenti oltre che per promuovere quel processo di smart payment già iniziato proprio durante il lockdown. Una cultura dei pagamenti digitali che va promossa per rendere il Paese più evoluto in termini di praticità, semplicità, trasparenza", si legge ancora sul sito, laddove viene presentato il dettaglio del Decreto Rilancio.

Giorgio Ferrero, CEO di Preta, spiega il funzionamento e le problematiche dei pagamenti digitali e il sistema MyBank

MyBank, un sistema di pagamenti on line con bonifico immediato (ne parleremo tra poco) ha un punto di vista meno radicale: "La mia idea non è la scomparsa del contante. La mia idea è una revisione dei processi che porti a pagamenti digitali importanti, pagamenti digitali che non siano relegati soltanto alla sfera del B2C, ma che abbraccino tutta l'economia nel suo insieme", ci ha detto Giorgio Ferrero, CEO di Preta, l'azienda che controlla e gestisce MyBank.

L'uno vede la lotta al contante, l'altro punta a un'offerta di pagamento digitale più completa ed estesa, ma non in sostituzione del contante. Visioni diverse se non opposte.

Intervista a Giulia Aranguena, giurista esperta di pagamenti digitali e cripto-valute

I detrattori delle politiche di lotta al contante sottolineano alcuni aspetti, che possiamo sintetizzare così:

1) perdita di valore: se una banconota mantiene il suo valore facciale in tutti i suoi passaggi, così non è per la moneta generata dai pagamenti elettronici (che si vede applicare ad ogni passaggio commissioni che ne riducono il valore effettivo);

2) perdita di sovranità: il contante è moneta pubblica a valore legale, mentre la moneta scritturale è essenzialmente gestita dai privati e non conosce confini nemmeno per l'emissione. Lo spostamento dei pagamenti da contante a digitale implicherebbe dunque una cessione di sovranità;

3) rischi per la privacy: se è vero che la moneta digitale è più tracciabile del contante, è anche vero che questa tracciabilità porta con sé anche il rischio di un monitoraggio sulle attività del contribuente, ma anche del consumatore. Cosa che peraltro già in parte avviene con la quota attuale di pagamenti digitali, così come per qualsiasi altra attività in rete. E più informazioni sul cittadino-contribuente-consumatore si concedono al privato, più questo assume potere di controllo. E se qui valgono ragioni di privacy, c'è chi sottolinea che anche un controllo eccessivo dello Stato può essere malsano, in democrazia;

4) il consumatore non si rende più conto di quanto sta spendendo.

I sostenitori della lotta al contante sottolineano soprattutto la tracciabilità dei pagamenti, e quindi un possibile forte contributo alla lotta all'evasione fiscale e all'economia sommersa.

E anche se né il limite a 2.000 € né l'obbligo del POS sembrano poter davvero incidere in modo significativo, un'argomentazione forte è stata fornita dal recente rapporto di Transcrime sull'uso del contante da parte delle organizzazioni criminali.

Poi c'è un effetto di stimolo all'economia, e bisogna anche tenere conto dei costi della gestione del contante, che vengono ridotti dall'uso dei pagamenti digitali. Si tratta di 10 miliardi all'anno che pesano su amministrazione e imprese, secondo l'ultimo rapporto della Community Cashless Society di The European House - Ambrosetti.

Poi il cashless garantirebbe più flessibilità nei momenti di crisi (si è visto nella fase di confinamento), una pubblica amministrazione più efficiente e lo sviluppo di una filiera dedicata ai servizi legati ai pagamenti digitali. Su questo però si può obiettare che laddove si sviluppano servizi specifici si formano anche costi, perché ciò che è guadagno per l'uno è spesa per l'altro. E alla fine potrebbe scaricarsi sui prezzi al consumo.

D'altra parte, per il complesso tema dei pagamenti digitali, i punti di vista dell'amministrazione, delle imprese e delle famiglie non sempre convergono.

