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Black Lives Matter: attacco alle statue e al passato coloniale dell'Europa

Di Luke Hurst  & Cinzia Rizzi
La statua di Cristoforo Colombo decapitata, in un parco sul lungomare vicino al quartiere italiano del North End, a Boston, in Massachusetts
La statua di Cristoforo Colombo decapitata, in un parco sul lungomare vicino al quartiere italiano del North End, a Boston, in Massachusetts   -   Diritti d'autore  AP Photo/Steven Senne
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Una è stata rimossa e gettata in un fiume. Un altra è stata data alle fiamme. Molte altre sono state ricoperte di graffiti. Le statue sono sotto attacco e il dibattito sui monumenti dedicati a figure controverse del passato è venuto alla ribalta dalle proteste a livello globale per la morte di George Floyd.

E mentre i difensori delle statue dedicate ai mercanti di schiavi e ai coloni sostengono che non si può "cancellare la storia", le autorità sembrano iniziare ad ascoltare i manifestanti, che le vedono come un richiamo al razzismo e all'assoggettamento.

Nelle proteste per la giustizia razziale - partite da Minneapolis, negli Stati Uniti, dove è morto Floyd - gli attivisti hanno preso di mira statue e monumenti. Nella città inglese di Bristol, ad esempio, una statua del mercante di schiavi Edward Colston è stata abbattuta dalla folla e gettata nel fiume - un atto simbolico secondo il sindaco, Marvin Rees.

"Questo è quasi un pezzo di poesia storica, con un uomo che fece gettare schiavi dalle sue navi durante ed ora è finito lui stesso sott'acqua", ha detto.

Il Tower Hamlets Council di Londra ha invece volontariamente rimosso una statua del mercante di schiavi Robert Milligan. Nel frattempo, all'Università di Oxford è nato un movimento di protesta per chiedere la rimozione di una statua dell'imperialista Cecil Rhodes. La campagna "Rhodes Must Fall" non è certo una novità di questi giorni, ma sulla scia delle proteste di George Floyd, il dibattito sulla celebrazione dei personaggi del passato coloniale si sta facendo sentire forte e chiaro, dominando le prime pagine dei giornali britannici e non solo.

AP Photo/Francisco Seco
I lavoratori puliscono i graffiti da una statua del re belga Leopoldo II a Bruxelles, presa di mira dai manifestanti durante una protesta di Black Lives MatterAP Photo/Francisco Seco

"Il fantasma del passato coloniale infesta questi spazi"

In Belgio il dibattito si è incentrato sul Re Leopoldo II, le cui statue adornano le città di tutto il Paese. Per gli attivisti, sono un simbolo del suo brutale passato coloniale. Una statua è stata rimossa dalle autorità di Anversa, dopo essere stata deturpata dai manifestanti.

Il politico Wouter Vermeersch, di Vlaams Belang (il partito politico della Comunità fiamminga belga), ha detto a Euronews che le statue sono "parte della storia del Belgio" e che "non siamo persone che vogliono abbattere statue, cambiare i nomi delle strade o cancellare il patrimonio culturale".

La storica e autrice Ana Lucia Araujo non è d'accordo: "Sono la memoria, ricordano i momenti particolari in cui i monumenti sono stati creati, di solito per sostenere una particolare agenda di un particolare gruppo. Il fantasma del passato, il passato coloniale, infesta ancora questi spazi".

Negli Stati Uniti, una statua del generale Confederato Williams Carter Wickham è stata rovesciata sabato in Virginia. Un'altra statua è stata abbattuta martedì, finendo in un lago, sempre nello Stato sulla costa orientale. Questa volta si trattava di Cristoforo Colombo. Monumenti dedicati all'esploratore italiano che scoprì l'America sono stati deturpati anche a St. Paul, in Minnesota e a Boston, in Massachusetts.

Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha scritto martedì: "È una triste verità che gran parte delle nostre ricchezze derivino dalla tratta degli schiavi, ma questo non deve essere celebrato nei nostri spazi pubblici".

Gli attivisti non vedono le statue come obiettivo finale, naturalmente. Per Emma-Lee Amponsah, co-fondatrice dell'organizzazione belga-olandese Black Speaks Back, Leopoldo II deve sparire, perché le sue statue sono "un simbolo del passato coloniale". "Le sue statue rappresentano chi dovrebbe essere percepito come un eroe, che si occupa della memoria collettiva del passato... questa è la cosa più tangibile che la gente possa contestare. Ecco perché parliamo delle sue statue".

"Via la statua di Montanelli"

E il dibattito non ha risparmiato neanche l'Italia. "I Sentinelli di Milano" - movimento nato 6 anni fa, con l’obiettivo di combattere ogni forma di discriminazione - chiedono al sindaco Beppe Sala di cambiare l'intitolazione dei giardini dedicati a Indro Montanelli e rimuovere dal parco la sua statua. Il giornalista, infatti, durante la missione militare in Etiopia, negli anni Trenta comprò e sposò una bambina eritrea di dodici anni, perché gli facesse da schiava sessuale. Fatto che rivendicò fino alla sua morte.