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Commercio, dogane, affari: la nostra vita dopo la Brexit, cosa cambierà nel 2021?

Camion in coda al porto di Dover l'11 dicembre 2020
Camion in coda al porto di Dover l'11 dicembre 2020   -   Diritti d'autore  Frank Augstein/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Dopo aver parlato in questa prima parte della serie di viaggi, diritti, patenti, passaporti e roaming, esaminiamo qui l'impatto della Brexit sul mondo degli affari e del commercio - e le ripercussioni indirette su noi, cittadini europei, dal gennaio 2021.

Nuove barriere e "inevitabili disgregazioni".

Nel luglio 2020, la Commissione europea ha messo in guardia dai nuovi ostacoli che dal 2021 colpiranno sia le persone che il commercio, indipendentemente da come andranno i colloqui tra UE e Regno Unito.

Anche nell'ambito di "un partenariato ambizioso", con un accordo che non preveda dazi o quote, le relazioni tra le due parti saranno molto diverse, si legge nel rapporto.

La decisione del Regno Unito di lasciare il mercato unico e l'unione doganale europea "creerà delle barriere" sia nel settore commerciale che in altri settori connessi.

"Queste inevitabili perturbazioni si verificheranno a partire dal 1° gennaio 2021 e rischiano di aggravare la pressione per le imprese, già sotto stress a causa dell'epidemia di Covid-19", dice il documento.

Si sono già verificate lunghe code ai terminal portuali in ambo le sponde della Manica. Il Regno Unito prevede che i camion diretti a Dover avranno bisogno di un "permesso di accesso al Kent".

Scambi di merci

Le modifiche elencate qui di seguito non si applicano ai rapporti commerciali tra UE e Irlanda del Nord, coperti da accordi separati. Il confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda rimarrà aperto e il Nord continuerà a seguire le norme doganali della UE, rimanendo ampiamente allineato al mercato unico europeo.

Dichiarazioni doganali

Attualmente non esistono formalità doganali per le merci scambiate tra UE e il Regno Unito. La Commissione europea dice che in futuro, da parte della UE, ci saranno "maggiori oneri amministrativi" e "tempi di consegna più lunghi".

"Le imprese europee devono conoscere le formalità e le procedure per fare affari con il Regno Unito come paese terzo a partire dal 1° gennaio 2021. Potrebbero comportare cambiamenti significativi nell'organizzazione delle catene di fornitura esistenti".

Alle imprese europee e del Regno Unito che commerciano tra loro è stato detto che avranno bisogno di numeri di identificazione (EORI). Per le importazioni in Europa, questi numeri dovranno essere emessi dalla UE, poiché i numeri emessi dal Regno Unito e le altre autorizzazioni prodotte a Londra non saranno più valide.

Il governo britannico rende noto che i commercianti avranno bisogno di un numero EORI GB per spostare merci da e verso il Regno Unito.

L'esecutivo di Johnson ha pubblicato delle linee guida sulle dichiarazioni doganali per le imprese che importano ed esportano merci tra la Gran Bretagna e UE. L'autorità doganale britannica ha stimato che saranno necessari 270 milioni di dichiarazioni supplementari ogni anno.

Nel luglio 2020, il governo di Londra ha annunciato l'intenzione di effettuare controlli doganali e di frontiera sulle merci UE in tre fasi, nel corso dei primi sei mesi del 2021.

In ottobre, ha pubblicato un aggiornamento con informazioni più dettagliate.

Norme di origine e IVA

Con il Regno Unito parte dell'Unione doganale europea, non era necessario dimostrare l'origine delle merci scambiate. Non venivano pagate né l'imposta sul valore aggiunto (IVA) né altre accise.

Ma tutto cambierà a partire dal 1° gennaio. Per le importazioni dal Regno Unito, dovranno essere rispettate le norme UE in materia di "regole di origine".

Potrebbero comportare l'imposizione di dazi doganali anche nel caso si trovasse un accordo zero-tariff, zero-quota a Bruxelles.

L'importanza dell'imporre dazi doganali per la UE è stata sottolineata dal negoziatore capo, Michel Barnier, a settembre. All'epoca, Barnier aveva messo in guardia rispetto alla volontà britannica di diventare "una sorta di centro di raccolta e smistamento per l'Unione europea".

"[Un accordo in questo senso] permetterebbe al Regno Unito di rifornirsi di merci da tutto il mondo e di esportarle, con pochissime modifiche, nella UE, ma come merci britanniche. Senza dazi e sovrattasse".