4. Una sovranità che viene meno?

Quello della perdita di sovranità è un tema complesso, che ha molti aspetti: da una parte c'è chi teme che uno Stato che rinunci in modo eccessivo alla propria valuta legale, cioè il contante, finisca per esporsi troppo al privato; dall'altra c'è chi rileva che anche l'operatore privato è ormai in gran parte 'straniero', dall'altra ancora si sottolinea che data l'assenza di frontiere del digitale si finisca per causare un'esportazione eccessiva di valore oltre che di valuta.

Non è questo il tema oggi, perché le misure fin qui adottate dal governo Conte non raggiungono effetti tali da spostare in modo sensibile l'economia né ridurre l'uso del contante nella pratica quotidiana. Ma i proclami, decisamente più duri rispetto ai provvedimenti reali, hanno messo in allerta diversi operatori, fino alla stessa BCE (che come detto ha scritto ben due lettere al governo).

Un aspetto interessante, sollevato da un'esperta che abbiamo sentito (Giulia Aranguena, già menzionata sopra) è quello della sovranità monetaria residua: lo Stato italiano ha, come noto, ceduto la propria sovranità monetaria alla BCE.

Ma vi è un residuo di sovranità che rimane di fatto inapplicato.

La questione è sorta quando abbiamo chiesto all'esperta perché lo Stato non crei un proprio circuito di pagamenti, esente da commissioni, in modo da eliminare l'effetto di 'privatizzazione' del denaro e di perdita di valore: ci ha risposto sottolineando che l'art. 114 bis del Testo Unico Bancario in realtà lo consente, consente un residuo di sovranità monetaria, e non si capisce - secondo la giurista intervistata - perché lo Stato o gli enti locali non se ne servano. Qui accanto, la lunga conversazione sul tema generale dei pagamenti digitali, in audio integrale.

Riportiamo qui il testo dell'articolo menzionato:

art. 114 bis Testo unico bancario

1. L'emissione di moneta elettronica è riservata alle banche e agli istituti di moneta elettronica.

2. Possono emettere moneta elettronica, nel rispetto delle disposizioni ad essi applicabili, la Banca centrale europea, le banche centrali comunitarie, lo Stato italiano e gli altri Stati comunitari, le pubbliche amministrazioni statali, regionali e locali, nonché Poste Italiane.

3. L'emittente di moneta elettronica non concede interessi o qualsiasi altro beneficio commisurato alla giacenza della moneta elettronica.

Interessante sul tema della sovranità anche l'intervento di Fabio Panetta, componente del board della BCE, nel recente forum intitolato 'a new horizon for pan-european payments and digital europe", in cui sottolinea il rischio di perdità di sovranità, in mancanza di un'adeguata regolamentazione dei pagamenti digitali, in un mercato troppo dominato da operatori extra-europei. Da qui la proposta di implementare l'euro digitale.

5. Pagamenti digitali e indebitamento delle famiglie

C'è un rischio che viene relativamente poco sottolineato, in un dibattito che tende a svilupparsi soprattutto in campo politico: la sostanziale invisibilità del denaro nel pagamento digitale facilita una perdita di controllo della spesa. Mentre le aziende hanno una gestione professionale della loro contabilità, il problema emerge per le famiglie, che rappresentano quote sempre più consistenti nel capitolo complessivo dell'indebitamento previsto (dato che resta relativamente basso in Italia rispetto agli altri Paesi europei, ma con tendenze preoccupanti perché una forte crescita dell'indebitamento delle famiglie si accompagna allo stallo, se non al calo, dei redditi).

