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L'Algeria chiede alla Francia la restituzione degli archivi del colonialismo

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La cerimonia del rientro dei resti dei combattenti algerini
La cerimonia del rientro dei resti dei combattenti algerini   -   Diritti d'autore  Toufik Doudou/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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L'Algeria chiede alla Francia di consegnare tutti gli archivi del periodo coloniale dal 1830 al 1962, anno dell'indipendenza. La Francia ha restituito allo Stato del Maghreb una parte dei documenti in suo possesso, ma quelli riguardanti la storia coloniale sono stati trattenuti dicendo che ricadono sotto la sovranità dello Stato francese.

A luglio scorso l'Algeria era riuscita a ottenere i teschi di 24 combattenti della resistenza decapitati durante l'occupazione, che erano stati conservati per decenni in un museo di Parigi.

Toufik Doudou/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
La cerimonia del rientro dei caduti algeriniToufik Doudou/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Il rientro dei Caduti

I resti sono rientrati in Algeria con tutti gli onori. Il presidente Tebboune si è inchinato davanti a ciascuna bara. Il capo di stato maggiore dell'esercito Said Chengriha ha pronunciato un discorso denunciando il colonialismo come "spregevole". "Gli eroi della rivolta popolare sono tornati nella terra dove hanno sacrificato le loro vite", ha detto in quell'occasione. I resti sono stati sepolti nella sezione dei martiri del cimitero di El Alia della capitale.

L'archivio del colonialismo

Da allora il direttore degli archivi algerini Chikhi è stato incaricato dal presidente Tebboune di lavorare sulla memoria assieme allo storico francese Benjamin Stora. E lunedì ha rivolto alla Francia il nuovo accorato appello per riavere tutti i documenti.

La presa di coscienza dopo il movimento Black Lives Matter

Il movimento del Black Lives Matter, partito dagli Stati Uniti, sta portando a un revisionismo del periodo coloniale. I paesi africani stanno rivendicando a gran voce le loro opere trafugate, i documenti, la presa di coscienza delle barbarie che hanno dovuto subire.

Michelle Bachelet, l'alto commissario per i diritti umani dell'Onu, ha chiesto agli Stati di fare un mea culpa per "gli anni di violenza e discriminazione".