La Commissione afferma che le nuove regole potrebbero avere un effetto a catena sul commercio con i "partner preferenziali" della UE. In pratica, gli esportatori europei dovranno cercare di rivalutare le loro catene di approvvigionamento. "Potrebbero essere costretti a delocalizzare la produzione o a cambiare fornitori per determinati beni", si legge in un rapporto di luglio.

Nello stesso mese, un appello congiunto di decine di associazioni europee e britanniche del settore alimentare ha suonato l'allarme contro una "hard Brexit celata" sulle regole di origine dei prodotti, chiedendo "soluzioni su misura" per evitare interruzioni delle catene di approvvigionamento.

La Commissione aggiunge che saranno dovute sia l'IVA che le accise sulle merci che entrano nella UE dal Regno Unito: "Le imprese europee dovrebbero familiarizzare con le relative procedure IVA, e prepararsi alla loro applicazione. Dovrebbero tenere conto di maggiori obblighi amministrativi e, se del caso, di potenziali ritardi".

Il governo britannico dice alle imprese locali che l'IVA al momento di effettuare l'import sarà dovuta sulle merci che entrano nel Regno Unito dalla UE. Aggiunge che, anche in caso di mancato accordo commerciale con la UE, saranno applicate tariffe di importazione. Una "tariffa globale britannica" sostituirà la tariffa esterna comune della UE.

Regolamenti, da uno quadro comune a due quadri distinti

L'uscita del Regno Unito dal mercato unico implica anche il venir meno di un unico quadro normativo. Ci saranno da gennaio in avanti due strutture giuridiche distinte. Per le importazioni, le aziende di entrambe le parti dovranno adottare misure per garantire che i prodotti - soggetti a verifiche e controlli - siano conformi a norme e standard potenzialmente diversi.

Un accordo che prevedesse riconoscimento reciproco ridurrebbe i costi, ma il Regno Unito sta cercando di differenziarsi sulle normative che riguardano i medicinali, i prodotti chimici e i beni industriali.

Le industrie dei dispositivi medici e dei prodotti chimici hanno chiesto flessibilità sul riconoscimento reciproco dei regimi di prova dei prodotti, ma Barnier ha respinto al mittente la richiesta in quanto contraria agli interessi a lungo termine della UE.

In ogni caso, il Regno Unito lascerà il sistema di registrazione europeo REACH per le sostanze chimiche. L'industria chimica britannica ha avvertito che il costo di questa duplicazione dei regimi costerà un miliardo di sterline (1,11 miliardi di euro), a meno che non venga raggiunto un accordo di condivisione dei dati con la UE.

Le esportazioni britanniche di prodotti a base di carne verso la UE potrebbero anch'esse essere colpite, a meno che Bruxelles non modifichi le sue norme che stabiliscono che le importazioni da "paesi terzi" debbano essere in forma congelata.

Servizi: il Regno Unito perde automaticamente il diritto di operare nell'UE

Le autorizzazioni britanniche per i servizi - nei settori finanziario, dei trasporti, degli audiovisivi e dell'energia - non saranno più valide nella UE a partire da gennaio. I fornitori di servizi e i professionisti del Regno Unito dovranno quindi dover dimostrare di rispettare le condizioni europee imposte alle imprese o ai privati stranieri.

Non solo: le qualifiche professionali non saranno più automaticamente riconosciute.

Chi lavora nel settore dei servizi finanziari non beneficerà più di "passaporti" che consentono di operare in tutta Europa: aziende e professionisti potrebbero essere soggetti alle norme europee relative ai paesi terzi.

Nel rapporto di luglio della Commissione Europea, Bruxelles ha avvertito il Regno Unito che dovrà rispettare le norme UE sulla protezione dei dati per poter garantire la continuità del trasferimento di dati personali.

Quanto al trasporto tra il Regno Unito e il continente, i piani di emergenza recentemente pubblicati dalla UE per uno scenario no deal stabiliscono misure per garantire la connettività aerea e stradale di base per sei mesi dopo la fine del periodo di transizione.

Tutti i punti sono condizionati alla reciprocità del Regno Unito.

Il piano estende l'ancora di salvezza agli autotrasportatori del Regno Unito, concedendo loro un ritardo di sei mesi sulla necessità di munirsi di permessi di guida.

Dall'estate 2021, i camionisti britannici ne avranno bisogno per poter operare in Europa. Allo stato attuale, la UE ha assegnato al Regno Unito solo 1.600 permessi, molti di meno rispetto al numero di autisti che attualmente attraversano la Manica. Gli accordi futuri sono tuttora oggetto di negoziazione.