E l'allarme è venuto proprio dalla Finlandia, il Paese europeo più avanzato sul fronte dei pagamenti digitali (81% nel 2018, contante ridotto al 19%): il fatto che i pagamenti elettronici siano sempre più facili e "invisibili" ha portato a un forte aumento del debito dei privati, soprattutto tra i giovani. D'altra parte già nel 2017 un'accurata analisi della Banca Centrale finlandese allertava sulla sovraesposizione debitoria legata al credito al consumo per importi minimi (che tendenzialmente sfuggono alla verifica dell'esposizione debitoria) e allo scoperto sulla carta di credito. Gli analisti della Suomenpankki (Banca di Finlandia) rilevavano, nell'occasione, come la comparsa di diversi canali di finanziamento, anche internazionali, abbia di fatto sottratto al sistema bancario tradizionale il controllo sull'indebitamento dei privati.

Anche in Svezia, altro paese in testa alle classifiche dei pagamenti digitali, il debito delle famiglie rispetto al PIL è balzato al 91%, ma soprattutto è il dato del debito rispetto alle entrate della famiglia a preoccupare: 161%. E in Olanda, che contende ai finlandesi il primato per l'uso di pagamenti digitali, il debito delle famiglie rispetto alle proprie entrate è al 199%, e al 103% rispetto al PIL.

In Germania, paese molto più legato al contante, questo dato è all'84%, e il debito delle famiglie rispetto al PIL si ferma al 56%. In Polonia, rispettivamente 60% e 35%. In Italia, debito/entrate delle famiglie 61% e debito famiglie/PIL 43%.

6. La corsa all'oro delle FinTech e il caso Wirecard

Naturalmente il problema dell'impossibilità di ripagare il proprio debito è uno dei più pesanti per una famiglia ma non lo è allo stesso modo o con la stessa immediatezza per il sistema bancario, che si copre in parte con i derivati: in pratica, contratti assicurativi (e come sappiamo l'eccesso di derivati - quando il debito diviene una merce - è fonte di nuovi problemi).

Ovviamente poi una banca verrà bacchettata dalle autorità, nazionali e/o europee, se detiene troppi NPL (non performing loans, cioè crediti deteriorati) e finirà per cederli a una frazione del loro valore iniziale. Solitamente vengono ceduti a fondi di investimento che a loro volta si rivolgeranno ad aziende specializzate nel recupero crediti (spesso multinazionali) e finiranno per incamerare un buon margine: perché se un credito non rimborsato vale solo il 15% del valore iniziale per la banca che lo cede, lo stesso debito "pesa" sempre il 100% per il debitore. Come e quanto riesca a recuperare il fondo acquirente dipende da molti fattori, certo è che un aumento esponenziale, oltre soglia, dei crediti in sofferenza indebolisce il sistema bancario non solo dal punto di vista delle scritture contabili e del "buco" nel bilancio, ma anche per il deterioramento del contesto in cui la banca agisce. Soprattutto se è un istituto con una forte base territoriale o settoriale.

Non sono gli stessi rischi corsi da alcuni operatori on line, che nascono praticamente senza base territoriale. Gli NPL non fanno bene nemmeno a loro, ma non subiscono allo stesso modo la crisi di un indotto in un determinato ambito territoriale (se la famiglia non riesce a ripagare i debiti alla banca non riuscirà a ripagare nemmeno i commercianti, o spenderà molto meno... Se troppe famiglie sono iper-indebitate va in crisi anche il resto e la banca locale si ritroverà sempre più situazioni di crisi da gestire). Per gli istituti che operano on line è un po' diverso. Lo scandalo Wirecard, per esempio, ha messo in luce il problema dei controlli. Ma anche delle regole.

6b. Il caso Wirecard

Non ci dilunghiamo oltremodo qui su quello scandalo di cui si è parlato molto, Il CEO Markus Braun è stato arrestato mentre il COO (Chief Operations Officer) Jan Marsalek è latitante, forse in Bielorussia. Ma è la tipologia di quell'operatore, estremamente dinamico (troppo, come si è poi visto) a interessarci: nasce nel '99 nei sobborghi di Monaco di Baviera e si occupa di gestire i pagamenti con carta di credito per alcuni siti web. Tre anni dopo è già in crisi, ma a capo dell'azienda arriva Markus Braun, un ex consulente della KPMG, e organizza la fusione con la concorrente Electronic Business System.

Ancora tre anni, ed entrerà nel listino tecnologico della Borsa di Francoforte: lo farà rilevando un call center ormai defunto. In quel momento ha 323 dipendenti e l'attività principale consiste nella gestione dei pagamenti per i siti di pornografia e scommesse.

Nel 2006 però acquisisce XCOM Bank Ag, ed entra quindi nel settore bancario, ottiene le licenze da Visa e Mastercard e distribuisce anche carte di credito. Da lì in poi sarà quindi un operatore ibrido, bancario e non bancario, e questo rende molto più complicata la verifica dei flussi finanziari. Al momento dell'implosione, negli scorsi mesi, era un colosso globale, il più importante operatore FinTech europeo.

Fortunatamente anche quello scandalo non ha causato danni eccessivi al sistema finanziario, ma forse ne va tratta una morale.

6c. La corsa all'oro delle FinTech

Sullo sfondo c'è una dinamica sempre più accelerata e disgregata, che non manca di destare preoccupazione anche in alcuni grandi operatori del settore.

Commenta Giorgio Ferrero (CEO di Preta, l'azienda che gestisce il sistema MyBank):

"Se noi guardiamo la storia degli ultimi cinque anni, nel mondo dei pagamenti, nel mondo, si è registrata una specie di corsa all'oro. E a me questo in parte ha sorpreso perché di fatto, quando nei vari fora si sente parlare di pagamenti la maggior parte degli speaker dicono che i pagamenti in fondo sono una commodity. E allora se i pagamenti sono una commodity mi riesce un po' difficile giustificare questa corsa all'oro. In ogni caso, sono nate molte fintech, è nata una specie di... non direi illusione, ma di credo che porti in qualche modo a pensare che investendo nel mondo dei pagamenti, e soprattutto nell'ultimo miglio, lasciando all'industria bancaria la parte forse più pesante, quella della compliance, si possa in qualche modo creare valore".

NB: La direttiva europea del 2015 sui pagamenti digitali, in attuazione dal 2019, ha aperto a nuovi servizi e nuovi attori, indipendenti dalle banche che detengono i conti dei correntisti e in grado però di appoggiarsi direttamente a quei conti, in forza del principio dell'Open Banking. Si pensi per esempio al "card issuing". Ricordiamo che gli IME, cioè gli istituti di moneta elettronica, non sono sottoposti alla stessa sorveglianza delle banche, perché si ritiene che non emettano credito ma si limitino a convertire denaro contante (o comunque valuta fiat) in moneta elettronica. Si è voluto così consolidare un mercato unico dei pagamenti digitali. Il problema si pone soprattutto nel momento in cui quegli istituti divengono ibridi, come nel citato caso Wirecard.

7. Il rapporto Transcrime

Transcrime è un centro inter-universitario di ricerca e monitoraggio sul crimine organizzato in Europa, con particolare specializzazione nel riciclaggio. L'Università Cattolica di Milano ne è capofila, e su Euronews abbiamo già sentito in diverse occasioni, su argomenti specifici, il direttore, Prof. Ernesto Ugo Savona.

Il rapporto sul denaro contante e il suo uso da parte della criminalità, molto menzionato in ambito politico alla fine dello scorso anno, è stato pubblicato nel 'Transcrime corner' ospitato dal Sole 24 Ore.

In sintesi viene ricordato che "il contante è la benzina dell'evasione di piccolo taglio"; che secondo l'Agenzia delle Entrate la gran parte dei 190 miliardi stimati di economia sommersa viene dal "nero" dei professionisti; ma soprattutto che la criminalità organizzata si nutre di false fatturazioni, di schemi per cui un'impresa, spesso infiltrata dalle mafie, si fa pagare con bonifico e restituisce la stessa somma (detratta una percentuale per il servizio) in contanti, off the record. Si creano così dei fondi neri utilizzati per corrompere, per pagare in nero dei lavoratori, o per riciclare denaro sporco immettendolo nei circuiti dell'economia legale.

Proiettate il fenomeno su scala europea, e avrete un'idea di quanto possa pesare l'abuso del contante.

E poi il contante è ancora lo strumento prediletto per lo spaccio, lo sfruttamento della prostituzione, e anche il traffico di migranti clandestini.

Una parte dello stesso rapporto, decisamente meno sottolineata dai sostenitori della 'lotta al contante' italiana, dice che la media europea d'uso del contante è del 79% dei pagamenti, del 54% in valore; che l'Italia è nella parte alta della classifica, ma ben al di sotto della Germania, dell'Austria e dei Paesi dell'Est europeo; e che in Italia la transazione media in contanti è al di sotto dei 14€, il che significa che le soglie attuali e future di pagamento in contanti (2.000€ che diverranno 1.000€) riguardano una frazione estremamente marginale.

In Germania, rileva ancora il rapporto, è in contanti oltre l'80% dei pagamenti, e per importi anche consistenti (per esempio, il 67% delle auto d'occasione viene acquistato in contanti). E in Germania non esistono limiti al contante, così come non esistono tetti in una decina di altri Paesi UE.

Quanto all'Italia, il rapporto sottolinea notevoli differenze regionali e locali nell'uso de contante: se a Milano il dato medio d'uso del contante è intorno al 60% (e ancora meno in Veneto), "in provincia di Crotone e Vibo Valentia si supera il 90%". Aggiungiamo che nelle zone frontaliere l'uso del contante è tipicamente più elevato.

In conclusione, il rapporto Transcrime è favorevole all'introduzione di limiti ai pagamenti in contanti ma sottolinea - per l'ennesima volta - la necessità di armonizzare la normativa e le prassi europee, condizione essenziale perché la norma sia davvero efficace contro il riciclaggio.

NB: Sulle stime dell'evasione fiscale è sempre aperto un forte dibattito. Il rapporto menziona una cifra, 190 miliardi, elaborata dal MEF. Il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nell'estate del 2019 parlò di 300 miliardi (cifra che però includerebbe evasione fiscale, economia sommersa ed economia criminale).

Per una visione più chiara e completa del fenomeno, e per capire come vengano realizzate quelle stime, vi consigliamo di leggere l'ultimo rapporto del MEF allegato al Nadef 2020. Se poi voleste verificare anche quello dell'anno precedente, potreste notare alcune discrepanze (cifre riviste al ribasso nel rapporto successivo) nella tabella 1.C.1 sul gap delle entrate tributarie e contributive. Rapporti che comunque portano sempre a una stima di poco superiore ai 100 miliardi, che in gran parte sarebbe dovuta all'Irpef degli autonomi e all'IVA. Ma, come detto, i tetti imposti ai pagamenti in contanti non sono tanto o non solo volti alla lotta all'evasione fiscale, quanto all'economia sommersa e criminale. Resta escluso il grande tema dell'elusione fiscale, che non si fa in contanti.

8. Fare di necessità virtù - gap dimensionali, generazionali e territoriali

Una delle ragioni per le quali in alcune regioni si paga particolarmente poco in cashless può essere legata alle connessioni esistenti e alla loro qualità, oltre che alla loro distribuzione anche anagrafica: l'Istat ci dice che solo il 76% delle famiglie italiane ha internet in casa, e questo dato include le connessioni da mobile. I dati più alti sono in Trentino, Veneto, Lombardia; quelli più bassi in Calabria (9 punti meno della media nazionale).

Eurostat sottolinea che l'Italia è in coda alle classifiche europee - media famiglie connesse nell'UE nel 2019: 90%, ma qui l'Italia viene stimata all'85%, comunque largamente indietro benché capace di ridurre il gap rispetto al 2014, quando veniva stimata al 73% contro una media UE dell'80%. Dietro all'Italia ci sono Portogallo e Paesi dell'Est. Recenti statistiche hanno confermato l'arretratezza in particolare del Sud Italia e soprattutto della Calabria, insieme in questo caso alla Polonia, anche in merito alle connessioni fuori da casa o ufficio.

Tornando ai dati Istat, l'uso di Internet per gli acquisti (media Italia: 35% ne hanno effettuato negli ultimi due mesi, 42% mai) mostra più o meno la stessa sperequazione regionale, anche se in questo caso Campania e Sicilia superano la Calabria nel dato negativo.

Ma è interessante vedere anche il divario per fasce d'età: il dato del 76% di famiglie con accesso a internet è composto da un 96,3% di famiglie con almeno un minorenne, mentre solo il 35% dei nuclei di soli ultra-65enni ha internet, e solo il 14,5% da mobile. Nel 68% dei casi, la risposta sul motivo è stata: "perché nessuno sa usare internet".

E veniamo al gap dimensionale dal punto di vista delle imprese, fermo restando che in generale le imprese italiane hanno investito in digitalizzazione molto meno delle concorrenti europee e in particolare centro- e nord-europee: secondo l'ultimo rapporto The European House - Ambrosetti, l'e-commerce nel 2019 si è attestato in Italia tra i primi dieci settori per incremento di fatturato per addetto. I ricavi attesi per il 2020 sono di 58,6 miliardi. In pratica, l'e-commerce genera un incremento di ricavi per 3,5 miliardi di euro e già prima della pandemia il settore contava 290.000 lavoratori in Italia. Però:

- ben il 46% del fatturato è concentrato nel Nord-Ovest, con la Lombardia a fare la parte del leone - secondo il Lazio, con 5,3%, poi il Veneto a 4,3%;

- il 43,9% del fatturato è generato da imprese di grandi dimensioni, mentre le piccole imprese contribuiscono con il 22,2% e le micro-imprese per il 15,1%;

- il livello di digitalizzazione delle imprese risulta ancora basso in particolare per quelle di piccole e medie dimensioni.

Lo studio conferma poi che 11 milioni di persone risultano "low skilled", in particolare nelle fasce d'età più avanzate - mercato potenziale difficile da recuperare.

Ne risulta evidente che una lotta al contante troppo serrata rischia di approfondire il solco geografico e generazionale dei cittadini, come sottolineato dalle due lettere della BCE al governo italiano; ma anche l'effetto di spostamento sugli acquisti e sulle attività digitali rischia, con riferimento alle imprese, di allargare il gap dimensionale oltre che geografico.

Due le scelte possibili: rallentare, o proseguire con decisione confidando nel fatto che, trattandosi in fine di sopravvivenza sociale, anche le persone e le aziende che si sono fin qui meno avvicinate al digitale finiscano per fare lo sforzo necessario. Fare, insomma, di necessità virtù.

Sembra questa la scelta fatta dal governo italiano, logicamente accompagnata da una serie di bonus (benché in gran parte dedicati alla scuola) per l'acquisto di hardware, software e abbonamenti.

9. Conclusioni sintetiche:

- Quasi tutti gli esperti e gli operatori che abbiamo sentito invocano una visione ampia ed equilibrata dei sistemi di pagamento, e per alcuni è difficile giustificare l'automatismo con il quale l'uso del contante è associato all'evasione fiscale e/o al riciclaggio;

- L'Italia è uno dei Paesi in Europa che maggiormente usano il contante, ed è un dato dalla forte varianza regionale. In Germania il contante è usato più che in Italia, mentre i Paesi più digitalizzati nei pagamenti sono Regno Unito, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi;

- In alcuni casi la non visibilità della spesa (es. carta di credito) può comportare un maggior indebitamento delle famiglie. Allarme lanciato dalla Banca centrale finlandese (il Paese con la maggior frequenza di pagamenti digitali);

- Molti commercianti non sanno quanto pagano di commissioni per i pagamenti digitali: alcuni affermano che dipende dal loro operatore, altri dicono che dipende dalla banca o dal gestore dei pagamenti del cliente. Ai commercianti il governo ha promesso un credito di imposta del 30% sulle commissioni;

- Un'esperta intervistata, Giulia Aranguena, afferma che il Testo Unico Bancario autorizza lo Stato ma anche gli enti territoriali ad emettere moneta elettronica: resta quindi in sospeso la questione della fattibilità di un sistema pubblico di pagamenti elettronici senza commissioni (questione politica più che legale);

- 11 milioni di Italiani sono considerati "low skilled", vi sono notevoli gap territoriali nella disponibilità e nell'uso della rete e solo il 15% del fatturato dell'economia digitale è generato da piccole imprese - la gran parte è appannaggio delle aziende di grandi dimensioni -;

- Altra domanda per il momento senza risposta: se l'e-commerce favorisce i pagamenti digitali, è vero anche l'inverso, e in che misura? Cioè, abituarsi a pagare il pane con carta di credito creerà a termine una maggiore tendenza a comprare on-line? Se sì, spostare gli acquisti su ambiti tipicamente internazionali comporterebbe perdite di entrate fiscali?

10. Link utili:

https://www.altroconsumo.it/soldi/carte-di-credito/news/cashback

https://berlinomagazine.com/2019-il-90-dei-tedeschi-vuole-continuare-a-pagare-in-contanti-e-levasione-fiscale-ringrazia/

https://www.investireoggi.it/economia/commissioni-pos-assurde-la-lotta-al-contante-colpisce-agenti-e-commercianti/

https://www.economyup.it/fintech/open-banking/

https://nova.ilsole24ore.com/esperienze/le-regole-degli-altri/

https://www.pagamentidigitali.it/news/il-digitale-al-servizio-del-banking-e-del-payment-a-think-digital-summit-2020/

https://www.pagamentidigitali.it/pagamenti-pa/la-rivoluzione-dei-pagamenti-digitali-interessa-anche-la-pa/

https://www.pagamentidigitali.it/payment-innovation/open-banking-aumentano-gli-investimenti-in-italia-e-in-europa/

https://mybank.eu/en/participating-banks-and-psps/

https://www.nexi.it/chi-siamo/brand/mission-vision-valori.html

https://www.conio.com/en/

https://www.statista.com/outlook/296/102/digital-payments/europe#market-globalRevenue

https://eos-france.com/en/Article-Stub.html?id=a7f6e939-9a72-4921-aa60-a866d8dbe6a7

https://www.ilsole24ore.com/art/guerra-contante-come-ha-funzionato-altri-paesi-ACITpYp

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52019DC0651&from=EN

https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/indagini-famiglie-imprese/bilanci-famiglie/index.html

https://www.panorama.it/economia/pagamenti-bancomat-carte-credito-debito

https://www.adiconsum.it/wp-content/uploads/2019/11/Report-Attivita%CC%80-Fondo\_DEF.pdf

https://www.creditvillage.news/2019/11/27/indebitamento-delle-famiglie-italiane-raddoppiato-in-20-anni-aumenta-il-rischio-sovraindebitamento/

https://www.transcrime.it/iarm/wp-content/uploads/2017/08/Report-Italia.pdf

https://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=IM-PRESS&reference=20090422IPR54264&language=IT

https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/intermediari/Testo-Unico-Bancario.pdf

https://www.abi.it/Pagine/Mercati/Sistemipagamento/Direttiva-europea-sui-servizi-di-pagamento/Direttiva-europea-sui-servizi-di-pagamento.aspx

https://www.cashlessitalia.it/

https://www.lotteriadegliscontrini.gov.it/portale/web/guest/come-funziona-la-lotteria